Henry De Vere Stacpoole.
...
.
...
CACCIA ALL'UOMO.
...
.
...
Titolo originale: The Mystery of Uncle Bollard.
Traduzione di: Giuseppina Taddei.
1931. Arnoldo Mondadori Editore, MILANO.
...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
            Fondazione Ezio Galiano 
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
Testo curato da: Catia Righi per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
...
.
...
Presentazione.
...
.
...
Il titolo con cui il romanzo di Stacpoole esce nel 1927, The Mystery of Uncle Bollard, mette in risalto uno dei personaggi, lo zio del protagonista, e lalone di mistero che lo circonda fin dalle prime pagine per dissolversi solo nelle ultime. Ledizione italiana, pubblicata nei Gialli Mondadori nel 1931, viene invece titolata Caccia alluomo, a sottolineare il carattere avventuroso dellopera. Essa presenta infatti le caratteristiche di entrambi i sottogeneri, il romanzo giallo e quello davventura, e di questultimo soprattutto i frequenti cambiamenti di scena: si passa rapidamente dalle metropoli (la Londra presente nei ricordi del protagonista, Los Angeles e San Francisco, dove lo porta la caccia alluomo) a paesaggi impervi e disabitati, ma il mare, amato da Stacpoole nella vita (tanto da lavorare da giovane su una nave come medico di bordo e da trascorrere i suoi ultimi anni nellisola di Wight) e nelle opere, molte delle quali sono ambientate in mare o su isole,  onnipresente.
Il romanzo si apre con una descrizione di San Francisco cos come appare al giovane protagonista, Renzo, al suo arrivo da Londra. Tutti coloro che lo incontrano vedono in lui un bel ragazzo, di uneleganza ricercata, che porta impressa a grandi caratteri, in tutta la sua persona, la parola inglese. Renzo ha limpressione di essersi lasciato alle spalle, assieme alla Londra immersa nella nebbia, anche il proprio passato di giovane benestante, mantenuto negli agi dalla rendita di una piccola azienda del padre, affidata ad un amministratore. Inizialmente spaesato, in preda alla solitudine in mezzo ad una folla a cui si sente estraneo, viene colto dalla nostalgia per la sua citt, ma ha un dovere da compiere, affidatogli da un suo amico morente: trovare e consegnare alla giustizia colui che ne aveva ucciso il padre per sottrargli il segreto della fabbricazione di preziosissime perle coltivate (in sei mesi diventano identiche a quelle naturali e possono essere vendute come tali, illegalmente ma con grande profitto).
Renzo, per compiere la propria missione, chiede laiuto di uno zio mai conosciuto prima, un milionario di San Francisco, la cui immagine varia rapidamente davanti ai suoi occhi...
...
Giuseppina Taddei, storica collaboratrice della Casa Editrice, ha curato la traduzione italiana del 1931, cos come, sempre per i Gialli Mondadori, quella di molti romanzi di Edgar Wallace, Ethel Lina White, Agatha Christie ecc. Si tratta di una traduzione un po datata, come testimoniano gli articoli davanti ai nomi propri (la Gina) o termini come negro, pi volte ripetuto e per noi ormai inaccettabile.
...
.
...
L'AUTORE.
...
.
...
Henry De Vere Stacpoole (9 aprile 1863  Isola di Wight, 12 aprile 1951)  stato uno scrittore e medico irlandese. I suoi libri descrivevano i luoghi che aveva visto lavorando da medico di bordo.
Nella sua lunga carriera scrisse oltre sessanta libri, prevalentemente di narrativa. I suoi libri sono stati regolarmente pubblicati in America, hanno avuto molte traduzioni nelle principali lingue europee e furono ristampati senza interruzioni per quattro o cinque decenni. Le ambientazioni variavano ampiamente (tra le altre, lantica Atene, lIslanda, le isole greche e la Francia), una variet che riflette una vita di viaggi iniziata nellinfanzia. 
Il suo amore per la natura lo port a fondare il Penguin Club, dedicato a salvare gli uccelli marini dalla minaccia del petrolio, una causa che lo aveva impegnato fino dal 1920.
...
.
...
CACCIA ALL'UOMO.
...
.
...
CAPITOLO 1. Lo zio Bollard.
...
.
...
Renzo usc dopo aver fatto colazione ed aver fissato la camera all'"Albergo del Presidio".
Era una bella mattina di vento; la nebbia delle prime ore del giorno era ormai scomparsa e da San Francisco si vedeva benissimo Oakland, attraverso quattro miglia di un'acqua azzurra come uno zaffiro, sotto i colpi furiosi del vento.
La citt della giovent e delle grandi avventure deve esser vista in un mattino cos, per essere compresa; bisogna vederla quando il cielo  terso come un cristallo, quando la baia manda dei riflessi di zaffiro e il vento di ponente, soffiando dalla Porta d'Oro, gonfia le vele dei battelli per la pesca delle ostriche, delle giunche, delle navi che vengono dalla baia superiore, degli yachts, dei battelli carichi di pini che vengono dall'Oregon, incrociantisi in tutti i sensi, attraverso la linea dei ferry-boats diretti a Oakland, Alamed a e Tiburon.
Bisogna vederla quando il sole del mattino inonda le sue strade affollate, e anima la folla al suo primo risveglio...
Renzo era giunto da Oakland col primo battello; aveva lasciato Londra immersa nella nebbia e ora gli sembrava di aver lasciato dietro di s una buona parte della sua personalit e del suo passato.
Un marziano caduto sulla Terra si sarebbe trovato press'a poco nelle stesse condizioni di quell'inglese piombato, grazie alla Cunard Line e un treno di lusso, nella capitale della California.
Lo stupefacente viaggio lo aveva ipnotizzato e il bersaglio sul quale era caduto lo stordiva. In Market Street, con la sua folla di gente frettolosa, si sent l'uomo pi abbandonato della terra, sconosciuto da tutti. In quel caos illuminato dal sole era colui del quale nessuno si cura, che nessuno avrebbe rimpianto se fosse morto. La verit  che soffriva gi di nostalgia e sognava di ritrovarsi nuovamente a Londra.
Ma  pericoloso sognare Londra, o qualsiasi altro luogo, in Market Street, nell'ora in cui  pi affollata: anche Renzo se ne dov accorgere a sue spese: rientr perci in San Francisco e si ferm al primo negozio che incontr sul suo cammino per farsi insegnare la strada che conduceva al Walrush Buildings.
L'edifizio era tre blocchi pi in l, nella stessa strada, massiccio e imponente nido di uffici e di botteghe al pianterreno, con tre entrate e vari ascensori, manovrati da negri in uniformi scarlatte.
Renzo fu scaricato su un pianerottolo, un cancello di ferro si richiuse alle sue spalle ed egli si trov davanti a una porta a vetri, sulla quale era scritto a lettere nere il nome di Zaccaria Bollard.
Bollard era uno zio materno di Renzo, il quale non lo aveva mai visto, sebbene si recasse ora da lui per averne aiuto; non gli aveva neppure mai scritto, n aveva mai ricevuto sue lettere; lo conosceva soltanto come lo zio Bollard di San Francisco, negoziante in granaglie, e il suo indirizzo se l'era fatto dare dal segretario dell'albergo.
Buss alla porta vetrata, prima di entrare in un'anticamera, dove un impiegato prese il suo biglietto da visita e scomparve per ritornare un momento dopo con l'annunzio che il signor Bollard sarebbe stato visibile fra un momento, non appena avesse finito con la sua stenografa.
Renzo sed e l'impiegato prosegu il suo lavoro, guardando di tanto in tanto di soppiatto il nuovo venuto, cos diverso dai soliti clienti e visitatori. Quel bel giovanotto, completamente sbarbato, ben curato nella persona, con un vestito di un taglio incognito, e un paio di scarpe in piedi che certamente non erano state fatte a San Francisco, portava impressa a grandi caratteri, in tutta la sua persona, la parola "inglese".
Passarono cinque minuti; poi una segretaria elegantissima, con un fascio di carte in mano, mise la testa dentro, dicendo a Renzo:
- Venga pure.
Renzo attravers una stanza lunghissima, dove una batteria di macchine da scrivere lavorava febbrilmente e, passando da una porta su cui era scritto: "Privato", entr nello studio semplice e disadorno dello zio Bollard.
Questi si era alzato per ricevere il suo visitatore e stava in piedi davanti alla scrivania, tenendo in mano il biglietto di visita di Renzo.
Il giovane prov subito una viva simpatia per quel vecchietto basso di statura, coi capelli bianchi, trasandato nel vestire, ma con una larga faccia gioviale. Si fece avanti con effusione, ma l'accoglienza dello zio Bollard fu meno calorosa.
- Dunque sei il figlio di Maria? - domand senza stringergli la mano.
Not per subito i vestiti di buon taglio e tutta l'aria di prosperit del nipote e lo invit a sedere.
- Siedi. Ora che ti vedo alla luce, riconosco la somiglianza. E da quanto tempo sei a San Francisco?
- Da poche ore.
Renzo si sentiva un po' imbarazzato davanti a quell'ometto dall'aspetto quasi scimmiesco, per quanto gioviale gli fosse apparso a prima vista.
- Da poche ore - ripet - e sono venuto a chiedere il tuo aiuto... non di denaro - si affrett ad aggiungere.
Lo zio Bollard si alz per andare a prendere una scatola di sigari da uno scaffale e dopo averla scossa l'offr al nipote.
- Ho bisogno di un consiglio, niente altro - continu Renzo, accendendo il sigaro e posando il fiammifero nel portacenere. - Un consiglio su un uomo... ma  una storia un po' lunga.
- Ho finito di scrivere le mie lettere e ti posso dedicare una mezz'ora. Fammi pure il tuo racconto.
- Si tratta di un uomo chiamato Tearle, che fu ucciso qui a San Francisco, tre anni fa. Io sono stato a scuola col suo figliuolo Piero ed eravamo grandi amici a quell'epoca. Poi lo persi di vista e lo rividi soltanto qualche mese fa, quando, morente di consunzione, mi mand a chiamare. " finita per me, Renzo," mi disse "e vorrei che tu continuassi la mia opera". Poi mi parl di suo padre che era stato uno studioso di chimica e aveva avuto l'idea di coltivare le perle.
- La trovata dei giapponesi - interruppe lo zio Bollard.
- Oh, no! - disse Renzo. - Piero mi parl anche di questo, e mi disse che il sistema dei giapponesi consiste nell'introdurre un corpo estraneo dentro il guscio di un'ostrica, in modo che esso venga rivestito di uno strato di madreperla: queste perle non sono buone a nulla, per; e qualunque esperto le pu riconoscere a prima vista. L'idea di suo padre, invece, a quanto Piero aveva potuto raccapezzare, consisteva nell'iniziare la formazione della perla con un altro sistema; ma la parte pi importante della sua impresa era quella che si fondava sul metodo da lui scoperto per stimolare la produzione della madreperla. Egli sosteneva che l'ostrica  una vera fabbrica di madreperla e assicurava di aver trovato il modo di farle fare del "lavoro straordinario"; in modo che sei o sette mesi sarebbero bastati a compiere il lavoro di cinque anni. Contava perci di far fortuna.
- Non  il solo - disse lo zio Bollard.
- S, ma il male  che il padre di Piero invest i suoi capitali in America, venne a San Francisco e fu trovato morto in una stanza in Tallis Street, con un colpo di rivoltella nella nuca. Aveva ancora indosso l'orologio, la catena e tutto il suo denaro; ma le sue carte erano scomparse. Qualcuno l'aveva ucciso per rubargli il segreto. La famiglia incaric un agente di fare delle ricerche, spese un monte di denaro e non riusc a sapere altro che questo: Tearle aveva preso alloggio al "Palace Hotel", dove aveva ricevuto la visita di due individui, un certo Hardman e un certo Neuberg. Ma non fu possibile procurarsi le prove della colpevolezza di nessuno dei due. I Tearle non erano ricchi allora, e l'agente che avevano incaricato delle ricerche era costato loro un bel mucchio di quattrini. Tuttavia Piero non perse mai la speranza di fare impiccare l'assassino di suo padre e di ricuperare il segreto delle perle. Si mise a lavorare per raggranellare il denaro necessario a venir qua da s, ma la lotta fu dura, perch doveva mantenere anche la madre e una sorella, tanto che non riusciva a mettere da parte pi di cinquanta sterline all'anno. Poi lo colse la tisi ed egli cap che per lui era finita; e proprio allora, una zia, morendo, lo lasci erede di un discreto patrimonio. Ma ormai per lui era tardi, e mi mand a chiamare nella speranza che m'interessassi al suo caso. Io veramente non volevo, per quanto egli promettesse di rifarmi le spese. Sapevo bene che era un voler giuocare a mosca cieca, ma  difficile dir di no a un uomo che sta per morire, e specialmente a un uomo come Piero che era tanto un buon ragazzo; dopo tutto mi sarebbe servito di svago. Sai che io sono abbastanza ricco, zio; la fabbrica di articoli in cuoio del babbo va a gonfie vele, e Morgan, che la dirigeva per lui, si occupa anche della parte tecnica, per cui son padrone del mio tempo. Perci dissi a Piero che accettavo, che avevo uno zio a San Francisco e che sarei andato da chiunque egli mi avesse raccomandato. E ora ti ho narrato tutto.
- Ti paga le spese? - domand lo zio.
- Non ho voluto, ma mi disse che se ci fosse stato da guadagnare avremmo fatto a mezzo.
- E quanto gli cost l'agente investigativo che mand qua?
- Quasi ottocento sterline.
- Ottocento sterline! Ma se non gli rifer altro che le notizie pubblicate dai giornali! Mi ricordo benissimo di questa faccenda, proprio come se fosse accaduta ieri. Ebbene, ora ti ho dato tutto il tempo che avevo disponibile; vieni a pranzo da me stasera e ne riparleremo. Io sto al numero 10, nella Pacific Avenue. Vieni alle sette. Dove hai detto che sei alloggiato?
- All'"Albergo del Presidio".
-  vicino. Il tram ti porta quasi fino alla mia porta. Alle sette.
Si alz per accompagnare Renzo fino alla stanza di ufficio, dove gli strinse la mano, prima di tornare nello studio, dicendo nel passare a una delle ragazze:
- Appena viene, mi mandi Cassidy.
Poi sed alla sua scrivania, dove si mise a riscontrare alcune fatture, tenendole ferme col pollice, mentre le scorreva attraverso gli occhiali.
Quel pollice aveva tenuto assoggettato pi di un individuo, come i suoi occhietti grigi penetranti erano riusciti a scoprire pi di una segreta attivit.
Da quarant'anni il vecchio Bollard viveva a San Francisco, da venti era uno dei potentati della citt, anche perch non parlava mai, non cercava mai d'imporsi; con tutto ci la gente sentiva spesso la sua occulta presenza dietro le scene, tanto nella vita municipale che in quella degli affari. Egli non dispensava mai denaro, bench si dicesse che avesse un patrimonio di almeno dieci milioni, e non perdonava mai un'ingiuria, tanto se fatta a lui personalmente quanto se diretta contro i suoi affari. Spendeva delle forti somme in ricevimenti, ma avendo sempre in vista il suo commercio o la politica della citt. Avrebbe potuto esser sindaco, ma preferiva di essere semplicemente Zaccaria Bollard e, all'insaputa di tutti, era anche un uomo caritatevole.
- Ma guarda un po' - disse posando l'ultima fattura.
Pensava alle ottocento sterline pagate a un agente per avere un'informazione che si trovava su tutti i giornali. Gett nel posacenere il mozzicone di sigaro che aveva masticato continuamente, mandandoselo da un angolo all'altro della bocca fin dall'arrivo di Renzo, e ne prese un altro dalla scatola.
- Entri, Cassidy - disse senza voltarsi.
Cassidy entr nella stanza, richiudendo la porta dietro di s e si ferm di fianco al principale. Era un uomo di una quarantina d'anni, coi capelli rossicci, gli occhi astuti come quelli di una faina e le mani pelose.
- Ecco le fatture - disse il vecchio Bollard, sempre senza voltarsi. - Le ho riguardate. E che cosa ha detto Mac Quoid del grano di Nebraska?
Cassidy dette l'informazione richiesta.
- A quanto va il grano adesso?
Cassidy usc e torn con l'informazione che il grano era a 80: la notizia era uscita allora dalla zona.
- Sar a 85 prima delle quattro - disse Bollard. Lasci detto a Giacomo di vendere quando giunge a questo limite. Domani a mezzogiorno sar a 70 perch ho ragione di credere che il grano del Canad... Beh, questo non importa; gli dica di vendere quando arriva a 85 e basta. Aspetti un momento, per. Si ricorda di quella faccenda di tre anni fa, in Tallis Street, quando accopparono quell'inglese, quel Tearle? La cosa fece un gran chiasso.
- Mi sembra di ricordarmene.
- L'inglese frequentava due individui, un certo Hardman e Filippo Neuberg. Quant' che non ha visto Pippo?
- Lo vidi l'altra sera. Era al Forum in allegra comitiva.
- Robaccia - mormor il vecchio Bollard, come se la parola gli uscisse inconsciamente dalle labbra, per relegare Neuberg al posto che gli spettava. - Si fa strada, si fa strada, il nostro Pippo. Si ricorda dello scherzo che ci giuoc per le elezioni di Mac Guire?
- Credevo che gliela volesse far pagar cara - disse Cassidy.
- Non sono un attaccabrighe - replic il vecchio Bollard. - Venti anni fa, forse gli avrei dato un sacco di legnate, ma ormai divento vecchio. Si dava alla pazza gioia, eh, quel galantuomo? Eppure ha cinquanta anni sonati. Con che cosa li fa i quattrini oggi, Cassidy?
- Credo che si occupi di copra, la polpa di cocco seccata.
- Ma che copra! Son due anni che non c' da ricavarne un soldo..., per un uomo come lui, per lo meno.
- Ha in mano il commercio delle Isole. Ha una goletta.
- Come dice? Una goletta... il commercio delle Isole?... Mi dia quella scatola di fiammiferi. Ha una goletta eh?
Il vecchio Bollard accese il sigaro, poi cambi discorso.
- E quell'altro, quell'Hardman, che era tanto amico di Tearle?
- Scomparve, ora che mi ricordo; non per l'affare di Tearle, ma perch lo ricercavano a causa di una firma falsa o qualcosa di simile. Insomma spar e nessuno ne ha pi sentito parlare.
- Cassidy - disse il vecchio Bollard. - Quando ha finito qui, dia una capatina dal capitano Matteo Hennessy e cerchi di tentarlo un po' su Hardman. Non per nulla  da dieci anni a capo della polizia. Non gli dica che l'ho mandato io; non desidero di comparire in affari di questo genere. Dopo essere stato da Hennessy vada da Bellew, l'armatore, e senta quello che le sa dire sulla goletta di Neuberg. Poi stasera alle otto venga a fumare un sigaro a casa mia.
Cassidy usc.
- Chi l'avrebbe mai detto! - disse il vecchio Bollard, abbassando la saracinesca della sua scrivania e chiudendola a chiave.
Ci fatto si mise in testa il suo vecchio cappello a cilindro e and nell'altra stanza, dove si ferm a leggere le quotazioni di borsa sul nastro della zona, apparentemente dimentico di Neuberg, di Hardman, di Renzo, dell'imbecille che aveva pagato ottocento sterline una notizia di cronaca, per immergersi in ci che era l'anima del suo negozio.
...
.
...
CAPITOLO 2. LA "MARIA-TERESA".
...
.
...
La casa dello zio Bollard nella Pacific Avenue era comoda, oltre che bella. Vi regnava un'atmosfera di ricchezza e di agio, molto seducente in quella irrequieta citt, dove ricchezza, impetuosit, lustro, sono termini quasi sinonimi fra loro.
Erano molti coloro che gradivano l'invito a pranzo di un uomo che possedeva un Chteau La Rose quasi leggendario, che non si vestiva per mettersi a tavola altro che nelle solennit, che non aveva sempre le mani molto pulite, ma che si faceva mandare per espresso la pi bella frutta della California; che prendeva il tram per risparmiare un dollaro, ma non esitava a ordinare un treno speciale per soddisfare un suo capriccio, di un uomo, insomma, assai originale, anche in una citt dove gli originali non mancano,
Lo zio Bollard aveva indossato quella sera per il pranzo uno smoking, un po' stretto e un po' corto, che accentuava il suo aspetto scimmiesco. Era di buon umore; era stato di buon umore tutto il giorno, canterellando fra s e scherzando con tutti quelli che incontrava. Se n'erano accorti anche al Rotary Club, dove aveva fatto colazione; i suoi conoscenti ne avevano dedotto che avesse concluso un buon affare, ci che dopo tutto poteva anche esser vero.
Durante il pranzo egli non parl affatto della missione di Renzo, n del fatto di Tearle; dal Cantalupo ghiacciato fino al dolce, fu muto sui due argomenti, ma eloquente su altri; su San Francisco, sul viaggio di Renzo, sullo Stato di New York, sulla politica americana, sul raccolto del grano inglese a proposito del quale interrog il nipote.
Le otto erano passate da pochi minuti, quando il maggiordomo entr silenziosamente nella stanza ed annunzi:
- C' il signor Cassidy, signor padrone.
Lo zio Bollard si alz.
- Ti lascio solo con la bottiglia - disse. - Non star pi di dieci minuti.
Rimase assente venti minuti e quando torn propose, senza scusarsi, di passare nel fumoir a prendere il caff. Sembrava contento; aveva gli zigomi leggermente arrossati e si mostr meno esuberante che a tavola, ma pi soddisfatto.
- Ho notizie - disse quando il servo negro fu uscito dalla stanza - notizie dei due individui, cio di Neuberg e dell'altro, di Hardman.
Si allung sulla poltrona, incrociando le gambe e con un temperino spunt il sigaro che aveva in mano. Poi si anim.
- Cassidy  il mio braccio destro - raccont - e l'avevo incaricato di fare delle ricerche. Per quel che riguarda Hardman, c' un mandato di cattura contro di lui... di lunga data ormai.  accusato di falsi e che so io. Dieci anni di galera, ecco quello che lo aspetta. Non so bene quello che aspetti Neuberg se lo prendono; non mi ricordo a quanto condannarono l'ultimo malandrino sorpreso a vendere perle false, ma non certo a una briccica, no, perdio!
- Sicch Neuberg avrebbe venduto perle false? - domand Renzo, elettrizzato.
- Credo di s - rispose lo zio Bellard. Per me credo che Hardman sia in qualche isola del Pacifico dove la faccia in barba anche ai giapponesi, producendo delle perle cos belle da non poterle distinguere dalle vere.
- Vale a dire usando il sistema di Tearle?
- Credo di s.
- Ma Piero diceva che l'invenzione di suo padre non imitava le perle, ma produceva una perla vera, o almeno bella come una perla vera.
Lo zio Bollard si mise a ridere.
- Giovanni Hennessy ha avuto venti anni di galera, non pi tardi dell'autunno scorso, per avere messo in circolazione dei biglietti da dieci dollari tanto bene imitati da rendere impossibile il distinguerli da quelli veri.  la stessa cosa in questo caso; poco importa che si possano fabbricare delle perle vere; sta il fatto che sono perle fabbricate e non perle prodotte dalla societ anonima delle ostriche. Capisci quello che voglio dire? E chi manda in galera i produttori sono i soci della federazione americana dei gioiellieri. Tearle era uno sciocco; chiunque si provi a un giuoco simile  uno sciocco. Vendere un articolo manufatto come prodotto naturale  una frode; a venderlo per quello che , c' poco da guadagnarci. Mi capisci?
- S, capisco - disse Renzo. - A questo non ci avevo pensato e credo che neppure Tearle ci pensasse. Dimmi per: se questi due uomini adoperano il segreto di Tearle, credi che lo abbiano ucciso per carpirglielo?
- Ne sono sicuro, quanto sono sicuro di fumare questo sigaro.
- Ma anche loro dovrebbero sapere come sai tu, che vendendo un articolo manufatto come prodotto naturale, commettono una frode.
- Oh, Signore, si sa! - Anche Giovanni Hennessy sapeva che le sue banconote erano false ma questo non gl'imped di metterle in circolazione. E qui il caso  diverso: qui non c' una fabbrica clandestina da sequestrare; le perle vengono prodotte in qualche isola solitaria che nessuno conosce. S, pensandoci bene la cosa  abbastanza sicura, senza altri rischi che quelli inerenti a qualsiasi genere di affari. Ora si tratta di sapere se vuoi proprio fare arrestare questi due individui.
- Li voglio mandare sulla forca per l'assassinio di Tearle.
- Allora devi cominciare col prendere Hardman. Non ti dico che ti riuscir di mandarlo sulla forca, ma se lo acciuffi gli potrai far scontare prima di tutto la pena per la falsificazione, poi, se lo sorprendi all'opera, lo potrai far condannare a parecchi anni per la frode nell'affare delle perle; per coronar l'opera, anche Neuberg verr preso nella rete. E Neuberg  l'individuo che interessa me. Una volta che abbiamo in mano Hardman e otteniamo da lui una completa confessione, il fato di Neuberg  segnato. Basta prenderne uno, in una banda di questo genere, e tutto crolla come un castello di carte.
- Ma come posso fare a prendere Hardman?
- Vai nell'isola dove lavora.
- Ma non so dove sia.
- Neppur io - disse lo zio Bollard.
- Allora come posso fare ad andarci?
- Ti ci condurr il capitano Duckers.
- E chi ?
- Il comandante della goletta di Neuberg, pronta a partire fra due o tre giorni per le isole del Pacifico. Cassidy mi ha informato di tutto.
- Neuberg ha dunque una goletta?
- Sicuro, e ogni otto mesi circa, le fa fare il viaggio verso il sud, tornando con un carico di copra e, a quanto credo, con la roba che Hardman produce.  una cosa chiarissima. Neuberg ha molto prosperato in questi ultimi tempi e non sono certo i suoi affari di San Francisco, n il commercio della copra quelli che gli rendono.
- Capisco - disse Renzo. Ma pure, se andassi da questo capitano Duckers a dirgli che mi conduca nell'isola...
- Ti butterebbe in mare, probabilmente - interruppe lo zio Bollard - No, mio caro, se vuoi andare a bordo bisogna che tu ti faccia arruolare come marinaio, o magari come passeggero, fingendo di voler fare una crociera per motivi di salute.
- Ma, anche supponendo che riesca ad andare a bordo e a trovare Hardman, non ho poteri per arrestarlo.
- Stammi a sentire - disse Bollard. - Duckers, bench sia al servizio di Neuberg,  un uomo onesto; non hai nulla da temere n da lui, n dal suo equipaggio. Se riesci a sbarcare nell'isola e a trovare Hardman, arrestalo; non c' altro da fare. Puoi riuscirci con la sfacciataggine, o puoi riuscirci con l'aiuto di una copia del mandato di estradizione che mi far dare dal capitano Matteo Hennessy, capo della Polizia. Il capitano anzi sarebbe disposto anche ad arruolarti nel corpo. Tu non sei cittadino americano, ma, quando vuole, il capitano  cieco da un occhio. Mi capisci? Riuscirai per amore o per forza.
- E se Hardman fa resistenza?
- Non ci si prover.  colpevole, e scommetto che si aspetta di essere arrestato da un momento all'altro.
- Sta bene; ma allora non sarebbe meglio che la polizia ci pensasse da s e mandasse uno dei suoi agenti?
- Vuoi sapere il perch non sarebbe meglio? - disse lo zio Bollard. - Neuberg  a capo di questa faccenda. La polizia di San Francisco  abbastanza buona, ma  pettegola, come tutte le polizie di questo mondo, e Neuberg ha amicizie da tutte le parti. Hennessy  un brav'uomo e non c' pericolo che parli, ma mettiamo che mandi un agente: se non sceglie un sordo-muto, che non abbia n moglie, n figliuoli, n parenti o amici nella polizia, nove volte su dieci Neuberg verr a sapere quello che si trama, e allora che far? Vender tutto e fuggir in Europa... in Europa!
Il vecchio alz la voce nel pronunziare queste ultime parole e Renzo ebbe per un momento l'impressione che un velo si fosse sollevato, lasciandogli vedere un essere di malignit diabolica, che era pur sempre lo zio Bollard. Cap che lo zio doveva aver pensato molto in tutto quel giorno alla faccenda, per tessere la sua rete; e il materiale per intrecciare le maglie glielo aveva fornito lui stesso.
- Hai qualche motivo di rancore verso Neuberg?
Il vecchio si sprofond maggiormente nella sua poltrona, scuotendo la cenere del sigaro.
- Ho un vecchio conto da regolare con lui, ma a che giova parlarne? Non hai anche tu dei conti da regolare con lui? Non sei venuto apposta a San Francisco? Non hai promesso al figlio di Tearle d'inseguire gli uomini che hanno ucciso suo padre? Io ti ho messo sulle tracce degli assassini e il resto non mi riguarda. Si tratta soltanto di sapere se sei abbastanza uomo da inseguirli.
- Non volevo offenderti - replic Renzo - ma devi ammettere che questa  una faccenda seria e difficile. Non ho fatto cinquemila miglia per avere un indizio e poi trascurarlo: tuttavia, devo ben riflettere. Una cosa sola ti posso dir subito. Dopo quello che mi hai detto, non voglio che la polizia s'immischi di questa faccenda. Se vado in cerca di questo Hardman e lo trovo, ed  colpevole, lo riporter indietro, vivo o morto.
Lo zio Bollard guard suo nipote e osserv di nuovo il forte sviluppo della sua mascella superiore, la fermezza di quella inferiore, il disegno della bocca che denotava un carattere energico.
- Credo proprio che ci riuscirai - gli disse - ma c' tempo a parlarne. Troverai la goletta sul molo di Jackman; tutti te lo insegneranno al porto. La "Maria-Teresa", capitano Duckers... Se riesci a farci amicizia, cos, come per caso, pu darsi che ti riesca di compiere il viaggio con lui. I capitani delle golette sono sempre disposti ad accettare giovanotti che si arruolino per fare il viaggio; pazzi che credono di andare a far fortuna, o malati che vanno per salute. Non c' ragione per cui non ti debba accettare. Ma devi esser cauto nel modo di trattarlo. Lo troverai - ti ripeto - sul molo di Jackman e il suo battello si chiama la "Maria-Teresa".
...
.
...
CAPITOLO 3. LA GINA.
...
.
...
Era quasi mezzanotte quando Renzo torn all'albergo, ed erano gi le due prima che riuscisse a prender sonno.
Anche Renzo era un Bollard, per parte di madre, e aveva ereditato una buona dose di quella tenacia che aveva servito a inalzare suo zio dall'umile condizione d'impiegato a quella di milionario, nonch una buona dose di quella prudenza che era tra le prime virt commerciali dello zio.
Anzi, fu proprio quell'elemento di prudenza suo naturale che lo tenne sveglio. Quando aveva promesso a Tearle di occuparsi di quella faccenda e di fare tutto il possibile per scoprire la verit, si era immaginato che il suo compito sarebbe stato assai facile e anche abbastanza piacevole. Desiderava di andare in America; il nome di San Francisco aveva nella sua fantasia radici profonde, che giungevano fino alla sua fanciullezza e alle quali Stevenson, Bret Harte e tutti gli scrittori di avventure nelle isole del Pacifico, non erano estranei. Per di pi suo zio abitava a San Francisco e lo avrebbe indubbiamente aiutato nelle ricerche, mentre d'altra parte le spese del viaggio erano trascurabili, in confronto alle sue entrate. Sentiva dentro di s che Piero Tearle lo impegnava ad avventurarsi in una caccia infruttuosa, ma non si sognava neppure che il fato gliene preparasse una che lo avrebbe condotto fin sulla soglia dell'antro di una bestia feroce.
Tre cose lo rendevano ancora un poco esitante. La prima era che Piero aveva indubbiamente ragione, sostenendo che suo padre non era stato ucciso in rissa, ma assassinato da uomini che volevano carpirgli il suo segreto. La certezza di Piero su questo punto si sarebbe quasi potuta chiamare chiaroveggenza.
La seconda era lo zio Bollard. C'era qualcosa di spaventoso nello zio Bollard, con quella sua vocetta stridula, il viso scimmiesco e il suo violento odio per Neuberg. Renzo pensava a lui come a un ragno che avesse pazientemente atteso il momento opportuno per prendere Neuberg nella sua rete; e il modo di chiudere la rete gli era stato fornito proprio da Renzo stesso. Era bastata la sua informazione sull'imitazione delle perle a spiegare allo zio perch Neuberg tenesse una goletta, evidentemente per il traffico con le isole del Pacifico, e a rivelargli il segreto della sua recente prosperit, spiegandogli al tempo stesso il mistero della subitanea scomparsa di Hardman.
La terza cosa che intimidiva Renzo era proprio Hardman, quell'individuo che egli non aveva mai visto, che non riusciva a figurarsi e col quale, pure, avrebbe dovuto venire ai ferri corti, se decideva di occuparsi di quella faccenda.
Non c' dunque da meravigliarsi se non riusciva a prender sonno e se l'istinto gli suggeriva di abbandonare la partita.
- Non dar retta al vecchio Bollard - diceva una voce, che somigliava stranamente a quella del senso comune - metti tutto in mano alla polizia;  affar suo, ormai. Hai fatto il tuo dovere portando le cose fino a questo punto, ora ritirati e lascia agire la giustizia.
Era questo un consiglio facile da seguire, quello che presentava le minori difficolt; forse fu appunto per questo che Renzo si rifiut di dare ascolto alla voce segreta. A rafforzarlo nel suo proposito contribuiva il sicuro istinto che, se la polizia si fosse occupata della faccenda, Hardman sarebbe stato forse arrestato, ma Neuberg ne avrebbe avuto sentore attraverso i chiacchiericci di corridoio e avrebbe fatto a tempo a mettersi in salvo. Lo zio Bollard non era uno sciocco.
E un'altra voce si faceva sentire nel suo interno: una voce che veniva proprio dal cuore di Renzo, oltrech dalla ragione; una voce che diceva: "Va avanti, segui quel filo che ti guida; non vedi pi di pochi passi davanti a te, ma non importa: avanza senza timori. La strada si far pi visibile, man mano che procedi; e l'hai promesso a Piero".
Un'altra ragione pi insistente lo spingeva all'inseguimento; l'istinto del cacciatore, parente stretto dell'istinto dell'uomo sportivo e del giocatore.
Renzo usc dall'albergo la mattina seguente, subito dopo colazione. Il tempo si manteneva bello, la nebbia delle prime ore si era dissipata, scoprendo Tamalpais, e la baia, sotto i raggi del sole, scintillava come una pietra preziosa.
Renzo si avvi a piedi verso il porto. Aveva molto tempo davanti a s e non si affrettava; il fascino che fa apparire San Francisco cos diversa da tutte le altre citt del mondo, gli faceva quasi dimenticare la ragione del suo viaggio. Le botteghe, il modo col quale i mercanti gridavano la loro merce, le insegne alte fino al cielo, i cinesi, i negri, i meticci e la ininterrotta fila dei bianchi, febbrilmente attivi, lo tennero sotto il loro incanto, finch il porto non gli mand incontro un'ondata di salmastro, un misto di odore di spezie, di ozono, di catrame, di trementina, mentre le bandiere sventolavano allegramente, in mezzo al frastuono delle gru e allo strepito degli argani, che rispondevano al fischio dei ferryboats di Tiburn e Oakland.
Egli attravers varie banchine per farsi insegnare la strada, passando davanti a dei bastimenti da grano che venivano caricati senza che si udisse un suono di voce a dare ordini, e nei quali il grano cadeva dai silos, come l'acqua in un serbatoio. Bastimenti di legno e bastimenti d'acciaio, che sembravano abbandonati, ma dove i fuochisti avrebbero acceso i forni prima della fine della settimana, per intraprendere il loro viaggio verso l'est; bastimenti per il traffico delle coste, pronti a partire per Seattle o qualche porto meridionale, e navi le cui eliche avrebbero presto rotto le onde fosforescenti della Polinesia.
Camminando sui gherlini e aprendosi una via tra gli ormeggi e gli altri ingombri, arriv su una banchina che mostrava segni di decadenza. Qui nessun mostro dell'oceano sfregava i fianchi contro i piloni, ma soltanto navicelle, rimorchiatori a riposo, navi a vela; in mezzo a tutte era ormeggiata una goletta.
Il giovanotto che era passato a forza di domande di banchina in banchina, si ferm di nuovo a domandare la strada a un individuo che appoggiato a una cesta, tagliava un pezzo di tabacco.
- Il molo di Jackman  questo. Chi cerca? Il capitano Duckers? Questa  appunto la sua goletta; la goletta del vecchio Duckers. La "Verdona" si chiama.
- La "Verdona"?
- Patrizio Green era il suo proprietario, non l'ha mai sentito nominare? Un irlandese dei pi focosi, che in uno dei suoi impeti bizzarri la fece dipingere tutta di verde. Cos fu soprannominata la "Verdona" e il nomignolo le  rimasto, per quanto sui registri porti il nome di "Maria-Teresa".
- Grazie - disse Renzo, lasciando il suo informatore per avvicinarsi alla nave.
La coperta della goletta era un po' al disotto della banchina e appariva, ingombrata com'era da una lancia capovolta, in riparazione, giacch al suo fianco si vedeva una cassetta di arnesi da carpentiere. Le cime accuratamente arrotolate, gli ottoni luccicanti, le tavole lavate di recente, tutto rivelava la nave pulita e bene attrezzata, a giudicarne dal sartiame; una camicetta lavata di fresco e appesa alla ringhiera di tribordo, era l'unico segno di vita umana, oltre a quello della cassetta degli arnesi.
- La sua figliuola c' - grid l'uomo appoggiato alla cesta, il quale dopo aver riempito la pipa si preparava ad accenderla. - La Gina  a bordo. Il vecchio sar forse all'ufficio marittimo, ma la Gina ci dev'essere. Le dia una voce.
- Ehi, c' nessuno? - grid Renzo.
- Chi ? - rispose una voce dal boccaporto della cabina della goletta.
Un momento dopo una testa fece capolino dall'apertura. Renzo vide una faccia che socchiudeva gli occhi al riverbero del sole, mentre una mano si sollevava a mandare indietro una ciocca di capelli. Quella era senza dubbio la Gina.
- Che cosa vuole? - domand la ragazza.
- Vorrei vedere il capitano Duckers.
- Non c',  a terra. - La ragazza comparve tutta, piccola e sottile, ordinata nelle vesti, ma con le maniche rimboccate, come se si fosse allontanata allora allora dal catino.
- Forse non torner fino a questo pomeriggio - prosegu, appoggiandosi alla murata e alzando la testa in su. - E pu darsi che faccia anche pi tardi. Che cosa vuole da lui?
La Gina aveva i capelli di un castagno piuttosto acceso e forse fra la folla sarebbe passata inosservata; ma, vista cos faccia a faccia, col viso voltato in su, c'era qualcosa in lei, che forzava l'attenzione. I suoi occhi erano grigi come il mare d'inverno e con uno sguardo diritto come quello di un timoniere.
Renzo si sent imbarazzato; prov l'impressione di fissar gli occhi sul viso dell'onest fatta persona, ma un'onest punto fiduciosa.
Che voleva dal capitano Duckers? In realt, se doveva seguire la sua vaga deliberazione, quello che voleva era di essere accolto a bordo con un pretesto, o come marinaio, o come passeggero. Questo naturalmente non lo poteva dire alla Gina, n d'altra parte, le poteva mentire. Cerc quindi di temporeggiare.
- Ho sentito dire che va nelle isole e ci vorrei andare anch'io.
- In quale isola vorrebbe andare? - domand la ragazza. - Ce ne sono parecchie.
- Oh, per me  lo stesso - disse Renzo a cuor leggero, ora che la conversazione ora ormai iniziata. - Qualunque isola  buona per me. Cerco soltanto di andar via da San Francisco.
- Polizia? - domand la ragazza con un mezzo sorriso. 
- No, no; vorrei soltanto fare un viaggio.
- Scherzavo. Ebbene, aspetti pure qui che torni il babbo, se le fa piacere; io peraltro non glielo consiglio.
- Perch?
- Se ne accorger quando viene.
A quelle parole e soprattutto al tono della voce, Renzo prov l'impressione di essere un vagabondo che andato a bussare alla porta di servizio, viene caritatevolmente avvertito dalle donne di casa di quello che gli pu capitare se il padrone ritorna.
- Il babbo  un uomo molto burbero - prosegu la signorina Duckers - e non gli piacciono i visi nuovi.
- Davvero?
- S, davvero, e se tornasse ora e la trovasse qui a chiacchierare con me non so quello che succederebbe.
- Proprio sul serio?
- Proprio sul serio - ripet la signorina Duckers.
- E se mi trovasse a chiacchierare con lei cost in coperta, allora?
- La spellerebbe vivo.
Renzo si lasci sdrucciolare in coperta. La giovane si ritir di qualche passo, poi si ferm e si mise a ridere. Fu allora che Renzo si accorse come ci fosse qualcosa di elusivo in quella ragazza, che a tutta prima sfuggiva all'attenzione; un diavoletto spirito bizzarro che le rideva dietro gli occhi cos apparentemente onesti: qualcosa di quasi ostile verso di lui.
- Ora l'ha fatta grossa - disse.
- Perch lei mi ci ha sfidato.
- Io!... - l'indignazione della ragazza, subito infiammatasi, si spense alla vista di un uomo che avanzava lungo la banchina.
- Ecco il babbo - disse, e sparve ridendo gi dal boccaporto della cabina.
Il capitano Duckers, che tornava allora dall'Emporio Marittimo portando con s varie provviste, compreso un barattolo di vernice e parecchi metri di corda, si ferm su due piedi sull'orlo della banchina, fissando gli occhi sull'intruso che era salito sulla sua nave. Non aveva affatto un aspetto da incuter paura. Piccolo, grasso, coi capelli grigi, portava sul viso le indubbie impronte della vecchia marina, quella che esercitava il traffico costiero prima che una sola lancia a motore avesse mosso l'elica nella baia di Susun o che i piroscafi di Seattle portassero i primi pionieri nell'Yukon.
- Salve! - grid il capitano.
- Salve! - rispose Renzo, accorgendosi subito che la ragazza aveva voluto farsi beffa di lui -  lei il capitano Duckers?
- Proprio io. Prenda qui.
Il capitano gett gi il barattolo di vernice e il rotolo di corda, poi scese anche lui in coperta e tir fuori di tasca una pipetta di gesso.
- Ho sentito dire che lei salpa per le isole, e son venuto a bordo per sentire se mi prenderebbe con s - disse Renzo. - Pagherei il viaggio.
Il capitano accese la pipa, dando un'occhiata a Renzo.
- Lei  britannico, non  vero?
- S, sono britannico.
- Il mio nonno era di Deal. Ha mai sentito parlare dei Duckers, da quelle part?
- Non conosco quella costa, ma Duckers  un nome inglese.
- E come! - disse il capitano. - Gina!
- Che c'? - rispose una voce dal basso.
- Perch non hai levato quella camicetta di sulla ringhiera?
La testa e le spalle della signorina Duckers emersero dal boccaporto ed ella tir via la camicetta; poi, senza guardare Renzo, si volt verso suo padre.
-  venuto a bordo senza chiedere il permesso - disse. - Se tu vuoi prendere con te tutta San Francisco, sei padrone di farlo; peggio per te, io non c'entro.
Il capitano Duckers mosse qualche passo verso poppa; quando fu sicuro che la sua voce non si poteva udire dal finestrino della cabina, si ferm, appoggiandosi con la schiena alla ringhiera.
- Si risente per via di Klondyke - disse l'ineffabile individuo, tanto amico di tutti da essere gi quasi in lega con quello sconosciuto contro la figliuola.
- Gigi Klondyke ha il solo torto di essere guercio: suo unico desiderio  quello di fuggire da San Francisco, e per riuscirvi  pronto a lavorare come un cane; ha perso due dita nell'Yukon, cercando di salvare la vita a un suo compagno; pi tardi torn a casa portando con s tutta la polvere d'oro che aveva raggranellato, con l'intenzione di aiutare sua madre vedova, ma la trov gi morta e seppellita. Fu allora che perse la testa, lo confessa francamente. L'altro giorno sent dire che cercavo un cuoco e venne da me con tutte le sue carte in regola, per chiedermi il posto. Io lo presi, ma dopo la Gina mi salt agli occhi, perch non avevo chiesto il suo parere. Quanto sarebbe disposto a pagare lei?
Questa improvvisa domanda, di un ordine cos pratico, mise Renzo nell'imbarazzo.
- Non saprei. Pagher quello che ritiene giusto.
- Non posso prometter nulla - riprese il capitano. - Non voglio che la Gina mi salti agli occhi un'altra volta. Bisognerebbe che ne parlassi con lei. La nave non  mia, e l'armatore non  tanto largo, quando si tratta di quattrini: se sapesse che prendo un passeggero, vorrebbe la sua parte. Bisognerebbe dunque che si arruolasse per qualche servizio di bordo; poi avrebbe la sua cabina a poppa e nessuno saprebbe nulla. Sono troppi per lei due dollari al giorno?
- Dieci scellini?... No, li potrei pagare.
- Ha carte con s?
- No, ho soltanto dei biglietti di visita e un conto corrente a una banca di qui.
Il capitano scosse la cenere della pipa, la riemp di nuovo, mormorando qualcosa fra s, a proposito della Gina.
- Venga gi - disse poi. - Le far vedere la nave.
Lo preced nella cabina. La "Maria-Teresa" era stata costruita nel 1891 nel cantiere di Tillman, per ordine del capitano Pietro Runcorn di San Quentin. Pietro il grande, lo chiamavano, e la goletta era stata costruita secondo i suoi piani, non solo, ma egli stesso aveva aiutato a costruirla, badando bene che neppure una tavola di scarto entrasse nella sua costruzione. Era anche un uomo che amava i suoi comodi e rubando qua e l un po' di spazio, era riuscito a ficcare sulla nave una stanza da bagno e dei parchetti molto pi spaziosi di quegli abbominevoli buchi delle solite golette mercantili.
Il capitano Runcorn aveva fatto costruire la goletta per comandarla da s e per trafficare per conto suo; aveva infatti compiuto con essa due viaggi, quando mor. E la nave, dopo esser passata d'armatore in armatore, era andata a finire nelle mani di Patrizio Green che, essendo irlandese, l'aveva fatta tutta dipingere di verde.
Fu Patrizio che la ribattezz "Maria-Teresa" ma, poich cambiare il nome a una nave porta sfortuna, la "Maria-Teresa" non aveva portato fortuna a nessuno. Patrizio infatti mor per aver bevuto troppo di quel vino che era servito a ribattezzarla. Coleman, il suo ultimo capitano, era caduto in mare, e prima della sua morte c'era stato uno scandalo a terra... con un seguito di rivoltellate, che poi era stato messo in tacere. La goletta era stata fermata per contrabbando, pignorata per debiti e, per completare la sua carriera, era caduta nelle mani di Neuberg.
Tutto questo il capitano Duckers lo raccont francamente, mentre conduceva gi il suo ospite e gli faceva vedere le cabine, due delle quali si aprivano a poppa. La Gina non era visibile: era nella cambusa a sbucciare le patate per il pranzo. Il capitano Duckers apr la porta di uno stanzino a tribordo, vicino alla parata di prua.
- Non abbiamo mai avuto passeggeri e di solito lo adoperiamo come dispensa - disse - ma se per caso venisse con noi, potrebbe dormire qui.
Renzo dette un'occhiata allo sgabuzzino, pieno d'intrighi; dentro per c'erano una cuccetta, un obl, una rastrelliera per posarvi gli oggetti e una mensola per il lume.
Andarono poi a vedere la saletta, la quale, abbastanza sfogata e pulita, non odorava di cucina. Una lampada a sospensione era appesa al disopra della tavola e un ritratto della signora Duckers era inchiodato sulla parata di poppa, dal lato di tribordo.
- Mor di bile - disse il capitano accennando al ritratto. - A sentire il dottore mor di mal di fegato, ma creda pure che  stata la bile a portarla via.
- Babbo! - chiam una voce sopra a loro.
- Che c'?
-  qui che viene.
- Sieda - disse il capitano al suo ospite - se domanda di lei, gli diremo che  un mio amico.
Si precipit in coperta e un momento dopo torn gi, seguto da un signore che indossava un pastrano color nocciuola e aveva il cappello e l'ombrello in mano.
Il nuovo venuto era un individuo pallido, anziano, con delle narici di una larghezza quasi anormale e due occhietti neri, molto piccoli e vicini fra loro.
- Questo  un mio amico che  venuto a fumare un sigaro in mia compagnia - disse il capitano, indicando il suo ospite.
Gli occhi neri del nuovo venuto si posarono su Renzo, lo esaminarono dalla testa ai piedi e si volsero altrove, senza che egli inchinasse neppure la testa alla presentazione.
- Sono venuto per questi conti - disse posando il cappello e l'ombrello sulla tavola e togliendosi delle carte dalla tasca del petto. - Me li ha mandati Mac Rimmon. Che cos' questa molassa di prima qualit per l'equipaggio?
- L'ultima che prendemmo da Mac Rimmon era piena di porcherie e sembrava piuttosto catrame che molassa - disse il capitano.
- Sciocchezze, sciocchezze - replic l'altro. - Sempre il solito brontolo; se non  per una cosa  per l'altra; se non  la carne che  andata a male, sono le gallette.
- Non dico di no - replic Duckers. - Vorrei per che Mac Rimmon e tutta la sua compagnia stessero a regime per un mese con la roba che passano ai marinai; almeno imparerebbero.
- Pu darsi; ma io non voglio pagare lussi, e questa molassa va cambiata.
- E allora non parto - disse Duckers: - pu procurarsi un altro capitano. Io non cedo di un punto; non si tratta soltanto della molassa, ma della carne, dei biscotti...
Sembr che il suo interlocutore si ricordasse a un tratto della presenza di un terzo.
- Venga in coperta - disse.
Era evidente che, trovandosi costretto a battere in ritirata davanti al contegno risoluto del capitano, il quale non intendeva ridurre le spese, voleva almeno temporeggiare, prendendo a pretesto la presenza di un estraneo. Andarono sul ponte.
Renzo non poteva dubitare che quello fosse Neuberg; ed era anche evidente ai suoi occhi che il capitano Duckers, cos semplice e onesto e di cui, cosa rara ai giorni nostri, ci si poteva assolutamente fidare, era una persona indispensabile ai fini di Neuberg.
Renzo rimase convinto che di qualunque specie fossero i piani del losco personaggio, Duckers vi partecipava in buona fede; il capitano era un semplice mercante di copra che, ricevendo degl'involti di perle da Hardman, li portava a destinazione senza alcun sospetto e senza far domande. Ma era anche cosa certa che se la falsificazione delle perle fosse stata scoperta, Duckers sarebbe stato arrestato con gli altri e peggio ancora, forse lui solo sarebbe stato preso, perch gli altri due bricconi, che si giovavano della sua opera, sarebbero probabilmente riusciti a fuggire. E il giovane ebbe per un momento l'impressione di essere uno strumento di quella Provvidenza che governa tutte le cose. Gli parve quasi di essere stato fatto partire dall'Inghilterra, non come il vendicatore di Tearle, ma come il protettore di quel vecchio marinaio, e della sua temibile Gina. Gli venne anche fatto di pensare che forse per la prima volta in vita sua, aveva messo gli occhi su un assassino. Ma comunque fosse, la vista di Neuberg e la conoscenza di fresco acquistata del carattere di Duckers, formarono due nuovi e solidi anelli della catena che lo trascinava verso il suo obiettivo: Hardman.
Passarono cinque minuti e forse anche pi, prima che il passo pesante del capitano risuonasse sulla scaletta della cabina. Egli entr seguito dalla Gina, la quale si era messa un grembiulone da cucina. Doveva essere stata occupata nei preparativi del desinare, quando l'armatore era spuntato sul molo, e ora ella mostr di non accorgersi della presenza di Renzo; per lo meno non lo guard di malocchio, come se il pensiero di Neuberg le avesse fatto dimenticare ogni altra preoccupazione.
- Ti dico che non me ne importa - le diceva il capitano. - Digli che si cerchi un altro comandante per far navigare la sua vecchia carcassa. Digli che vada a ficcarsi la testa nella sua putrida molassa e di farla bollire nel suo caff che  tutt'orzo. Io non voglio pi far mangiare a creature umane della carne che gettata in mare avvelenerebbe anche i pesci. Non lo faccio, no!
- E chi ti dice il contrario? - domand la Gina. - Parli come se anch'io fossi d'accordo con lui.
- Non lo faccio! - ripet il capitano sordo a ogni altro ragionamento e accendendo la pipa. - N per lui, n per nessuno. Ora, sa come sono gli armatori - continu rivolgendosi a Renzo. - Due soldi al giorno per noi e un dollaro per loro. Pane e cipolla per i marinai e automobili, "champagne", orchidee, anelli di brillanti per loro.
-  una vergogna - disse Renzo con una sincerit che non and perduta per la Gina. - So che cosa sono gli affari, ma questo  il primo armatore che incontro e non desidero di vederne altri.
- Non sarebbe possibile - disse la Gina. - Un altro come lui non si trova.
- Gina - disse suo padre - le patate.
Non era tanto un ordine di andare a preparare il desinare, quanto di lasciarlo solo con Renzo.
Il capitano sentiva il bisogno di sfogarsi col linguaggio dei marinai e, quando la ragazza se ne fu andata, vi dette la stura.
Nulla riunisce tanto due persone quanto la comune antipatia per una terza, e l'avversione per Neuberg, onestamente condivisa da Renzo, lo un pi ai Duckers di quanto non avrebbe potuto fare una settimana della loro compagnia. Il capitano insist perch egli restasse a desinare.
- Sta all'"Albergo del Presidio", ha detto?  impossibile che le servano della carne di maiale e dei fagiuoli come quelli che cucina la Gina. Quanto le fanno pagare al giorno?
Renz spieg che pagava quattro dollari al giorno per la sola camera.
- Ebbene, se viene con noi a due dollari al giorno, non potr dire che la derubiamo - disse il capitano. - Neuberg non ci ha nulla a che vedere in questo, ma, se lo sapesse, sarebbe capace di dedurmi questa somma dalla mia paga. Io non lo lascerei fare, naturalmente, ma ci si proverebbe. Mi d cento dollari al mese e io bisogna che metta qualcosa da parte per la Gina;  naturale, dunque, che cerchi di guadagnare qualcosa di pi.
- Quando parte?
- Si dovrebbe partire dopo domani, venerd. Venerd mattina con la marea, a meno che non venga il finimondo.
...
.
...
CAPITOLO 4. UN'ASTUZIA DA RICORDARE.
...
.
...
Erano gi le due quando Renzo lasci la "Maria-Teresa" per tornare in citt. Il dato era tratto: qualunque cosa avvenisse, si era impegnato in un'avventura che chiss come sarebbe andata a finire. Propriamente parlando era ancora libero: gli era ancora possibile di tirarsi indietro, senza perdere un centesimo e senza neppure la noia di offrire delle scuse. L'ultima cosa che Duckers gli aveva detta era questa:
- Se  disposto a venire, io la prendo volontieri a bordo; in tal caso, si trovi qui venerd mattina alla campana delle otto; non venga vestito cos, per; si scelga un vestito da strapazzo e un vestito chiaro per il clima caldo. Pu procurarsi tutto ci che le occorre da Mac Coy, in James Street, che  una traversa di Market Street. E non porti valige; un sacco da marinaio, ecco quello che ci vuole.
La Gina non aveva dissentito e cos si erano separati. Era dunque libero di rinunziare all'impresa, di non farsi vedere il giorno fissato, di lasciare che la "Maria-Teresa" salpasse senza di lui.
Tuttavia si sentiva legato: legato non soltanto dalla sua promessa all'amico defunto, ma da molte altre cose ancora: dalla sua natura che rifiutava l'idea di rinunziare a un'impresa, una volta decisa; dall'intuizione che se gli uomini che facevano di Duckers il loro strumento non fossero stati messi fuori di combattimento, il capitano e la sua figliuola si sarebbero potuti trovare coinvolti nella rete; infine dal sentimento che in tutta quella faccenda non agiva di propria volont, ma piuttosto quale agente della giustizia, di quella suprema giustizia che chiamiamo talvolta Provvidenza. E dopo tutto era anche spinto dal suo gusto per l'avventura, dal suo ardente desiderio di veder cose nuove.
Si ricordava dell'indirizzo di Mac Coy e si diresse verso Market Street ad acquistare quanto gli occorreva per il viaggio.
Mac Coy vendeva tutto ci che aveva appartenenza col mare e che poteva essere utile a un marinaio. Renzo non impieg molto tempo a fare la sua scelta nel reparto vestiario e non dimentic neppure il sacco per riporre tutto. Il resto del suo bagaglio l'avrebbe lasciato all'"Albergo del Presidio", fino al suo ritorno.
Quando tutti i preparativi furono completati, and all'ufficio dello zio Bollard. Il vecchio non c'era, e Cassidy che ricev Renzo gli annunzi che il signor Bollard era partito quella mattina per San Lorenzo e sarebbe rimasto assente qualche giorno.
- Ha lasciato detto nulla per me?
- Non ha lasciato detto nulla:  partito in fretta e furia per un affare urgente, e forse se ne sar dimenticato.
Renzo fiss Cassidy, riflettendo rapidamente fra s. Era sicurissimo che gli affari erano un pretesto, e che lo zio era partito da San Francisco unicamente perch non gli piaceva di essere immischiato in una faccenda in cui entrava anche Neuberg. Aveva caricato e messo in moto la macchina che doveva abbattere il suo nemico e si lavava le mani di tutto il resto.
Renzo ebbe l'intuizione chiara di tutto questo. Gli parve per un momento di essere stato preso fra gl'ingranaggi di un meccanismo. Hardman, Neuberg, Duckers e lui stesso, facevano parte della stessa macchina. Ciascuno di loro, per conto suo, correva un rischio: l'unico che non corresse rischi era lo zio Bollard.
Zaccaria Bollard aveva messo in moto la macchina, poi si era tirato in disparte, era scomparso, era andato a San Lorenzo, o fingeva di esservi andato, ci che era lo stesso. Voleva vendicarsi di Neuberg, ma non voleva apparire nella faccenda. Aveva incaricato Renzo di occuparsene per lui, poi non si faceva pi vedere.  spiacevole far la parte dello zampino del gatto; Renzo in quel momento avrebbe abbandonato la partita, se, come ho detto, non fosse stato trattenuto da troppe cose che tutte insieme formavano un legame, da cui il risentimento non lo poteva sciogliere. 
Tuttavia risolv fra s di scovare lo zio, se realmente si teneva nascosto.
- Benissimo - disse alzandosi. - Allora favorisca dirgli che lascio l'America e forse non potr pi avere il piacere di venirlo a salutare.
- Lascia l'America?! - esclam Cassidy, che si era alzato, prendendo una busta da un cassetto.
- S.
- Ma pure... - disse Cassidy, ma subito si fren. - Benissimo, gli far la sua ambasciata. Lei alloggia sempre al "Presidio"?
- S, ma soltanto fino a domani l'altro.
Lo stratagemma riusc. Quella sera mentre Renzo prendeva il caff nel salone dell'albergo, venne chiamato al telefono.
- Sei tu, Renzo? - chiese la voce dello zio Bollard.
- S, sono io - disse Renzo che prov l'impressione di essere stato messo in comunicazione con un ragno, un ragno umano, acquattato nell'oscurit, con la sua rete pronta. Un ragno umano con la rete tesa per acchiappare un'altra creatura umana: Neuberg.
- S, sono io; credevo che tu fossi a San Lorenzo.
- Ci sono stato, ma sono tornato per un affare. Avevo dato a Cassidy qualcosa da consegnarti. Si tratta di una cosa importantissima; salta in tram e vieni da me.
- Vengo.
Venti minuti pi tardi Renzo era nel fumoir dello zio Bollard.
- Siedi - disse il vecchio. - Che cos' che mi racconta Cassidy: tu lasci l'America?
- Stammi a sentire - disse Renzo, mettendosi a sedere. - Io sono entrato in questa faccenda per via di Tearle; se continuo ad occuparmene lo faccio per lui e per il vecchio Duckers, che si potrebbe trovare a malpartito, se, come dici, il commercio delle perle  proibito. Non credo che gli potrebbero infliggere una condanna grave, ma  povero, ha una figliuola da mantenere e una multa, grossa o piccola che fosse, lo manderebbe in rovina. Capisci?
- Capisco.
- Io vorrei fare arrestare Neuberg e Hardman - continu Renzo - ma non per aiutare te a vendicarti di qualche offesa che Neuberg possa averti fatta. Sono costretto a parlarti cos, perch non sei stato franco con me, zio. Tu vuoi colpire Neuberg, ma senza aver mano nella faccenda.
- Continua - disse lo zio Bollard - ti ascolto.
- Hai lasciato Cassidy a intendersela con me. Quando gli ho detto che lasciavo l'America, intendevo dire, in realt, che partivo con la goletta di Duckers, alla ricerca di Hardman.
- Hai potuto combinare con Duckers? - domand lo zio, punto risentito per tutto ci che Renzo gli aveva detto prima.
- S... ma da una mezz'ora a questa parte ho cambiato idea.
- Ah! hai cambiato idea?
- S; la mia decisione era ancora in bilico su un filo di coltello: tu le hai dato il tracollo. Non voglio servire ai tuoi fini, neppure incidentalmente, senza un compenso adeguato; e ti dir anche il perch. Se sono lo strumento che far saltar in aria ogni cosa, Duckers sar inevitabilmente coinvolto nella faccenda ed io voglio immunizzarlo da qualsiasi perdita. O mi di una somma in contanti, o mi prometti d'indennizzarlo direttamente; per me  la stessa cosa.
Lo zio Bollard rimase per un momento con gli occhi fissi sul nipote. La perfetta conoscenza della natura umana era uno dei suoi doni principali ed eguagliava quasi la sua stima per la probit... negli altri.
L'onest era da lui considerata come un gioiello d'inestimabile valore, quando era posseduta da coloro che trattavano con lui o che proteggevano i suoi interessi. Era capace di trarre il maggior profitto da un uomo onesto, ma nello stesso tempo lo ammirava. Renzo era onesto; lo zio era sicuro che non cercava di dargliela a bere.
- E se non acconsentissi? - disse prendendo un sigaro.
- Allora rinunzio a tutto e ritorno in Inghilterra - rispose Renzo con tutta sincerit.
- Allora - disse lo zio, togliendosi una busta di tasca - questa  la copia del mandato di estradizione contro Hardman. L'avevo data a Cassidy perch te la consegnasse; baster questa per fargli paura e per ricondurlo indietro con te, se avrai il coraggio di servirtene.
- Non ne ho una gran voglia - disse Renzo. - Vedr di riportarlo da me, se riesco a trovarlo. Duckers, una volta messo a parte della verit, mi aiuter. Ci sono nove probabilit su dieci che venga, ma tuttavia porter il mandato con me, per servirmene in caso di bisogno. Ma parliamo prima del denaro.
- Io non firmo mai nulla - disse lo zio - ma sono disposto a compensare la perdita di Duckers fino alla concorrenza di cinquemila dollari. Ti basta?
- Me lo prometti?
- S.
Renzo riflett per un momento. Non si faceva illusioni sullo zio Bollard, ma intuiva che, una volta avuto la sua parola, ci si poteva fidare di lui. Quel non so che di crudele che c'era nel vecchio non si poteva certo attribuire a piccineria o a meschinit.
- Accetto la tua parola - disse dopo una pausa.
- Fai bene, perch tanto non avresti altro - assicur lo zio. - Ma se il capitano subir una perdita, fino a cinquemila dollari ci penser io. Quando parti?
- Dopo domani mattina alle otto.
- E il tuo programma  di farti condurre nell'isola in cui Hardman si  rifugiato, dovunque sia, e di non lasciartelo scappare. Lo vuoi accusare di essere colui che aiut Neuberg a uccidere Tearle, e ti fidi che preso cos di sorpresa confessi tutto, si lasci ricondurre qui, o trascinato da te, o costretto dal mandato di estradizione. Ma se invece ti dice: "Non sono affatto Hardman, ma il mio nome  Smith?". Se ha tanta forza da parare il tuo attacco? Che fai allora?
Renzo non rispose subito.
- Apri codesta busta - ordin lo zio Bollard.
Renzo apr la busta; unita alla copia del mandato di estradizione c'era una fotografia presa di profilo, di un uomo tutto sbarbato, con un gran naso a becco di civetta. Sulla fotografia c'era scritto un nome: G. R. Hardman.
- Lo riconoscerai dal naso - disse il vecchio. - Un naso come quello  impossibile nasconderlo. Se anche si fosse lasciato crescere la barba, poco importerebbe; il suo naso basterebbe a tradirlo. E ora guarda il foglio.
Renzo lo spieg.
- Ma  un vero mandato, con la firma e tutto.
-  una copia - replic lo zio Bollard - e non ti confondere con tutto il resto; fai salire il nostro uomo su una nave americana, portalo a terra e poi lascia fare al capitano Matteo Hennessy. Il tuo nome non verr fatto: basta che tu consegni il carico. Il capitano voleva sapere il perch e il per come, ma io gli ho detto: "Dammi briglia sciolta, Hennessy, e al resto ci penso io. Ho qui un agente investigativo inglese che far il giuochetto, e ti do la parola di Zaccaria Bollard che sar ben fatto. Voglio soltanto una copia esatta del mandato per fargli vedere che la giustizia  dalla mia parte".
Renzo pieg il foglio e se lo mise in tasca.
- Ebbene, lo prender - disse. - Ma credo che se riuscir a trovarmi faccia a faccia con lui, gli strapper la verit e lo far confessare.
- Un ultimo consiglio: e questa  un'astuzia di cui farai bene a ricordarti. Digli che Neuberg lo ha tradito; fagli credere che gli ha fatto la spia, ci che del resto non esiterebbe a fare, se ci trovasse il suo tornaconto.
- Ma perch gli devo dire cos?
- Diglielo senza occuparti del perch - replic lo zio Bollard.
...
.
...
CAPITOLO 5. LA PARTENZA DELLA "MARIA-TERESA".
...
.
...
Il venerd mattina alle sette, quando Renzo giunse al molo, la nebbia che aveva coperto la baia, nelle prime ore del mattino, dagli stretti di Carquinez fino a Santa Clara, stava scomparendo dietro le colline, lasciando scorgere Alcatraz e un grosso piroscafo che vi passava davanti, empiendo l'aria con l'urlo della sua sirena.
Il molo era deserto e anche la "Maria-Teresa" sembrava abbandonata; ma quando Renzo si fu avvicinato, seguto dall'uomo che portava il suo sacco, vide la Gina sul ponte, intenta a dar da mangiare alle sue galline, chiuse in una piccola stia addossata al parapetto di tribordo.
- Buon giorno - disse ella, alzandosi e asciugandosi le mani al grembiule.
Le sue labbra si schiusero a un mezzo sorriso, quasi per augurargli il benvenuto.
- Quello  il suo sacco? Lo butti gi. Sicch  venuto? Cos mi ha fatto perdere un dollaro.
- In che modo? domand Renzo saltando a sua volta sul ponte, dopo aver pagato il facchino.
- Avevo scommesso un dollaro col babbo che non sarebbe venuto - rispose lei. - Il babbo  gi a fare il caff. Lei ha gi fatto colazione?
- Ho preso soltanto una tazza di t.
- Ebbene, lasci qui il suo sacco; uno dei marinai lo porter abbasso. Non sono ancora arrivati, ma ormai non possono tardare. Trover il babbo nella cabina; io vengo subito.
Il capitano si stava bruciando le dita con una caffettiera viennese brevettata; la tavola era gi apparecchiata ed egli chiamava urlando la Gina, quando Renzo si present sulla soglia.
- Lo sapevo che sarebbe venuto - disse il capitano. - La Gina diceva di no, pretendeva che fosse troppo signore per venire fra noi: assicurava che all'ultimo momento le sarebbe mancato il coraggio. In ogni modo ora  qui e le do volentieri il benvenuto. Gina, non vieni?
- Eccomi! - rispose la figliuola di sulla porta. - Che cosa vai dicendo di coraggio?
- Scoperchia le uova - ordin suo padre per tutta risposta.
Un gran piatto di prosciutto con le uova, una volta scoperchiato, assorb tutta l'attenzione dei commensali; nonostante la scommessa di un dollaro, la tavola era stata apparecchiata per tre, il caff era eccellente e il sole, gi alto sull'orizzonte, mandava uno dei suoi raggi attraverso il finestrino, illuminando con la sua luce d'oro quella stanzetta cos piena d'intimit familiare. Dal suo posto contro la parete, la defunta signora Duckers sembrava presiedere al pasto per il quale il capitano, prima di mettersi a mangiare, aveva offerto un'azione di grazia:
- Signore, fa che siamo sempre riconoscenti per ci che ci di.
La Gina abbass la testa e Renzo ebbe la visione della sala da pranzo del "Presidio", con le sue lunghe file di tavole, i suoi avventori che avevano tutti l'aria di milionari, i suoi camerieri negri e la sua gelida mancanza di intimit.
Nella piccola cabina della "Maria-Teresa" sembrava di essere in famiglia; si sentiva che essa era illuminata e riscaldata non soltanto dal sole e mentre mangiava, Renzo si sent tutto confuso al pensiero che approfittando in quel modo della semplicit e della amicizia dei suoi nuovi ospiti, non era altro che un impostore, indegno di quell'accoglienza. Era convinto che sebbene Duckers odiasse Neuberg, in quanto suo principale lo avrebbe servito lo stesso fedelmente; e che se egli si fosse alzato per dire: "Non vado nelle isole per divertimento, ma per cercar di trascinare Neuberg davanti ai giurati", il capitano si sarebbe rifiutato di prenderlo a bordo. Pure Renzo non poteva fare altrimenti, non poteva tornare indietro e si consolava pensando che agiva secondo giustizia. Coloro che si erano fatti uno strumento del vecchio capitano, all'occasione non avrebbero mancato di lasciarlo nelle peste, o per la frode delle perle, o per qualsiasi altra cosa.
Alle sette e mezzo, appena finita la colazione, si udirono delle voci sulla banchina, accompagnate dal tonfo sordo di un fagotto gettato sul ponte.
- Eccoli - disse la Gina.
- Siete voi, Simon? - url il capitano.
- Son io, son io, capitano - rispose una voce di sul ponte - e li ho portati tutti con me.
Duckers sal sul ponte, seguito dagli altri due.
Simon, l'ufficiale di bordo, era un uomo magro, con una barbetta a punta, che Renzo non conosceva ancora. Egli era andato quella mattina alla locanda a radunare gli uomini di equipaggio, arruolatisi la sera prima.
I sei uomini avevano tutti l'aria di gente robusta, ma molto dissimile da quella degli equipaggi dei vapori mercantili e dei piroscafi petrolieri che salpano ogni giorno dal porto di San Francisco; diversi pure da quell'accozzaglia di gente che si arruola sui pochi velieri ancora in navigazione. I marinai della "Maria-Teresa" erano tutti uomini della baia, di quelli che si arruolano per una crociera di sei mesi, sia sulle navi costiere, che su quelle dirette alle isole. Uomini rozzi e robusti, discretamente puliti, ma con qualcosa d'indefinibile nel loro aspetto, qualcosa che la gran citt che domina la baia conferisce loro o che forse ereditano da qualche antenato, pirata o contrabbandiere.
Essi si disposero lungo il fianco della nave, mentre Duckers, ritto accanto a Simon, si preparava a fare l'appello e a scegliere i turni di guardia.
Mancavano venti minuti alle otto: Duckers dava un'occhiata all'elenco dei nomi, quando sbuc fuori un ultimo venuto.
- Ecco Gigi Klondyke - disse uno dei marinai.
Klondyke salt in coperta con un'armonica sotto il braccio e il suo sacco sulle spalle. Non si poteva certo dire un bell'uomo: aveva un viso pallido di furbacchione ed era guercio di un occhio: appena giunto sul ponte si mise in fila coi compagni e attese la chiama dando di nascosto delle gomitate al suo vicino di destra e bisbigliando una facezia a quello di sinistra. Era evidentemente il buffone di bordo, pur mantenendo apparentemente un contegno serio e dando appena un'occhiata agli ufficiali a poppa.
Un capitano pratico del mestiere lo avrebbe designato subito come colui destinato ad agitare l'equipaggio, a sollevare proteste sulle razioni; e Renzo stesso osserv che la Gina non aveva avuto tutti i torti a protestare per la sua venuta. Tuttavia ormai non c'era rimedio e, quando venne dato l'ordine di portare gi i pacchi, Gigi fu il primo a muoversi per obbedire.
Mancavano dieci minuti alle otto e a bordo si notava una certa animazione. Alle sette Renzo, trovando la nave quasi vuota, aveva supposto che la "Maria-Teresa" sarebbe partita molto pi tardi dell'ora indicata, ma non conosceva ancora il capitano Duckers, che fra le sue pi grandi virt annoverava la puntualit.
La "caffettiera", un piccolo rimorchiatore noleggiato per farsi aiutare ad uscire dal porto, era gi affiancata alla banchina, e il molo stesso si andava popolando di quella piccola folla inevitabilmente attratta a ogni partenza di bastimento, sia pure esso un guscio di noce come la "Maria-Teresa".
I ragazzi sbucavano da tutte le parti; c'era poi un venditore di noccioline, tre o quattro donne, parenti di marinai, che davano urlando i loro addii, raccomandando di portare delle banane; qualche operaio del porto, qualche bighellone e un vecchio con un violino sotto il braccio, un certo Carnahan, conosciutissimo in tutto il porto, sempre ubriaco o fingentesi tale; costui urlava ai marinai che gli buttassero dei soldi per propiziarsi la fortuna. Sopra tutta questa scena il cielo azzurro splendeva come uno zaffiro e il vento soffiava allegramente.
Mano a mano che la riva si allontanava e il rimorchiatore tirava sul cavo, a terra crescevano il chiasso e la confusione; sopra a tutte si elevava la voce stridula di Carnahan, impermalito da un'osservazione del capitano.
- Sborniato! Sborniato sarai tu, vecchio barbogio. Che il malanno ti accompagni, che ti venga il canchero, che la tua carcassa possa andare a fondo. In malora, in malora!
L'aria pura spazz via la voce, le vele si alzarono sbattendo al vento, e la "Maria-Teresa" piegandosi sotto la brezza, volt la prua verso Oakland, poi, obbedendo a un colpo di timone, si diresse verso Alcatraz.
Renzo and ad appoggiarsi al parapetto di poppa, rivolto verso San Francisco che si allontanava. Era una bella citt, vista cos, attraverso la distesa azzurra dell'acqua, con le sue case, i suoi palazzi, le sue chiese illuminate dal sole di California; vista cos non rivelava nulla delle passioni degli uomini, dei loro desideri, di Neuberg che proseguiva per la sua via tortuosa, di Zaccaria Bollard seduto come un ragno paziente, accanto alla rete da lui tessuta con l'aiuto di Renzo.
E ora, mentre si dirigevano verso la punta di Lima, ebbero la visione del mare aperto, al di l della Porta d'Oro, con Tamalpais senza una nuvola, oltre Saucilito, tagliato nettamente come con lo scalpello di un incisore, nel cielo di cobalto.
La sbarra li prese e li fece rullare, e al di l della sbarra un grosso piroscafo in arrivo li spruzz coi suoi getti d'acqua, mentre i marinai sul ponte alzavano la mano in un gesto di saluto.
Duckers, che era in piedi vicino al timone, si allontan di qualche passo e trovandosi accanto Renzo, si fece solecchio con la mano e guard verso terra.
- Vecchio imbecille! - disse.
Evidentemente ripensava a Carnahan, e Renzo, rievocando a un tratto quella fantastica figura, pens che i gabbiani che svolazzavano a prua ripetessero col battito delle loro ali il grido di malaugurio:
- In malora, in malora!
...
.
...
CAPITOLO 6. VOCI NELLA NOTTE.
...
.
...
Renzo sapeva soltanto che la crociera sarebbe durata un po' pi di tre mesi e che si sarebbero fermati a Levua per prendervi il loro carico di copra, ma all'infuori di queste non aveva altre indicazioni per preparare i suoi piani.
Non sapeva neppure se Hardman fosse a Levua o se eseguisse il suo lavoro in qualche isolotto anche pi remoto, n riusciva ad avere l'informazione da Duckers. Il capitano, quando si riunivano la sera nella cabina, si lasciava andare a parlare di vari argomenti, perfino di Neuberg, ma non aveva mai detto neppure una parola di Hardman. La Gina prendeva parte raramente alla conversazione; di solito sedeva alla tavola col suo lavoro, mentre i due uomini fumavano e chiacchieravano. Simon faceva anche lui capolino ogni tanto, per dare un'occhiata al barometro o per accendere la pipa. Egli era uno di quegli uomini silenziosi che soltanto il mare produce: non per malumore o per stupidaggine, n per pigrizia, ma tuttavia silenziosi. Era uno strano tipo, col quale Renzo, dopo i primi giorni, simpatizz molto.
Dopo due giorni di viaggio al sud di San Francisco, l'acqua divenne di un azzurro pi intenso. Passato il 20 Nord i pesci volanti presero a inseguirli; di notte la prua tagliando le onde, nere come l'ebano, le divideva in due linee fosforescenti, che seguivano la nave come due fiumi di stelle.
La mattina al risveglio sembrava di trovarsi in un mondo nuovo, un mondo pieno di luce e di calore, che dava un senso di pigrizia a tutta la persona; perfino il vento, ancora fisso a Nord-Est, sembrava che avesse ceduto all'incanto di tutto quell'azzurro, coi suoi drappeggi di nuvole bianche all'estremo orizzonte; ceduto in ispirito, almeno, se non nella sua forza, spingendo come in sogno la vela maestra, distendendo quasi senza sforzo il fiocco, rotondo come la guancia di un cupido, contro il cielo azzurro.
In coperta faceva caldo; alle nove della mattina era impossibile camminare a piedi nudi sul tavolato, ma nessuno brontolava, se non forse qualcuno a prua. Un calore come quello, quando soffia il vento e la nave cammina, d vigore; volavano sulle onde che il vento faceva apparire campi di violette e di zaffiri, raggiungevano le flottiglie di nautili, navi non pi grandi di gusci di noce, eppure navi autentiche, provviste di vele color porpora e di una bussola, sebbene non abbiano mai bisogno di cambiar direzione, venute chiss di dove, chiss dove dirette, stranissimo mistero del mare. Talvolta, a una gran distanza, una testuggine appariva come una gran tavola galleggiante, per sparire al sopraggiungere della nave, lasciando dietro di s un lungo sguito di bollicine; e una volta, una volta sola, in quel mare, una volta tanto frequentato dai cetacei, il pennacchio di una balena solitaria si mostr contro il cielo illuminato dalle tinte del tramonto.
La Gina sedeva talvolta sotto la tenda, con la calza o qualche altro lavoro, ma il pi delle volte era affaccendata a pulire, a lustrare, anche a spolverare, in quel luogo dove si sarebbe detto che non vi fosse altro che mare e pulviscolo di stelle. Era lei che distribuiva le provviste per la cabina e la prua, e fu la sua lingua che inflisse una dura lezione a Klondyke, il quale si era lagnato dello zucchero protestando che era tutto sabbia.
-  quello che vi occorre - aveva risposto la Gina. - Se aveste un po' pi di sabbia nella vostra composizione, potrebbe darsi che foste un uomo, anzich una vecchia zitella brontolona, buona a null'altro che a rompere le orecchie dei marinai con l'armonica e coi racconti della zia dello Yukon.
Si era riscaldata, e pi tardi andando sotto la tenda col suo lavoro per rinfrescarsi, si sfog con Renzo a proposito di Klondyke.
-  come una mela fradicia in un barile, che fa andare a male tutte le altre. I marinai del suo turno non sono svelti come gli altri, ed egli ride sempre e canzona tutti dietro le spalle. So che canzona anche il babbo. Il babbo non l'avrebbe mai dovuto prendere a bordo, ma  tanto tenero di cuore!
- Lei era contraria anche a prender me.
- Forse, sulle prime - disse la Gina. - Ma non tanto per il suo aspetto, quanto per il modo col quale venne a proporre di partire con noi. Dopo brontolai col babbo e gli dissi che poteva farla venire se voleva, ma che io mi lavavo le mani della faccenda, se si fosse dimostrato un cattivo acquisto.
- Chi le ha messo in testa questa idea?
- Quale?
- Quella che io potessi essere un cattivo acquisto.
- Non so; fu un'idea che mi venne spontaneamente; forse perch tutti quelli che abbiamo preso a bordo ci hanno sempre procurato delle seccature. Abbiamo avuto una volta un certo Rafferty che venne a bordo quando il babbo era capitano dell'"Arpa"; manc poco che non ci ammazzasse tutti e riusc in ogni modo ad uccidere l'ufficiale, per cui ci tocc a star fermi quindici giorni a San Francisco, a disposizione dei magistrati. Poi abbiamo avuto un Kanaka, che venne a bordo come fuochista e ci port il vaiuolo nero, da cui si salv a stento; poi Fergusson... ma non sarebbe possibile raccontare di tutti. L'equipaggio  un'altra cosa, ma coloro che vengono cos alla spicciolata, dnno sempre un monte di seccature e a bordo non sono utili ad altro che ad insudiciare piatti.
- Come me.
- Oh, lei paga! - disse la Gina.
Renzo la guardava con attenzione. Nonostante i suoi modi bruschi, il suo senso comune, il suo antagonismo verso gli sconosciuti che chiedevano di fare il viaggio, non c'era nulla di aspro in lei; nulla di aspro in quella voce, n in quel viso, il quale sebbene non bello, splendeva di salute e di quel non so che, senza del quale l'anima non  che una parola vuota di senso; non c'era nulla di meschino in quegli occhi color del mare, in quello sguardo cos diritto, che per quanto non avesse forse mai accalappiato un uomo, avrebbe potuto riuscirvi senza nessuna difficolt.
E come aveva ragione!
Che cos'era lui stesso, se non un apportatore di noie, un individuo che si era introdotto a bordo, approfittando della bont e dell'ingenuit del vecchio Duckers?
Per un momento, fino a quando la ragione non gli ebbe rammentato la rettitudine delle sue intenzioni, prov quasi un senso di disgusto verso se stesso. Le avrebbe detto tutto, non subito, ma una volta o l'altra, appena possibile, prima di entrare in porto; ella era ragionevole e avrebbe visto che il suo modo di agire non era stato dettato da nessun motivo personale, che ci che aveva fatto era la cosa migliore che potesse fare per suo padre e per lei stessa, che se avesse causato delle noie, quelle noie sarebbero state inevitabili e che era meglio per loro che venissero da lui, armato come era dalla promessa d'indennit dello zio Bollard.
Una sera che erano seduti nella cabina, mentre il capitano fumava e Simon era di guardia sul ponte, Renzo, mosso da quell'impulso che ci fa fare le cose pi inaspettate, disse a un tratto:
- Lei, capitano, non ha mai conosciuto nelle isole un tale chiamato Hardman?
- Hardman? - ripet il capitano, dopo un momento di riflessione. - No, non ho mai conosciuto nessuno di questo nome. Conoscevo un certo Hardy che teneva la bottega a Papeete, una bottega dove vendevano il tabacco inglese; lui  morto gi da diversi anni, ma di Hardman non ne ho conosciuti punti. Perch mi fa questa domanda?
- Ho uno zio a San Francisco, al quale ho parlato del mio viaggio - disse Renzo - ed egli mi ha raccontato di conoscere un tale di nome Hardman che abita non so dove nell'arcipelago delle Paumotu.
- Ah, senti. E come si chiama suo zio?
- Bollard.
- Zaccaria Bollard?
- S, Zaccaria.
- Allora  lui. Signore Iddio! Il pi gran... bene, bene non voglio dirne nulla.  un uomo ricchissimo, conosciuto in tutto il porto. Ha fatto quattrini col grano; poi si mise a fare l'armatore, compr una flotta intera di piroscafi mercantili e dette ad intendere di voler diventare il re degli armatori. Il momento era buono, i piroscafi andavano a ruba, e i noli salirono alle stelle. Un bel giorno Zaccaria Bollard vend tutto a un sindacato, con un bel guadagno di cinque milioni di dollari, e quindici giorni pi tardi i noli caddero di colpo e il sindacato si trov nelle peste. Ecco come  fatto Zaccaria Bollard, ed ecco come fa ad arricchire.
"Fra lui e Neuberg sono come cane e gatto. Il vecchio ha il coltello alla gola di Neuberg ed  un coltello crudelmente affilato, glielo dico io. Non so cosa sia successo fra loro, ma la verit  che Zaccaria Bollard d la caccia a Neuberg e questi ha una paura mortale di lui. Questo l'ho saputo proprio da lui. Non che l'abbia detto a me direttamente, ma un giorno che ero in ufficio per trattare l'acquisto di una vecchia nave cisterna, udii fare il nome di Bollard. Nessuno sapeva che io sentissi, ma la porta della stanza era aperta e io udii queste parole di Neuberg: "Mi raccomando di tacere, perch se l'affare viene alle orecchie di Bollard, ci s'intrometter anche a costo di perderci qualcosa, pur di farmi dispetto. Che bella cosa se morisse!". Qui la porta fu richiusa e non sentii altro, ma questo mi bast.
" proprio come gliela dico; Neuberg ha una gran paura di Bollard; me ne accorsi dal tono della sua voce. Mi fece compassione a sentirlo, sapendo che Bollard ha fama di uomo spietato."
- Mi pare che Neuberg non sia molto migliore di lui - osserv la Gina, che era intenta a cucirsi una camicetta.
- Pu darsi, ma un conto  andare a caccia e un conto essere cacciati; Neuberg  il cacciato.
- Per questo sei tenero con lui - disse la Gina.
- Nient'affatto tenero - replic Duckers. - Non mi far dire quello che non ho detto. Osservo soltanto che Bollard  un uomo duro e crudele e che perseguita Neuberg. Che c' di tenero in questo? Si tratta di fatti. Io non ho mai potuto soffrire la caccia, se non quando serve a procurar cibo. Puoi dire che sono tenero per questo?
- No, anzi ti do ragione - ammise la Gina.
Duckers scosse la cenere della pipa, come per chiudere la discussione e sal in coperta. Renzo si sentiva turbato. Desiderava quasi di non aver provocato quel racconto con la sua domanda. La situazione era chiarissima. Duckers non si sarebbe mai prestato a fare arrestare Neuberg, o Hardman, se avesse saputo che Bollard era il principale agente contro di loro.
Il capitano insomma non era tipo da lasciarsi influenzare dalle proprie prevenzioni e proprio perch provava una grande antipatia per Neuberg, avrebbe preso le sue difese, specialmente se avesse saputo che gli davano la caccia.
Renzo sal sul ponte. Non c'era luna e la "Maria-Teresa" filava verso il Sud attraverso una notte d'ebano e d'argento, una notte calda in cui le onde mostravano la profondit del mare e le stelle si specchiavano nell'acqua. Duckers era in piedi vicino al timoniere e da prua venivano le note dell'armonica.
Per un momento la mente del giovane si rivolt all'idea d'impegnarsi pi oltre in quella faccenda. Sembrava impossibile poter rintracciare Hardman sotto un nome falso; la fotografia e la sua descrizione sul mandato di cattura erano una bellissima cosa, ma non bastavano. Renzo non sapeva neppure se stava a Levua o in qualche altra isola, e Duckers non l'avrebbe di certo aiutato a rintracciarlo. Per assicurarsi la sua cooperazione sarebbe stato necessario rivelargli il legame che univa Hardman a Neuberg nel supposto assassinio di Tearle, di cui non esisteva ancora una prova certa. E, per compir l'opera, bisognava fare il nome di Zaccaria Bollard. Duckers avrebbe preso le parti di chiunque fosse stato inseguito da Bollard. Aveva fatto male a fare il nome dello zio, ma ormai non c'era pi rimedio. Il vecchio navigatore avrebbe parato ogni colpo destinato ad arrestare quel briccone, se avesse sospettato che Bollard aveva le mani in pasta. Probabilmente lui stesso era scaduto nell'opinione del capitano per il semplice fatto di essere nipote di Bollard, per quanto il buon uomo non ne avesse dato segno nei suoi modi verso di lui.
Ma la sua perplessit non dur pi di un minuto e fu dissipata dal pensiero che in quella faccenda non agiva tanto di propria volont quanto spinto da una forza interna e dalla coscienza di servire una causa giusta.
Nel camminare sul ponte si avvicin agli uomini di guardia raggruppati a prua. Klondyke aveva cessato di suonare l'armonica; probabilmente era andato a dormire con gli altri; il brontolo delle voci degli uomini di guardia si udiva ora chiaro, ora sommesso, a seconda dei capricci del vento che giuocava fra le pieghe della vela maestra. Gli uomini di guardia erano Clew, Jeans e Murgatroyd, tre bricconi della stessa specie degli altri.
- Non lui - diceva la voce di Clew - Gigi non  uno stupido. L'ha saputo da Jackson che fece l'ultimo viaggio su questa goletta. Jackson, quello grosso.
- Lo conosco; l'ho visto due volte, una volta a San Lorenzo con l'equipaggio...
Il vento port via il resto della frase di Murgatroyd. Quando la conversazione giunse di nuovo alle orecchie di Renzo era Clew che parlava.
- Jackson non ha un briciolo di coraggio. Un altro al posto suo avrebbe fatto la sua fortuna o avrebbe partecipato in qualche modo agli utili.
- Ma tutte le isole d'ostriche sono in mano del governo - si lagn Murgatroyd.
- Sia come si sia, la cosa  questa - disse Clew. - Jackson le vide portare a bordo, in un fazzoletto che chiss mai il valore che conteneva. Era vicino al finestrino e vide consegnare la cassa.
- Non avevi detto che le aveva portate in un fazzoletto?
- Parlavo in senso figurato. Jackson l per l nulla disse, ma anche pi tardi non riusc a trovare il modo di far quattrini con la sua scoperta; fin per confidarsi con Gigi, una sera che tutti erano a bere e Gigi suonava l'armonica.
Il vento intervenne. Dopo un momento si ud di nuovo la voce di Murgatroyd.
- No, della musica non so che farmene, sia musica da ballo o banda dell'Esercito della Salvezza, ve la regalo tutta.
Renzo rimase ancora in ascolto, ma quando la conversazione ebbe raggiunto queste alte vette cess a poco a poco, e gli uomini di guardia rimasero muti, come accade generalmente al turno di notte, a meno che qualcuno non sia spinto a parlare da qualche argomento di grave interesse.
Renzo torn allora a poppa e and a letto. Gigi non poteva essere altro che Klondyke, il quale sapeva evidentemente qual'era il vero traffico della "Maria-Teresa".
Era strano come quel frammento di conversazione, udito accidentalmente, servisse a confermare ci che fino a quel momento era stata una semplice supposizione. La parola perle non era mai stata pronunziata, ma evidentemente quello che veniva portato a bordo dall'isola delle ostriche non poteva essere altra cosa; era anche chiaro che Neuberg era impegnato in quell'affare, che Duckers lo sapeva e che colui che aveva portato la scatola a bordo era Hardman, in qualunque modo si facesse chiamare.
Per chi conosceva Duckers appariva anche chiaro che, pur prestandosi in quella faccenda, non sapeva con che razza di furfanti avesse a che fare; anche mantenendo fedelmente il segreto sul traffico con l'isola, egli non sospettava di sicuro che si trattasse di un commercio di perle false. Renzo si domand se Duckers, immaginando probabilmente che quella fosse un'isola perlifera non ancora conosciuta, avrebbe acconsentito a condurlo con s.
- Ma perch no? - fin col dire, riflettendo bene. - Deve pur condurre un equipaggio e non ha sospetti su di me; senza contare che l'isola non avr certo un cartello che annunzi la sua qualit di isola perlifera. Hardman viene evidentemente a bordo con un involtino e lo consegna. L'equipaggio viene cambiato a ogni viaggio, e cos nessuno sa nulla delle frequenti fermate nello stesso luogo.
La cosa era abbastanza chiara, ma era anche chiaro che si era prodotta una falla in quel piano cos bene studiato, dovuta alla curiosit di Jackson. Gigi Klondyke era ormai a parte del segreto. Che uso ne avrebbe fatto?
...
.
...
CAPITOLO 7. RENZO SI CONFESSA.
...
.
...
Renzo decise di confidar tutto non a Duckers, ma alla Gina.
Il giorno seguente, non appena la pot vedere sola nella cabina, le raccont dell'assassinio di Tearle e della preghiera di Piero che andasse a San Francisco per vendicarlo. Dopo di che le raccont tutto il resto, fino alla conversazione da lui udita la sera precedente. La ragazza lo ascolt senza quasi interromperlo e quando tacque rimase un momento silenziosa.
- Quando venne a bordo - disse finalmente - sentii, non so come, che non diceva la verit, pur sapendo non so perch, che non era un imbroglione. In ogni modo ho piacere che mi abbia detto tutto. Il babbo non avrebbe mai dovuto impicciarsi di Neuberg e della sua cricca, ma ormai il male  fatto ed  inutile recriminare. No, non sono in collera con lei, ma non avrebbe dovuto venire a bordo cos, ingannando il babbo. So che non voleva nuocergli, ma pure lo ingann, facendogli credere di voler fare soltanto un viaggio di piacere. E questa non gliela perdoner mai. Lei lo conosce:  un bambino che si lascia ingannare da chiunque lo sappia intenerire o gli chieda un favore, ma con tutto ci  un uomo molto retto e duro; lei pu scommettere che non gliela perdoner mai.
Renzo sent che la ragazza aveva ragione. Duckers era il peggiore avversario che potesse avere in quella faccenda. Quell'uomo che si lasciava impietosire da un racconto come quello fattogli da Klondyke o che si persuadeva con due chiacchiere, come era stato il caso con lui, possedeva poi un'onest ferrea. Detestava Neuberg, ma poich era al suo servizio non avrebbe mai disertato, n tanto meno lo avrebbe tradito alla giustizia. Era pi facile che pregasse Renzo di lasciare la nave o che gli mettesse una museruola tale da impedirgli di agire contro Neuberg.
La Gina la pensava certamente allo stesso modo, perch prosegui:
- Quell'Hardman di cui mi parla, deve essere certamente Sellers, o almeno deve essere quello che si fa chiamare Sellers, perch il babbo ha fatto dei piccoli affari del genere di quelli descritti da lei con un uomo chiamato Sellers, che sta in un isolotto poco distante da Levua. Non glielo dovrei dire, ma  necessario, se quello che mi ha raccontato  vero, se costui fa davvero delle perle artificiali e le d al babbo perch le porti a Neuberg. Non le dovrei dire tutto questo, ma il babbo va salvato. La questione sta nel saper come.
Pos la calza sulla tavola, segno di grande emozione in lei, rimanendo con lo sguardo fisso davanti a s e con le mani abbandonate in grembo.
Renzo, con molta accortezza, non disse nulla, lasciando il problema a una mente meglio qualificata della sua per affrontarlo: la mente di una donna.
- Se dice la verit al babbo - disse ella alla fine - si rifiuter di crederle, visto che l'ha ingannato una prima volta per farsi prendere a bordo. Anzi, la mander via e continuer il suo lavoro, in maniera che finiranno per arrestarlo per quest'affare delle perle o per qualcosa di peggio. Lei dice che Neuberg ha ammazzato un uomo: io non ne so nulla, ma so che  un furfante che mi fa accapponare la pelle soltanto a guardarlo. Vorrei piuttosto governare l'ultima chiatta nella baia di San Francisco, o vivere a terra in una soffitta qualunque, piuttosto che avere a che fare con lui. Finir per avere il babbo in suo potere, se non c' gi riuscito; e la colpa sar mia, perch se il babbo ha accettato il comando della goletta l'ha fatto per amor mio, per mettere da parte qualcosa per me. Non so proprio che cosa fare.
Si torse le mani, sempre con lo sguardo fisso dinanzi a s, come se prevedesse qualche terribile sciagura.
- Non faccia nulla - disse Renzo. - Lasci che le cose seguano il loro corso. C' chi conta pi di suo padre in questa faccenda, e anche pi di lei e di me: c' la Divina Provvidenza. Io sono disposto a dir tutto a suo padre, ma non sarebbe saggio. Lei crede alla mia onest, non  vero?
- S - disse Gina - ci credo: altrimenti, non parlerei con lei.
- Ebbene, continui sempre a crederci e confidi nel buon Dio. Non dica nulla a suo padre; lasci che le cose seguano il loro corso.
- S - rispose lei. - Mi pare proprio che non ci sia niente altro da fare.  una cosa dura dover avere un segreto col babbo, ma  anche pi duro vederlo in pericolo. E, poich ormai ho incominciato, non val la pena che faccia le cose a mezzo;  meglio che le dica un'altra cosa. Klondyke sbaglia nelle sue supposizioni.
- Cio?
- Crede che ci fermiamo nell'isola dove ci fermammo l'altra volta per farci consegnare le perle da Sellers; invece io credo che Sellers abbia cambiato di residenza e che si trovi a El Passo, sulla costa peruviana.
- Perch crede questo?
- Perch ci fermiamo a El Passo, prima di andare a Levua a caricare la copra. Fu questo l'ultimo ordine che Neuberg dette al babbo. Vireremo di bordo oggi a mezzogiorno, dirigendoci verso sud. Fra tre giorni saremo arrivati. Ho domandato il perch al babbo, il quale mi ha detto soltanto: "Per affari". Neuberg gli deve aver raccomandato di tacere, altrimenti si sarebbe confidato con me.
- Poco importa - disse Renzo. - Meglio anzi, la faccenda sar risolta pi presto.
Sal in coperta. Quel colloquio aveva fatto nascere una maggiore intimit fra lui e la Gina. Fino allora si era accorto che la mezza ostilit che aveva caratterizzato il loro primo incontro non era mai interamente scomparsa, ma ora che le aveva detto tutto, sentiva che si era dissipata. Eppoi erano uniti dal legame della loro congiura, la quale aveva per scopo di salvare, suo malgrado, il vecchio e candido capitano Duckers.
...
.
...
CAPITOLO 8. EL PASSO.
...
.
...
Poco al disopra del 10 parallelo Sud, giunti in vista della costa, si vedono delle alte montagne, magnifiche alla luce dell'alba tropicale e nella gloria riflessa del sole al tramonto. Sono le montagne del Per, il paese ancora mal conosciuto, che ha dato origine alle Amazzoni e nelle cui foreste giacciono i resti di una civilt ormai scomparsa, sotto forma di avanzi di antiche citt. Ma le citt della costa, le citt dei nostri giorni, non hanno nulla che valga a rivelare il mistero di quell'antica terra. El Passo, per esempio, vista alle prime luci del giorno, come la vide Renzo, e vista per di pi in un giorno di festa, con tutte le sue bandiere al vento,  una cittadina pulita e allegra.
Il pilota era salito a bordo. A destra e a sinistra si stendeva una lunga striscia di spiaggia dorata, sulla quale le onde si gettavano con un grande scroscio, sollevando in alto i loro spruzzi bianchi. Pi lontano El Passo inalzava le sue case colorate, la sua cattedrale, le sue palme, al di l dell'acqua luccicante, del molo, del fanale che guarda l'entrata del porto.
- Sono quasi venti anni che non getto l'ancora in queste acque - disse il capitano a Renzo, mentre la "Maria-Teresa", spinta dal vento volgeva la prua verso terra - e, a quanto vedo, non c' nulla di cambiato.  sempre cos nell'America del Sud. Vede quegli scogli dove ballano le onde, laggi a sud?  tutto corallo quello. Ce n' molto da questa parte; dietro gli scogli il mare  chiuso come in una laguna, piena di sabbia, di corallo e di pesce squisito. Invece questi poltroni preferiscono andare a pescare nel porto. L dietro, vicino alle colline, ci sono dei canneti, e dei boschi di cedri, pieni di uccelli. La domenica la gente di qui ci va a caccia; ci andava, per lo meno, un tempo.
- Lei ha buona memoria a quanto vedo, capitano - disse Renzo.
- Oh, non  che mi ricordi; non dimentico, le cose mi rimangono in testa, ecco tutto.
La parola laguna aveva fatto pensare a Renzo di aver forse trovato la chiave di un mistero che lo turbava. La Gina credeva che quell'uomo lavorasse ora a El Passo ed egli non riusciva a capire come una tal cosa fosse possibile. Comprendeva benissimo che per molte ragioni avesse trovato desiderabile di cambiar residenza e, dopo tutto, Levua non era a pi di seicento miglia dal Per, poco pi di una settimana di viaggio. Quello che non riusciva a capire era come Hardman potesse compiere il suo lavoro in una citt. Per questo la frase di Duckers sulle lagune gli aveva suggerito l'idea che Hardman non abitasse in citt, ma lungo la costa, vicino alle lagune, dove la cultura delle ostriche era possibile. Tutto ci era abbastanza chiaro, ma una delle cose strane della mente umana  questa, che una volta risolto un dubbio, mille altri ne sorgono tutti inerenti al primo.
Poteva darsi che Hardman fosse fuggito? Che qualche pericolo lo avesse costretto ad abbandonare l'isola, nella quale operava con tanta sicurezza? E come poteva mantenere il segreto su ci che faceva, vivendo cos prossimo alla citt?
Hardman doveva aver lasciato l'isola da poco tempo, telegrafando a Neuberg da El Passo, perch la Gina aveva detto che gli ordini della nave erano stati cambiati proprio all'ultimo momento. Se questo era vero, Hardman non doveva trovarsi da molto tempo nel Per, e forse non aveva ancora cominciato a lavorare. Renzo l'avrebbe in tal caso trovato in citt, occupato nei suoi preparativi.
Tutte queste idee si affollavano nella mente del giovane mentre la "Maria-Teresa" sotto la guida del pilota, entrava nel porto esterno, sorpassando una nave carica di grano ferma all'ancora e una vecchia torpediniera, per andare a fermarsi in dieci braccia d'acqua, vicina al molo che proteggeva il porto interno. Al rumore dell'ancora che affondava nell'acqua una lancia si stacc subito dal molo recando a bordo delle autorit portuali. Le fognature di El Passo lasciano molto a desiderare; ogni strada ha un suo odore speciale, e nessuno di questi odori  per verit molto gradevole; il porto, poi,  pestilenziale a causa di tutti i rifiuti che vi vengono gettati. Tuttavia le autorit di El Passo sono terribilmente nervose quando si tratta della salute, ispezionano tutte le navi in arrivo con cura meticolosa e al minimo sospetto mandano in quarantena e sottopongono ai suffumigi.
Le autorit portuali, salite a bordo insieme al dottore, andarono nella cabina con Duckers e un minuto dopo dal finestrino aperto si ud lo schiocco di una bottiglia stappata.
- Non c' nulla da temere da costoro - disse la Gina che si era fermata con Renzo, vicina al parapetto di tribordo, a guardare il porto e la citt. Il babbo sa come trattare le autorit del porto. Dica, va poi a terra quando abbiamo il permesso di sbarco?
- Ci vado, s - disse Renzo. - Bisogna che m'informi se quell'individuo  qui.
- E se c'?
- Se c', bisogna, che pensi a quello che posso fare.
Aveva gi parlato alla Gina del suo primo progetto: affrontare Hardman apertamente, accusandolo dell'omicidio di Tearle, mostrargli la copia del mandato di estradizione, dirgli che cosa voleva da lui. Poi era tutta questione di vedere come Hardman avrebbe preso la cosa. Renzo era quasi sicuro che il vero colpevole era Neuberg, e Hardman soltanto un suo strumento. La sua maggiore speranza era anzi questa: che lo strumento si sarebbe ribellato alla mano che lo aveva adoperato e avrebbe fatto un'ampia confessione. Nient'altro che questo.
In mezzo al mare la cosa era apparsa di un'estrema semplicit; ma ora nel porto, con la citt davanti agli occhi, la cosa non appariva pi cos facile. Hardman poteva avere degli amici; poteva creare a Duckers chiss quali e quante seccature. Il suo primo progetto doveva essere eseguito in un isolotto semideserto; eseguirlo in una citt peruviana, dove il colpevole poteva avere l'aiuto di molti altri furfanti della sua risma, era una cosa molto diversa. E non bisognava dimenticare la presenza a bordo di Klondyke, che poteva rappresentare il fiammifero gettato in mezzo a un carico di esplosivi, pronti ad accendersi alla minima conflagrazione.
Renzo non era uno sciocco e neppure era tipo da salvarsi o da raggiungere a ogni costo il suo scopo a spese degli altri. Aveva intrapreso l'inseguimento per mantenere la promessa fatta a Piero e anche per la passione della caccia in s presa. Ma andare a stuzzicare Hardman in quel luogo poteva essere come andare a stuzzicare una tigre aiutata da un branco di sciacalli. Duckers, perci, non doveva essere trascinato in quella faccenda.
- Bisogna che pensi a quello che posso fare, Gina - ripet - e mi sembra che ci potr pensare meglio a terra. Bisogna che mi allontani dalla nave, perch suo padre non abbia noie o dispiaceri.
Non l'aveva mai chiamata Gina prima di allora. Il nome sulle sue labbra le fece un effetto strano. Il suo sguardo si pos sul giovane che le stava accanto, fresco e accurato nelle vesti, giovane e forte, preoccupato dal pensiero di non creare noie a suo padre. Le sembr allora che qualcosa li unisse irrevocabilmente insieme: forse quel legame, cos improvvisamente formatosi fra di loro, si stava preparando da molto tempo.
Ella rimase un momento muta, poi osserv:
- E lei allora?
- Io? Oh, io dovr proteggermi da me. Ormai che ho intrapreso questa faccenda bisogna che sia preparato ad accettarne i rischi; ma, se a terra succede un tafferuglio, lei e suo padre non devono risentirne le conseguenze.
Si volt a guardarla in faccia, ma vide soltanto il suo profilo. Ella teneva gli occhi fissi sulle cime delle palme che spuntavano al disopra dei tetti e spiccavano contro il cielo azzurro.
El Passo sembrava addormentata. Era infatti addormentata, perch era quella l'ora della siesta; le case avevano le persiane verdi tutte chiuse; sul molo non c'era quasi nessuno, e la bandiera nazionale pendeva floscia dall'asta infissa sul tetto della dogana, come l'emblema del paese del sonno.
Dal bastimento ancorato all'ingresso del porto veniva il leggero suono di un mandolino, dal molo che proteggeva il porto esterno saliva il grido di un gabbiano; tutto il resto era silenzio.
- Gina - disse Renzo - non si preoccupi per me; non mi succeder nulla. E quando tutto sar finito, vuole esser mia?
Cinque minuti prima erano stati due esseri distinti, ella era stata un'altra persona e ora improvvisamente era la Gina, una parte di se stesso.
L'idea dell'amore non gli si era mai presentata fino a quel momento di crisi.
- Vuole esser mia? - queste parole gli sgorgarono ardite e irresistibili dalle labbra, migliori, nella loro onest, di tutte le parole melate che gli uomini di solito rivolgono alle donne.
- S - disse la Gina dopo un momento, senza voltare la testa.
Il mormorio delle voci dalla cabina si fece pi distinto. Evidentemente le autorit si accomiatavano.
- Bisogna che dica tutto a tuo padre - disse Renzo. Bisogna che gli racconti di Hardman o di Sellers, come si fa chiamare, e perch sono venuto a bordo. Non posso lasciar la nave senza dirgli tutto. Eppoi ora le cose sono cambiate. L'onore mi vieta di avere un segreto per lui. Bisogna che gli dica tutto francamente e che sopporti i suoi rimproveri.
- S - disse la Gina.
I funzionari del porto salivano sul ponte. La Gina volt la testa e per un momento i suoi occhi incontrarono quelli di Renzo.
...
.
...
CAPITOLO 9. UNA SORPRESA PER IL CAPITANO.
...
.
...
Duckers sal sul ponte insieme ai funzionari, li accompagn fino alla loro imbarcazione e li salut con un gesto della mano.
- Anche questa  fatta - disse poi - se Dio vuole  andata bene. Non si sa mai quello che pu succedere quando questi bei tipi s'impuntano sulla questione sanitaria. Lei va a terra? - domand rivolto a Renzo. 
- S - disse Renzo. - Ma prima di andare vorrei dirle una parola, capitano. Vogliamo scendere?
- Vengo subito - disse Duckers che and fino a prua a dare degli ordini all'ufficiale.
Quando scese nella cabina trov la Gina e il suo compagno che lo aspettavano. La stanza puzzava di sigaro.
- Vogliono fumare di quella roba - disse il capitano, andando ad aprire l'obl di tribordo. - Non sanno che cosa sia il vero tabacco. Mi hanno fatto chiudere l'obl per paura delle correnti d'aria. E dunque che cosa mi voleva dire?
Il capitano prese la sua pipa gi riempita.
- Volevo dirle - disse Renzo - che sono venuto a bordo con un inganno.
- Con che cosa? - domand il capitano, posando il fiammifero, senza accenderlo.
- Con un inganno. Le dissi che volevo soltanto fare un viaggio di piacere; in realt seguivo le tracce di Hardman.
- Che mi sta raccontando di Hardman? - chiese Duckers. - Che Hardman? Io non conosco nessuno di questo nome. Che mi va dicendo?
- Sellers, allora.
- Sellers? Seguiva le tracce di Sellers? Come sarebbe a dire?
- Glielo dico subito. La cosa sta cos. Lei ha fatto molto spesso il viaggio alle isole, dove Sellers faceva... pescava le ostriche, diciamo. Egli le dava un involtino di perle da portare segretamente a Neuberg. So che lei prendeva anche un carico di copra a Levua, ma questa era soltanto una finzione di Neuberg. La copra bastava appena a coprire le spese del viaggio; il guadagno Neuberg lo trovava nelle perle. Il male  che non si trattava di perle vere, ma di perle coltivate. A quanto pare bisogna farle crescere nelle acque tropicali, altrimenti avrebbero potuto essere coltivate a San Francisco; per questo Hardman  venuto nel Sud. Per questo, e perch  ricercato dalla polizia.
Duckers ascoltava. Sembrava che s'interessasse molto al racconto di Renzo, il quale era persuaso che tutto sarebbe passato liscio; ma la Gina che lo conosceva bene, era di tutt'altra opinione.
-  un delinquente, eh? - disse Duckers. - Continui pure.
- Non soltanto  un delinquente, lui, ma lo  anche Neuberg - prosegu Renzo, ma Duckers alz la mano. La Gina vide che era giunto al termine della sua pazienza.
- Alto l - disse il capitano. - Io non avr forse diritto di dare ordini a un par suo, ma forse sono un uomo onesto quanto e pi di lei. Lei viene a bordo con un inganno e ora parla di delinquenti. Si presenta dicendo di desiderare di fare un viaggio nelle isole, poi ora mi viene a raccontare che cerca di Sellers. A quanto sento conosce i miei affari meglio di me: che significa tutto ci? Ecco quello che vorrei sapere.
-  semplicissimo: significa un assassinio.
Renzo disse in poche parole dell'uccisione di Tearle, dei suoi sospetti su Neuberg e dimostr come Hardman rappresentasse la chiave di tutto.
Duckers lo ascolt sempre in silenzio. Per lui Renzo si era trasformato da un giovane simpatico in un individuo che lo aveva ingannato, che gli aveva mentito, che si era occupato dei fatti suoi; e ora questa accusa di omicidio, lanciata contro Neuberg e Hardman, non faceva che offenderlo maggiormente.
Il suo principale gli era antipatico, lo conosceva per un uomo gretto, capace delle pi basse meschinit, pur di risparmiare un soldo; ma accusarlo di assassinio era semplicemente assurdo. Duckers era uno di quegli uomini che non vedono il male e che non sospettano mai di nessuno. Conducendo una vita molto semplice, la sua cecit non gli aveva gran che nociuto; gli aveva giovato anzi, perch gli armatori come Neuberg riconoscevano che la sua semplicit e la sua onest erano un pregio piuttosto che un difetto. Ma in questo caso la cecit non gli giovava.
Come la Gina aveva temuto, egli prese subito le parti del suo principale.
- E mi  permesso di domandarle perch non  andato direttamente da lui, a dirgli quello che ora dice a me, dietro le sue spalle?
- Da Neuberg?
- Appunto.
- Ma a che avrebbe giovato? Non abbiamo prove assolute.
- Lo dicevo io! Accusa un uomo di assassinio, senza avere la minima prova contro di lui.
-  vero; ma spero di avere la prova da Hardman o da Sellers, come ora si fa chiamare.
- Fa conto di costringere Sellers a tradire Neuberg?
La domanda suonava cruda, ma corrispondeva alla verit.
- S, non c' altro mezzo.
-  un mezzo poco pulito.
Il fatto che egli aveva ragione non rendeva la situazione meno esasperante.
- Siamo d'accordo - convenne Renzo. - Ma non l'ho scelto io. Mi ha domandato perch non sono andato apertamente ad accusare Neuberg e io le ho risposto che sarebbe stato inutile, senz'avere prove. Hardman o Sellers  colui che detiene la chiave dei mistero e io voglio andare da lui ad accusarlo apertamente.
- E ci andr - disse Duckers. - Andremo a terra insieme e gli dir quello che ha detto a me.
Il capitano fece una pausa, poi continu:
- Le ho detto quello che penso di questa faccenda. Non dico nulla contro di lei; dico soltanto questo: la nave appartiene a Pippo Neuberg, da cui io sono pagato. Lei cerca di farlo arrestare, perci quando va a terra la prego di portarsi via la sua roba.
Messo alla porta! La Gina l'aveva previsto e aveva avuto ragione.
- Babbo! - disse la Gina, ma egli non le bad.
- Non dico nulla del fatto di essere venuto a bordo con un inganno - prosegu. - Credendo quello che crede, pu avere avuto ragione, come pu avere avuto torto. Dico soltanto che questa nave  di Pippo Neuberg, e che io sono pagato coi suoi denari.
- E ha ragione - disse Renzo. - Creda a me che mi dispiacque di venire a bordo in quel modo, ma ormai la cosa  fatta e se fosse da rifare la rifarei, considerando le circostanze, e considerando che non sono mosso da nessun interesse personale. Ma ora che lei sa tutto, naturalmente non mi pu tenere qui. Ho per denaro abbastanza da poter tornare indietro con un vapore postale, sia da qui che da Truxilla e spero di rivederla a San Francisco. Per il momento vado a terra ad affrontare quell'individuo, se mi vuol dire dove posso trovarlo.
Duckers rimase un momento in silenzio, mentre la Gina l'osservava senza parlare.
Il capitano, nonostante tutti i suoi bei discorsi, si era affezionato a Renzo, e gli era finalmente entrato in testa che egli non aveva agito per motivi personali, n per nessun profitto. Pure Renzo lo aveva ingannato, e in ogni modo, anche senza di ci, se ne doveva andare. Minacciava Neuberg, e la "Maria-Teresa" era, per cos dire, la casa di Neuberg, e il capitano il suo servitore.
- Prepari il sacco - disse finalmente.
Renzo si alz per andare nella sua cabina.
- Qualunque cosa accada - disse rivolgendosi alla Gina, oltre che a suo padre - e anche se non dovr riprendere il viaggio con voi, torner a dirvi addio prima della partenza.
Salut la Gina con un cenno di testa e per un momento i loro occhi s'incontrarono, poi egli and nella sua cabina col cuore stretto. Riconosceva la giustizia della decisione di Duckers; un uomo non pu servire un padrone e agire contro di lui, finch  al suo servizio, anche se il padrone  un mariuolo o peggio ancora; ma gli dispiaceva di andarsene, gli sembrava che una porta venisse chiusa fra lui e la Gina.
La differenza sociale che esisteva fra loro non lo turbava affatto; si sarebbe quasi detto che per lui non esistesse neppure. In Inghilterra, per quanto potesse considerarsi un uomo agiato, non aveva una gran posizione mondana; era sempre un provinciale, che traeva le sue rendite da una piccola industria, la quale non aveva a che fare col cuoio all'ingrosso, che  "distinto", ma con articoli manufatti, quali le selle per i cavalli, i finimenti, le valigie, ecc. che non sono "distinti" essendo articoli da commercio minuto. No, la questione sociale non lo turbava; aveva trovato la sua donna, quella che spetta a ogni uomo, e non si occupava d'altro. L'aveva trovata improvvisamente, mezz'ora prima, sul ponte, quando la figlia del vecchio Duckers era diventata a un tratto la Gina, da conquistare e tener per s.
- Babbo - disse la Gina quando egli fu fuori di portata della voce. -  un bravo ragazzo.
- Che mi canti? - ribatt il padre vivacemente. - A San Francisco non volevi che lo prendessi, e ora dici che  un bravo ragazzo.
- Anche a San Francisco avevo ragione. Sentivo, non so perch, che non diceva proprio la verit; ma sapevo anche che non era un impostore. E non lo  infatti; lavora per amore di un suo amico... e io ho promesso di essere sua.
- Che cosa gli hai promesso? - tuon il capitano.
- Di essere sua - ripet la Gina. - Ho cominciato a volergli bene ed egli ha cominciato a voler bene a me.
Duckers che si era alzato per andare sul ponte, si rimise a sedere.
- Ah,  cos dunque?
- S,  cos. Te l'ho detto perch non ti ho mai tenuto nascosto nulla.
Il capitano, senza muoversi dal suo posto, fissava la figliuola, come in procinto di riversare su di lei un torrente di male parole, ma a poco a poco parve che si calmasse, pur senza aprir bocca, e che rimuginasse fra s quella notizia inaspettata.
Conosceva la Gina; ella somigliava tutta a sua madre, la quale una volta che aveva preso una decisione era irremovibile. E ci che pi conta, nelle cose gravi della vita aveva sempre avuto ragione. Tuttavia il colpo era stato rude. Non aveva mai visto nessun corteggiamento - infatti non ce n'era stato - e non gli sarebbe mai passato per la mente che la Gina s'intenerisse per un uomo, tanto meno poi per Renzo.
Riprese finalmente la parola.
- Non dico nulla contro quel giovanotto, n nulla in suo favore; soltanto, badiamo bene: non ci deve essere pi niente fra voi, finch questa faccenda non  stata chiarita a San Francisco ed egli non ha provato di essere una persona dabbene.
- S - disse la Gina - questo te lo posso promettere. E ora va' a terra e che questa cosa sia finita subito. La nave  sicura con Simon e con me, e non permetter a nessuno di sbarcare.
Gli parl dei sospetti che nutriva verso Klondyke e della conversazione udita da Renzo.
- In ogni modo qui non pu far nulla - concluse. - Sarebbe stata un'altra cosa se fosse andato a spiare per l'isola.
...
.
...
CAPITOLO 10. SELLERS.
...
.
...
- Sar meglio che lasci il suo bagaglio in qualche albergo e che poi venga con me - disse Duckers, fermandosi sul molo, dopo che la barca li ebbe portati a terra. - Gi, ho l'indirizzo di Sellers. Crede forse che sarei venuto fin qui, se non avessi saputo dove trovarlo?
Si tolse di tasca un foglietto, sul quale Neuberg aveva scritto di suo pugno l'indirizzo.
- 10, Calle Sant'Antonio, - lesse forte.
Renzo alz gli occhi alle facciate variopinte delle case che guardavano il mare. El Passo si svegliava dalla sua siesta; le imposte si aprivano, i caff si animavano, specialmente quelli sul porto.
Lasciarono il bagaglio all'"Albergo Imperiale", che chi lo ha visto ricorda certamente dal ritratto dell'imperatore Luigi Napoleone, dipinto sulla facciata al triplo della grandezza naturale. Si fecero quindi accompagnare da un ragazzo nella Calle Sant'Antonio.
Duckers era silenzioso. Ora che si veniva all'ergo, quella faccenda non gli piaceva punto. Erano parecchi anni che si trovava al servizio di Neuberg, pi di una volta aveva fatto il viaggio per andare a prendere ci che Sellers aveva da consegnare, e sempre, in fondo al cuore, aveva sentito che doveva esserci qualcosa di losco in quel traffico clandestino di perle. Ma conosceva pochissimo l'industria perlifera e le lunghe tettoie coperte di foglie di palma che costituivano l'officina di Sellers non gli avevano rivelato nulla. L'isola invece gli aveva rivelato una parte della verit: in fondo l'isolotto non era altro che una misera roccia, al riparo di una fitta e aguzza scogliera; nessuno vi si avvicinava mai a causa dei pericoli che la circondavano; era insomma un luogo ideale per viverci nascosti. Il capitano non si era mai domandato se le perle provenissero dalla stretta laguna o se Sellers se le procurasse dalle altre isole; se fosse insomma una specie di sensale fra i pescatori e Neuberg. Sapeva che nelle Paumotu, secondo la legge francese, il diritto di pesca delle perle appartiene agl'indigeni, ma questi sono spesso pieni di debiti e vendono le loro perle per un boccone di pane, piuttosto che venire a un accomodamento coi loro creditori; sapeva anche che le perle si comprano a poco prezzo dai cinesi compromessi nella vendita dell'oppio. Conosceva tutto ci in un modo un po' vago, ma era per questo che il traffico in cui era impegnato non gli appariva del tutto onesto. Per aveva chiuso un occhio. I capitani della sua et non sono ben visti a San Francisco, ed egli doveva pensare alla Gina. Aveva, s, qualche economia alla banca, ma non abbastanza da provvedere al suo avvenire. Se Sellers riusciva a carpire le perle agl'indigeni, o se il traffico non era perfettamente legittimo, chi ne doveva rispondere era l'armatore.
Tuttavia, ora che percorreva la Calle Sant'Antonio per avere un colloquio con Sellers, si sentiva pi turbato di quanto non fosse mai stato.
A bordo della nave aveva preso le difese di Neuberg e di Sellers, e anche ora non abbandonava la partita, ma tutti quei discorsi di assassinii e di delitti gli avevano fatto una grande impressione. Aveva resistito a quell'idea, con la sua innata cocciutaggine, ma tuttavia non se la poteva scacciare dalla mente. E ora, mentre camminava in silenzio, si ripeteva fra s che voleva vederci chiaro in quella faccenda e che, se nella vita di quei due uomini c'era davvero qualcosa di peggio di un commercio illecito, la Gina e lui avrebbero potuto trovarsi nell'imbroglio.
Pensava cos, ma si sentiva proprio come un pesce fuor d'acqua in quella contingenza, e la coscienza di non saper da che parte rifarsi per vederci chiaro non contribuiva a rischiarargli la vista.
La Calle Sant'Antonio era una strada stretta, chiusa fra due muri, senza quasi finestre. La loro guida si ferm davanti a una porta pesante, sbarrata come quella di un convento o di una prigione, e tir il campanello infisso nel muro.
- Sar meglio che entri prima io - disse Duckers - e che finisca prima i miei affari con lui. Lei dice di volerlo affrontare per accusarlo apertamente, ma questa  una faccenda che non mi riguarda; non ora, per lo meno.
- Benissimo - disse Renzo, - aspetter qui.
Il ragazzo dette un'altra strappata al campanello e un momento dopo la porta fu aperta da una vecchia; dietro di lei comparve l'ombra di un uomo col cappello in testa, come in procinto di uscire.
Renzo lo riconobbe subito; non c'era da sbagliare con quel naso; era proprio Hardman, altrimenti detto Sellers.
- Il capitano Duckers! - disse il sedicente Sellers.
- In persona.
- S'accomodi.
Renzo vide che Sellers si era appoggiato con una mano al muro come per sostenersi; l'arrivo di Duckers l'aveva evidentemente sconvolto. Il capitano, dimentico del suo compagno, come di ogni altra cosa, entr in casa; la vecchia richiuse la porta dietro di lui.
Duckers si trov in un andito lungo e stretto, col pavimento di pietra e due finestre protette da un'inferriata; nella parete di destra si aprivano varie porte. Sellers ne apr una che conduceva in una stanza dalle pareti nude e desolate come quasi tutte le stanze della Spagna e del Sud-America. Del resto era arredata passabilmente con delle poltrone e un divano di vimini e con una tavola carica di mille oggetti. Il pavimento della stanza era coperto da una stuoia.
- Non l'aspettavo tanto presto - disse Sellers, richiudendo la porta. Per dir la verit, anzi, quasi quasi non l'attendevo affatto. Si accomodi. Ho telegrafato a Neuberg quello che  accaduto, ma non mi aspettavo tanta sollecitudine da parte sua.
- Si doveva partire per le isole il venerd e il suo telegramma venne il mercoled - replic Duckers. - Neuberg mi disse che bisognava cambiare itinerario, e che lei era partito da Funta Vana per venir qui.
- Appunto.
Sellers si lev il cappello e sed davanti alla finestra. Il suo viso, visto cos in piena luce, appariva pallido e magro, con due grosse vene azzurre che gli segnavano le tempie; con quel naso aquilino si sarebbe potuto credere di avere davanti un uomo d'azione, ma la forma del mento e della bocca tradivano un'innata debolezza.
- Sono dovuto venir via. Sa benissimo anche lei che per molti anni sono rimasto chiuso fra quegli scogli; e Dio sa quanti anni ancora ci sarei rimasto, senza la visita di una torpediniera francese, venuta a determinare la posizione dell'isola e a fare dei rilievi topografici. Maledetto il vapore e maledetti i francesi che hanno bisogno di prendere il rilievo di uno scoglio largo quanto il palmo della mano!
Accese una sigaretta e porse la scatola a Duckers che rifiut.
- Non capisco bene.  stata, dice, una torpediniera francese che l'ha costretto a far fagotto. Non voglio essere curioso, ma si ricorder che a Funta Vana non le ho mai domandato come si trovasse in possesso di quelle perle, n come se le procurasse.
- E Neuberg non gliel'ha detto?
- No, non abbiamo mai parlato con Neuberg di quello che faceva lei. Io avevo ordine di andare a Levua a prendere un carico di copra e al ritorno di fermarmi a Funta Vana a farmi consegnare le perle. Gli affari dell'armatore non riguardano il capitano, a meno che non si tratti di affondare una nave o di altre cose del genere. Voglio dire che non occorre mi dica come si procurava le perle, se non lo desidera.
- Le facevo - disse Sellers.
- Come ha detto?
- Le coltivavo; non posso entrare nei particolari ora, ma insomma posso far crescere le perle in pochissimo tempo. Si tratta di un sistema molto migliore di quello scoperto dai giapponesi; soltanto, per riuscire, bisogna essere nelle acque tropicali... Ma occupiamoci degli affari adesso. Neuberg non le ha dato nulla per me?
- Una lettera da consegnarle - disse Duckers.
Si tolse una lettera di tasca e la porse a Sellers che l'apr. Duckers si accorse subito che era rimasto male non trovandoci dentro il denaro che si aspettava.
Sellers lesse la lettera e la ripieg, mettendosela in tasca. - E ora mi dia il denaro.
- Quello che le manda Neuberg?
- Gi.
Duckers si tolse un'altra busta di tasca.
- Ecco il denaro che devo darle contro consegna della merce. Dove sono le perle?
- Sa quanto costa un telegramma da qui a San Francisco?
- Non lo so, ma parecchio, probabilmente - replic il capitano, domandandosi dove l'altro volesse andare a parare.
- S; e per questa ragione non ho potuto telegrafare tutti i particolari. I francesi presero tutte quante le perle, presero ogni cosa, salvo il segreto per farle. Sospettarono che avessi fatto qualche illecito commercio con gl'indigeni. Io avevo vuotato completamente la mia cultura e buttato all'aria ogni cosa non appena avvistata la nave, in modo che non indovinarono nulla. Ma avevano dei sospetti, per cui fecero una perquisizione in casa mia e trovarono le perle, frutto di otto mesi di lavoro, per un valore di quarantamila dollari. Non riuscirono a provare nulla contro di me, ma si presero ogni cosa; e io ho anche perso quasi tutto il denaro che mi ero portato con me.
- Mi dispiace per lei - disse il capitano - ma io ho ordine di non rilasciarle questa busta se lei non mi consegna le perle. Neuberg non mi ha detto di che grossezza doveva essere il pacco, n quante perle dovesse contenere. Immagino che lei e Neuberg siano legati insieme in tal modo da darle la sicurezza che non ci sono inganni da parte sua. Mi ha detto soltanto di farmi consegnare la merce da lei e di darle in cambio questa busta. Ma se le cose stanno come dice, io non posso dargliela.
- Le ho detto la verit - afferm Sellers. - Non posso consegnarle quello che non ho.
- E io non posso consegnarle il denaro dell'armatore, senza seguire le sue istruzioni - ribatt Duckers, rimettendosi la busta in tasca.
Sellers non disse nulla. La sua seggiola di vimini scricchiol sotto il suo peso, mentre egli si ributtava indietro sulla spalliera.
-  la pura verit - disse finalmente. - Quando ho pagato qui il conto di questa settimana, rimarr con appena cinque dollari in tasca. Che posso fare?
- Non spetta a me dire questo - rispose Duckers.
Il capitano non aveva mai provato una gran simpatia per Sellers, e quel colloquio non serviva certo a dissipare le sue prevenzioni.
- Non spetta a me il dirlo, ripeto, ma visto come stanno le cose pagher volontieri un telegramma di poche parole per chiedere istruzioni.
- Istruzioni?
- S, l'autorizzazione a consegnarle il denaro senza ricevere in cambio la merce.
Sellers rise.
- Capitano - disse, - lei non conosce Neuberg, il pi gran farabutto che esista sulla faccia della terra. Io non sono ben sicuro che la comparsa di quella torpediniera francese a Funta Vana non sia dovuta a qualche parolina bisbigliata da lui nelle orecchie delle autorit francesi, per informarle che un bianco vi faceva la raccolta delle perle. Pu darsi che voglia cessare del tutto questo commercio, ora che ha fatto un bel mucchio di quattrini; non bisogna dimenticare che  un commercio pericoloso per lui che vende le perle come vere.
- Ma anche se fosse tanto furfante quanto lei lo dipinge, non gli converrebbe mai di fare una cosa simile, perch correrebbe il rischio di essere denunziato da lei.
- Sa che io non lo posso denunziare; mi ha in suo potere.
- Capisco. Peraltro, sono ormai parecchi anni che lei lavora per lui e gli procura le perle. Ed  stato pagato, direi, perch ogni volta che mi sono fermato a Funta Vana ho sempre avuto una busta da consegnarle in cambio della merce. Che ha fatto del denaro?
- Me lo son portato dietro. I francesi non me lo trovarono, me l'ero cucito nella fodera del vestito. L'ho perso a El Passo.
- Le  stato rubato?
- S, quasi. Il primo giorno che arrivai qui. La colpa fu mia.
- And a far baldoria?
- Avrebbe fatto lo stesso anche lei, se fosse stato per degli anni chiuso a Funta Vana, senza mai vedere n una bottiglia, n un mazzo di carte, n una donna. Persi fino all'ultimo centesimo, salvo pochi dollari che avevo nella valigia; tanto da telegrafare a Neuberg e da rimanere qui fino ad ora.
Il silenzio ricadde nella stanza. Duckers si guardava le unghie della mano destra, come per cercarvi consiglio; Sellers teneva gli occhi fissi su lui. Il primo a parlare fu il capitano.
- Ebbene, dopo tutto si trova a questo mal passo per colpa sua. Non che voglia farle dei rimproveri, ma il fatto  questo e l'unica cosa che posso fare per lei  quella di darle venti dollari di tasca mia. Io me li far poi rendere da Neuberg. Di pi non posso offrirle, perch ho anch'io una figliuola da mantenere.
- E che me ne faccio di venti dollari? - domand Sellers. - Venti dollari!
- Pu lavorare. Non c' citt del mondo in cui un uomo non possa trovare da lavorare, quando vuole. Se poi questo non le piace, la posso prendere con me a bordo fino a San Francisco dove potr intendersela con Neuberg.
- Non posso tornare a San Francisco.
- Allora non saprei che altro fare.
- Pu darmi il denaro che Neuberg ha mandato per me.  mio, me lo sono guadagnato, e non  colpa mia se i francesi si sono portati via tutto.
- Io non posso fare altro che obbedire alle istruzioni ricevute - ribatt Duckers.
- Dimentica di essere a El Passo, e che se anche morisse in questa stanza, mettiamo, basterebbe che io nascondessi il suo cadavere fino a notte qui dentro, eppoi lo buttassi per la strada.  una cosa comunissima qui trovare dei morti per le vie; non ci sarebbero da temere seccature. Lei si trova in una situazione pericolosa, capitano.
- Pu darsi - rispose Duckers imperturbabile.
- Lei dice che ha una figliuola da mantenere. Ebbene, a meno che non voglia lasciare a un altro questa cura, la consiglio di consegnarmi subito il denaro.
Nel dire, tir fuori la mano di tasca e spian contro Duckers una pistola automatica.
- Ora si passa alle minacce - osserv il capitano, apparentemente impassibile.
- Come vuole. Fuori quella busta; non ho tempo da perdere con lei.
Duckers riflett in un lampo che Sellers aveva fatto un passo falso, dimenticando che una volta derubato del suo denaro egli avrebbe ricorso alle autorit per farlo arrestare.
- Questo sciocco non ha pensato a una simile probabilit - pens - e se poi gli viene in mente c' caso che spari.
Si mise la mano in tasca e tir fuori la busta.
- Eccola qui - disse. - Devo per avvertirla che non sono solo. C' qui fuori un giovanotto che mi aspetta e che, a quel che credo, aspetta anche lei.
Ma Sellers non l'ud; aveva stracciato la busta e guardava l'assegno che conteneva. L'assegno era sulla filiale di El Passo di una banca mercantile del Per; era firmato da Neuberg a favore del capitano Emanuele Duckers per una somma di cinquemila dollari.
Neuberg si era premunito e aveva fatto in modo che Sellers non potesse in nessun modo ricevere il denaro senza prima consegnare le perle. Anche la data era posticipata di un mese. Erano diciotto giorni che Duckers era partito da San Francisco, ne dovevano perci passare altri dodici prima che l'assegno potesse essere incassato.
Sellers pos la pistola, ormai inutile. Torn a sedere, gettando l'assegno sulla tavola. Duckers ne avrebbe avuto compassione, se poco prima egli non avesse pronunziato quelle parole: "A meno che non voglia lasciare a un altro la cura di mantenere la sua figliuola, la consiglio di consegnarmi subito il denaro". Quella frase aveva prodotto uno strano effetto sulla curiosa natura di Duckers. Il suo amore per la Gina era stato adoperato da quel furfante come una leva potente per le sue minacce. I suoi sentimenti per la figliuola erano stati profanati. Perci rimase seduto senza parlare e senza provare nessuna piet, davanti alla tavola sulla quale l'altro aveva posato l'inutile pistola.
Sellers era come raggomitolato nella sua poltrona e il capitano osserv l'inerzia della mano che pendeva dal bracciolo. Quello sciagurato soffriva di una temporanea mancanza di forza nel polso, sicuro indizio di un grande abbattimento.
Improvvisamente nel silenzio della casa risuon il tintinnio di un campanello.
...
.
...
CAPITOLO 11. INGRESSO DI RENZO.
...
.
...
- Questo  lui - disse il capitano.
- Come dice? - domand Sellers, riscuotendosi.
- Questo  il giovanotto che  venuto a terra con me. L'avevo lasciato fuori ad aspettarmi.
- Che giovanotto?
- Un tale che riusc a partire con noi da San Francisco, dicendo che voleva vedere le isole e offrendo di pagare il viaggio. Soltanto stamani ho saputo che invece cercava di lei.
-  un poliziotto?
- No, non credo - disse Duckers. - Se avessi creduto che fosse un poliziotto venuto a bordo, sorprendendo cos la mia buona fede, l'avrei gettato in mare stamani, quando mi ha confessato il vero scopo del suo viaggio. No, non  un poliziotto, ma cerca di lei.
Che Renzo cercasse di Sellers, detto anche Hardman, per un delitto di cui doveva essere a conoscenza, se pure non vi aveva preso parte, era cosa, secondo lui, che non lo riguardava. Era una faccenda che non si riferiva ad avvenimenti di bordo e che interessava soltanto Renzo e Sellers.
- Non le ha detto perch mi cerca?
- Forse s e forse no - disse Duckers. - Io gli ho dichiarato che dal momento che cercava di lei e non di me, il meglio che potesse fare era di venirle a dire in faccia quello che voleva. Perci me lo sono portato dietro e l'ho lasciato fuori ad aspettarmi. Dica un po' - soggiunse il capitano - se mi avesse ucciso con quella pistola, un momento fa, non avrebbe creduto mai pi di avere il boia proprio sulla porta di casa, non  vero?
Il campanello suon un'altra volta.
Sellers si alz e il capitano l'imit, comprendendo che l'altro si preparava ad agire, sicuro di avere la polizia alla porta, ma ancora incerto sul da farsi. La mano di Sellers cadde sulla pistola automatica posata sulla tavola, e tosto Duckers si gett su di lui.
La lotta non fu lunga; in pochi secondi il capitano, uomo molto robusto, riusc a disarmare il suo avversario. Ributt allora Sellers sulla poltrona, lontano da s, si mise la pistola in tasca e and ad aprire la porta nel momento in cui Renzo compariva sulla soglia. La vecchia era andata ad aprire dopo la seconda scampanellata ed egli stava per entrare nella stanza.
Duckers gli fece cenno di avanzare e richiuse la porta. Il capitano era impassibile come sempre. Nessuno si sarebbe immaginato che uscisse allora allora da una lotta che avrebbe potuto riuscire mortale. Sellers invece, tutto raggomitolato sulla poltrona, col colletto aperto, aveva un aspetto sinistro. Accade di vedere un uomo, dopo una lotta accanita di meno di un minuto, ansimante e sfinito come dopo una corsa podistica.
- Eccolo l - disse Duckers, accennandolo col dito. - Quello  l'individuo di cui lei  venuto in cerca. Abbiamo avuto una piccola discussione fra di noi; non voleva riceverla, ma ora ha cambiato idea.
Sellers si sollev, appoggiandosi ai due braccioli della poltrona e fiss gli occhi in faccia a Renzo. La stanchezza provocata dalla lotta accanita di poco prima, sembrava lo avesse abbandonato.
- Per quel che mi pare, io non la conosco. Che vuole da me?
- Il suo nome  Sellers?
- S.
- Ma era conosciuto un tempo col nome di Hardman?
- Non capisco a che cosa miri con le sue domande - fece l'interrogato.
- Alla verit.
- Ebbene, prosegua.
- Non lo nega, dunque. Il suo vero nome  Hardman.
- E se anche fosse?... Di che si tratta, insomma?
- Dell'assassinio di Goffredo Tearle.
- Goffredo che?
- Tearle.
- Mai sentito nominare - disse Sellers e lo disse con tale accento di verit che Duckers il quale assisteva da spettatore alla scena, rimase pienamente convinto.
- Ecco fatto - disse rivolgendosi mentalmente a Renzo. - Questo disgraziato  innocente e lei  venuto fin qui, dopo avermi raccontato un sacco di frottole, per accusarlo di un delitto che non ha mai commesso.
- Non ha mai sentito parlare di Tearle? - disse Renzo.
- Mai in vita mia.
Renzo fece una pausa, come il chirurgo che si appresta ad intraprendere la fase difficile di un'operazione. Si ricordava del consiglio dello zio Bollard, il quale gli aveva raccomandato di dire a Hardman che Neuberg lo aveva tradito.
- Ebbene, bisogner che lo dica davanti ai giurati. Neuberg dice il contrario.
- Neuberg?
- S, Neuberg ha parlato.
Sellers si sent a un tratto le labbra secche. Un uomo pu avere la pi perfetta padronanza dei suoi muscoli facciali, pu dominare i suoi vasi sanguigni in modo da non arrossire n impallidire, ma non ha assolutamente alcun potere sui nervi che governano l'umidit delle labbra.
Renzo fu stupito dell'effetto prodotto dalle sue parole. Sembrava che lo zio Bollard, quasi un mago malefico, gli avesse dato un veleno, sotto forma di parole, e che Sellers tutt'a un tratto fosse stato avvelenato.
Ma l'effetto completo non fu immediato. Le parole gettate nella mente di Sellers vi caddero come un sasso in uno stagno e i cerchi che si rincorrevano fra loro, abbracciavano una zona di pensiero sempre pi vasta. Egli fissava il pavimento col viso bianco, come se qualcosa di spaventoso si fosse improvvisamente materializzato davanti a lui.
Neuberg che lo aveva derubato allora allora di cinquemila dollari, con la faccenda di quell'assegno ancora spiegato sulla tavola, Neuberg che da due anni si serviva di lui, che lo teneva in suo potere, lo aveva tradito. Sellers non si domand perch l'avrebbe dovuto denunziare per l'affare Tearle. Se se lo fosse domandato, avrebbe visto subito quanto fosse improbabile che Neuberg fosse andato a rivangare un fatto che poteva costare la vita a pi di uno. Non se lo domand perch da molto tempo la sua mente era preparata ad ogni furfanteria da parte del socio e perch la sua coscienza l'aveva sempre avvertito che prima o poi quel delitto sarebbe tornato a galla.
Renzo che l'osservava pens che il genio e la conoscenza del mondo dimostrati dallo zio Bollard durante tutta la sua vita, erano pi che mai manifesti nell'aspetto abbattuto di Sellers. Costui non era nulla. Neuberg era colui che Zaccaria Bollard voleva colpire, ispirato dall'odio o dalla necessit. Renzo doveva ancora scoprire quanto forte fosse quel motivo che spingeva lo zio ad agire, e anche la sua misteriosa origine; era quello il segreto del vecchio Bollard.
...
.
...
CAPITOLO 12. LA CONFESSIONE.
...
.
...
Sellers si raddrizz sulla seggiola. La crisi mentale che aveva attraversato aveva lasciato dei chiari segni nei suoi modi e perfino nel suo aspetto fisico. Si sarebbe detto che avesse inghiottito un farmaco violento, il quale anzich ucciderlo gli avesse dato nuova vita. Aveva gli occhi vivaci, e prese con mano ferma l'assegno rimasto sulla tavola, per consegnarlo a Duckers.
- Sar meglio che se lo metta in tasca. A me non  di nessuna utilit e neppure a lei n a nessun altro. Lei  un uomo onesto, capitano; non glielo dico per farle un complimento, ma per dimostrarle che razza d'uomo  Neuberg. Egli sa che lei  un galantuomo o non le avrebbe affidato l'assegno. Nei suoi affari gli occorre gente proba, proprio come gli occorrono anche i disonesti. Si farebbe servire da un angiolo sceso dal cielo, se questo gli fosse possibile.
"E ora ascoltatemi tutt'e due: qualche anno fa ero cassiere alla Banca di San Lorenzo. Credevo di essere un uomo onesto, frequentavo la chiesa, ero uno degl'insegnanti della scuola domenicale ed ero orgoglioso della posizione che occupavo. Non ero un ipocrita; credevo sinceramente di essere quale apparivo.
"Feci amicizia con Neuberg. Neuberg stava allora di casa a San Lorenzo e aveva il suo ufficio a San Francisco. Egli seppe affascinarmi coi suoi racconti di fortune fatte coi beni immobili e con la compra di terreni fabbricabili. Speculai anch'io, persi e mi trovai a un tratto nella situazione di dover scegliere se cadere nella padella o cadere nella brace. La padella era rappresentata dal fallimento e dalla perdita del mio impiego, perch la banca licenziava gl'impiegati colpevoli di speculazione; la brace era l'idea di rimediare al male, sottraendo provvisoriamente il denaro della banca. Un furto, insomma. Ma non mi sembrava che si potesse chiamare tale; si trattava in fondo di un prestito non autorizzato, un prestito che richiese una leggera falsificazione nei conti."
Sellers tacque un momento, come cercando qualcosa senza potersi rammentare che. Se ne ricord finalmente: cercava una sigaretta, l'eterna sigaretta, che era tanta parte della sua mentalit. La accese, aspir una boccata di fumo e prosegu:
- Un falso... forse non sapete che falsificare non significa soltanto imitare la firma di un altro. L'alterazione in qualunque forma, anche della semplice data, di un documento firmato da un altro, a termini di legge  un falso.
"Feci cos. Ebbi il denaro occorrente, nessuno mi scopr, nessuno avrebbe potuto scoprire il falso e accusarmene, a meno che non si fosse trovato un vuoto nella cassa che mi era affidata, e questo non poteva avvenire per un altro mese almeno. Adoperai il denaro per colmare le mie perdite. Dovetti pagare e, quando ebbi pagato, vidi di essermi messo in un ginepraio che non aveva via d'uscita.
"Non vi posso descrivere lo stato della mia mente quando lo capii. Avevo voluto salvarmi da un pericolo ed ero andato incontro a un altro, mille volte peggiore. Ora che il male era fatto la perdita della mia posizione, la povert, tutto mi pareva preferibile al rischio di andare in galera.
"Si trattava di una somma di cinquemila dollari appena. Neuberg era mio amico, era ricco, e in un momento di pazzia andai da lui, gli raccontai tutto e lo supplicai di salvarmi. Capii allora quanto fosse disonesto. Egli non batt ciglio; parve che considerasse il mio fallo come la cosa pi naturale del mondo, e mi promise che avrebbe cercato di aiutarmi. Era per in cattive acque egli stesso, mi disse, e credo che fosse la verit.
"Mi raccont di avere in suo potere un uomo, un inglese di nome Tearle, che possedeva il segreto per fabbricare le perle. Mi condusse da Tearle, all'albergo dove egli era alloggiato, e avemmo un breve colloquio con lui. Tearle aveva scritto la formula, ed era disposto a consegnarla dopo la firma di un contratto che gli assicurasse il cinquanta per cento del profitto e il pagamento immediato di una somma di cinquemila dollari.
"Il giorno dopo Neuberg mi disse: "Ho preparato un contratto che gli assegna un terzo del guadagno e per subito una somma di duemila dollari. Se mi riesce di persuaderlo a firmare potr realizzare subito i capitali per impiantare l'industria. Ti dar il denaro per sdebitarti con la banca, ma perderai in ogni modo il posto, perch non ti puoi salvare dal fallimento. Questo per poco importa; l'essenziale  che tu sfugga alla galera; poi io ti affider la fabbricazione delle perle. Bisogna andare all'equatore per riuscire, e io conosco un luogo adattatissimo allo scopo. Vieni con me domani, per aiutarmi a persuadere Tearle".
"Andai con lui. Egli si era fatto prestare la chiave di una casa in Tallis Street, che apparteneva a un suo amico, un bandito, ho saputo dipoi, chiamato Alman. La casa era vuota; era una casa da affittare ammobiliata. Quando Tearle arriv avemmo il nostro colloquio con lui in un salotto sul dietro, al primo piano della casa.
"Neuberg pos il contratto sulla tavola e Tearle tir fuori di tasca la busta che conteneva la formula. Poi la discussione cominci. Le condizioni del contratto erano state lasciate in bianco, ma Tearle non si smuoveva dal suo proposito; voleva il cinquanta per cento sugli utili e cinquemila dollari subito, o non se ne sarebbe fatto nulla. "Benissimo - fece Neuberg - non se ne parli pi; vuol dire che proporr l'affare ad altri".
"Tearle si mise la formula in tasca e si alz per andarsene, voltando le spalle a Neuberg. Allora si ud nella stanza un rumore come di un bastone che si rompesse e Tearle cadde lungo disteso a terra. Neuberg l'aveva colpito alla spina dorsale sparandogli con una pistola automatica munita di un silenziatore. "Assassino!" gli gridai io. " stata una disgrazia" rispose impassibile quel vigliacco: "se non ci credi chiama la polizia. Siamo tutt'e due nell'impiccio, e se anche la polizia credesse a un accidente, quella di San Lorenzo l'aiuter a cambiare opinione, visto quello che hai fatto laggi".
"Era assolutamente insensibile. Si chin a prendere la formula di tasca a Tearle; poi gli frug in tutte le tasche. Non tocc neppure un soldo del denaro americano che egli aveva indosso, ma lo spogli di un fascio di biglietti di banca inglesi. Poi si diresse verso una porta posteriore che si apriva in un cortile; giuntovi, ne sforz la serratura e lasci i battenti un po' socchiusi. "Andiamo!" mi fece.
"Vi racconto le cose proprio come andarono con le poche parole che ci scambiammo. Un'ora prima, se mi avessero detto che avrei assistito a un delitto di quel genere senza gettarmi sull'assassino, non l'avrei creduto. Eppure accadde proprio cos. Non dissi nulla, accettai passivamente la situazione. Se avessi accusato Neuberg di assassinio egli si sarebbe vendicato denunziando il mio falso e forse, chiss, avrebbe potuto anche accusarmi di essere io l'assassino, dimostrando che mi occorreva il denaro per riparare al vuoto di cassa alla banca. La somma rubata a Tearle ammontava a cinquemila sterline. Neuberg doveva sapere che egli possedeva una buona somma in denaro inglese e questa conoscenza gli fu d'incentivo al delitto; ma io avevo le mani legate dal mio falso ai danni della banca.
"Ecco come il delitto incatena un uomo; lo prende prima per un piede, poi per l'altro...  come una macchina che vi afferra a poco a poco per stritolarvi. E ricordatevi che, fino a poco tempo prima, ero stato un buon cristiano; non un ipocrita, ma un uomo che pensava e viveva rettamente. Non mi era parso che ci fosse nulla di male a desiderare un po' pi di denaro e a cercare di guadagnarlo con le speculazioni. La banca proibiva la speculazione ai suoi impiegati, ma io consideravo la proibizione come una parte del regolamento, simile a quella che vietava di fumare per timore di un incendio. Non mi era dunque sembrato un gran male il non osservarla. Avevo dimenticato che si trattava di qualcosa di pi di un articolo di regolamento, e che essendo impiegato della banca agivo disonestamente non adempiendo a tutte le condizioni alle quali mi guadagnavo la vita. Ci ho pensato spesso da allora, e ho riflettuto come dall'aver mancato alla mia parola fossi poi stato indotto a commettere un falso e da questo fossi caduto nella trappola che Neuberg mi aveva tesa.
"Vi sembrer un missionario in atto di predicare, e lei, capitano, si dir che un uomo che poco fa le ha spianato contro una pistola non ha diritto di salire sul pulpito. Ma la mia intenzione era soltanto quella di farle paura; non sono un assassino e la pistola era scarica."
Prese la pistola di sulla tavola, dove Duckers l'aveva posata togliendosela di tasca e dimostr la verit della sua asserzione.
-  scarica; vedete. E io avevo il diritto di cercare di spaventarla per avere il mezzo di sfuggirle. Ma torniamo a noi.
"Era quasi buio e noi, usciti dalla casa di Tallis Street, andammo nell'ufficio di Neuberg. Per strada egli mi disse: "Ti ho detto che  stata una disgrazia, ed  proprio cos. Volevo soltanto fargli paura; stavo per chiamarlo perch si trovasse davanti alla canna della pistola, quando  partito il colpo".
"Sapevo che mentiva, ma in ogni modo la sua spiegazione rese un po' pi facile i nostri rapporti. Gli fece osservare che tutto ci riguardava la sua coscienza. Quando fummo nell'ufficio gli domandai: "E Alman?". Mi rispose che gli avrebbe rimandata la chiave ed egli non si sarebbe preoccupato di nulla. "Ma" obiettai, "se la polizia va in cerca di lui e gli d delle seccature, racconter di averti prestato la chiave." Egli volle rassicurarmi: "La polizia non gli dar nessuna noia. La porta sul dietro  stata scassinata e degl'ignoti sono penetrati in casa. Il proprietario non c'entra".
"Capii, allora, sempre meglio che si trattava di un vero complotto, o per assassinare Tearle in ogni caso o, se non altro, per ucciderlo qualora non avesse voluto firmare il contratto. Ma avevo le mani legate e non potevo far nulla.
"Il giorno dopo Neuberg mi inform che non avrebbe fatto in tempo a cambiare il denaro inglese in modo da rimediare al mio vuoto di cassa e che perci avrei dovuto sopportare le conseguenze del mio fallo. "Ma non aver paura" mi disse: "in galera non ci andrai lo stesso. C' ancora tempo prima che la banca possa scoprire l'inganno e tu farai in tempo a scappare prima. Tearle ci ha preparato il cammino; aveva gi scelto l'isola di Funta Vana come il luogo migliore per la sua impresa. Tu andrai laggi. Ti pagher le spese e ti dar un buon stipendio". E mi consigli di scegliere un altro nome: da allora io mi chiamai Sellers anzich Hardman."
Sellers fece una pausa nel suo racconto, poi riprese:
- Ecco come andarono le cose. Neuberg aveva bisogno di un uomo a cui potesse tranquillamente affidare la formula, senza correre il pericolo di indiscrezioni. Appunto perci scelse e prese me. Era come se mi avesse tagliato la lingua e mi avesse legato mani e piedi. Sono stato per anni e anni suo prigioniero e ora, chiss perch, mi ha tradito, visto che sono stato costretto a lasciare Funta Vana.
Tacque. Renzo, che aveva seguito il racconto col pi grande interesse, prov un intimo senso di vergogna. Aveva ingannato Sellers. Sellers s'immaginava che Neuberg l'avesse tradito, mentre non era vero. Neuberg non sarebbe stato tanto sciocco. Neuberg era in quel momento a San Francisco, supremamente ignorante del fatto che Sellers era stato raggiunto, che lo zio Bollard gli muoveva contro una guerra accanita, usando Renzo a guisa di un lasso. Il giovane capiva chiaramente la situazione vedeva anche la parte che vi faceva; ma non c'era rimedio; suo dovere era quello di scoprire l'assassino di Tearle, e questi era Neuberg.
- E ora che ci ha raccontato tutto - disse a Sellers - che cosa si propone di fare?
- Che cosa mi propongo di fare? - domand colui. - Glielo dico subito. Per anni e anni ho vissuto sempre sotto l'incubo del dubbio, della paura, sempre schiavo dell'assassino che mi ha tradito. Mi propongo di farla finita per sempre. Potrei uccidermi, ma me ne manca il coraggio. Preferisco affrontare le conseguenze del mio atto e costringere Neuberg ad affrontarle con me.
Mentre pronunziava queste ultime parole un lampo d'odio gli attravers le pupille. Renzo cap che Sellers, pur di veder impiccare Neuberg, avrebbe anche corso il rischio di farsi mettere la corda al collo. L'astuzia di Zaccaria Bollard era riuscita alla perfezione. Era stata come l'ultima goccia che aveva fatto traboccare il vaso gi pieno dell'odio che Sellers provava per colui che era stato la causa della sua rovina.
Renzo non ebbe bisogno di produrre la copia del mandato di estradizione. L'altro era come un cavallo focoso, che non ha bisogno di sprone.
- Vuol tornare con noi a San Francisco? - gli domand.
- E che cosa mi tratterrebbe a El Passo? - replic Sellers con una risata. - Non ho pi denaro, n modo di procurarmene. S, ritorno con voi, ma per paura di accidenti, per il caso che dovessi morire durante il viaggio, far qualcosa di pi; vi scriver tutto ci che vi ho raccontato ora. E per confermare la mia deposizione vi aggiunger questa lettera, che da anni porto sempre in tasca. La rubai fra le carte di Neuberg, alle quali avevo accesso quando preparavamo insieme i particolari dell'affare delle perle...
Dal portafogli che aveva in tasca trasse fuori una lettera che consegn a Renzo.
Renzo lesse:
William Street N. 10, 10 aprile 19...
Caro Neuberg,
Ho ricevuto la chiave di casa. Di' un po', vecchio mio:  strano che tu l'avessi proprio avant'ieri. Vieni da me stasera, se non ti dispiace. Tuo
F. ALMAN
- Dopo la mia deposizione, questa lettera vale un tesoro, capite? Tearle fu ucciso l'8 di aprile.
- S, direi che a Neuberg ormai non rimanga pi via di scampo - disse Renzo, ripiegando la lettera e mettendosela in tasca.
In tutto questo tempo il capitano Duckers non aveva pronunziato parola. Cercava di rimettersi dalla sorpresa. La confessione di Sellers, alla quale aveva implicitamente creduto, era stata il colpo pi forte che il vecchio marinaio avesse ricevuto in sessant'anni di una vita tempestosa. Neuberg, il suo principale, un assassino! Sellers era terribilmente convincente su questo punto. Neuberg passeggiava in quel momento per le vie di San Francisco, libero di corpo e di spirito, mentre l a El Passo c'era costui che simile a un bandito, studiava il modo di abbatterlo.
Ogni altra considerazione fu spezzata di colpo dalla mente semplice e aperta del capitano. Il fatto che Neuberg era un padrone incontentabile, che era gretto e avaro e che - furfanteria maggiore di ogni altra - era un padrone che dava ai suoi uomini un cibo avariato, non cont pi nulla per Duckers, in quel supremo momento, non pes nulla nella decisione che egli prese.
Neuberg era un assassino. Non si poteva trarre altra conclusione dal racconto che aveva udito. Duckers aveva raccolto i fatti salienti ed era arrivato a una semplice conclusione: il criminale doveva essere assicurato alla giustizia.
Si volt verso Sellers.
- Deve tornare con me a San Francisco.
-  quello che desidero..
- Non si tratta di quello che desidera, ma di quello che deve fare - replic il capitano, che rivolto a Renzo soggiunse: - E lei pure deve tornare con noi.
- M'immagino che sar necessario - disse Renzo, nascondendo la sua soddisfazione al pensiero di non essere separato dalla Gina.
- Non si tratta d'immaginazione. Fa anche lei parte della compagnia. Non dico nulla contro di lei, ma  stato lei che ha portato le cose al punto in cui sono. Il carico non  suo, ma  lei che l'ha consegnato, e deve venire a San Francisco per vederlo scaricare e per firmare la fattura.
- Verr - disse Renzo. - Lei ha ragione; la merce non  mia; non ne parliamo pi.
Sellers che non aveva parlato, ma che si era occupato di radunare gli oggetti sparsi sulla tavola, intervenne di nuovo.
- Ora che su questo siamo d'accordo, occupiamoci della cosa principale. Quando siamo a San Francisco potete consegnarmi subito alla polizia, servendovi della vecchia accusa di falso che mi  stata fatta. Per quanto vi abbia promesso di scrivervi la mia deposizione e per quanto vi abbia dato la lettera di Alman, sono sempre un testimone importante, l'unico anzi che possa giovarvi. Vi pu dunque sembrare pi sicuro di chiamare la polizia a bordo, non appena toccato il porto: ma non lo fate. Il minimo sentore della faccenda farebbe svanire Neuberg. Voi non lo conoscete come lo conosco io. Tutto il porto  un covo di chiacchiericci, e Neuberg sarebbe informato meno di mezz'ora dopo che la "MariaTeresa"  arrivata e che la polizia  andata a bordo per arrestarvi qualcuno. E, anche se mi faceste arrestare dopo che siamo sbarcati, con novantanove probabilit su cento riuscirebbe a saperlo in tempo e a mettersi in salvo. Non vi preoccupate dunque di me; io non ho altro in mente che di giuocare a quell'individuo il tiro che egli ha giuocato a me.
- Ci sar tempo di parlarne prima di giungere a San Francisco - osserv il capitano. - Ora si prepari a partire, perch sar meglio che venga subito a bordo con noi.
- Non ho che una valigia con me - disse Sellers. - Non vi far aspettare.
Usc dalla stanza e Renzo si volt a Duckers.
- Torna subito a San Francisco? - domand.
- No, vado a Levua a caricare la copra. Dove ha la testa? Se tornassi a San Francisco tre settimane prima del tempo, Neuberg indovinerebbe di che si tratta, anche prima che avessi tempo di attraccare. Eppoi devo pensare al negoziante di Levua. Deve campare anche lui, non le pare?
Renzo ne convenne, e dopo una breve pausa riprese:
- Vorrei dirle un'altra cosa, capitano. Quando partii dall'Inghilterra per occuparmi di questa faccenda lo feci per amore di un mio amico, non per me, lei lo sa. Son venuto a spese mie; io sono una persona agiata, non sono ricco, ma ho da vivere comodamente, come le prover quando torniamo a San Francisco. Ci che volevo dirle ora  questo: la Gina ed io...
- Lo so - interruppe il capitano - me l'ha detto e io le ho risposto che non voglio sentir parlare di nulla finch questo pasticcio non  chiarito. Io non ho prevenzioni contro di lei, tranne il modo come  venuto a bordo, e quello sta in lei a farmelo dimenticare. Quello che esigo  che lei non faccia il cascamorto alla Gina, fino a che la traversata non  finita; lei deve promettermi questo prima di rimettere piede sulla nave.
- Glielo prometto - disse Renzo. - Non ci sar nulla finch tutto non sia finito e Neuberg non sia stato arrestato.
- Per ora  a piede libero - comment il capitano.
Pi tardi tanto egli che Renzo dovevano accorgersi del pieno significato di queste parole.
La porta si apr e Sellers comparve sulla soglia con una vecchia valigia in mano e uno scialle che gli pendeva dal braccio sinistro.
- Son pronto e ho gi fatto anche i conti qui; possiamo dunque andare, se vi pare.
- Andiamo pure - disse Renzo.
Si fermarono al caff a riprendere la valigia, poi noleggiarono una barca per ritornare sulla "Maria-Teresa".
La Gina era nella saletta, ma Simon era in coperta con la maggior parte dei marinai, compreso Klondyke che si fece avanti per prendere le valige.
La vista di Klondyke turb Renzo. Dopo il corso preso dagli avvenimenti sembrava certo che ormai egli non avrebbe pi potuto dar fastidi; ormai non si trattava pi di andare a raccogliere le perle. Pure la vista di quell'antipatico figuro turb il giovanotto: fu come una nota stonata, un'ombra caduta all'improvviso su di un orizzonte che appariva rasserenato.
...
.
...
CAPITOLO 13. IL RITORNO A SAN FRANCISCO.
...
.
...
Entrarono nella baia di San Francisco una bella mattina serena, prima che il sole fosse spuntato dal Monte Diablo e dalle colline, per illuminare coi suoi raggi Tamalpais. Alla loro destra la citt addormentata era ancora punteggiata di luci, e davanti a loro i lumi di Oakland mandavano gli ultimi guizzi.
Era presto, ma non cos presto che le autorit portuarie non potessero salire a bordo non appena Duckers ebbe gettato l'ancora all'entrata del molo, in attesa che la capitaneria di porto gli desse il permesso di attraccare.
Alle sette erano gi attraccati alla banchina, con tutti i cavi assicurati. Renzo era gi vestito e il capitano gli stava accanto, vicino al parapetto, e scambiava con lui alcune parole.
Il viaggio di ritorno, dopo che ebbero caricato la copra a Levua, si era compiuto in modo assai strano, e ci che lo aveva reso tale era stata la presenza di Sellers a bordo. Avevano con loro un falsario, un complice di omicidio, secondo la legge; ma nell'inevitabile contatto giornaliero, chiusi come erano in pochi metri quadrati di spazio, egli era diventato anche un compagno e, dopo un po' di tempo, perfino un compagno abbastanza simpatico. Sellers era un esempio della terribile verit che un uomo pu aver commesso un delitto senza essere un criminale. Senza dubbio, prima di fare quel fatale passo falso alla banca, egli era stato un uomo come tutti gli altri. Era come uno che salendo una scala avesse inciampato e fosse caduto rompendosi il fil della schiena, mentre un momento prima era sano e diritto come tutti i suoi simili.
Giorno per giorno Duckers, Renzo e la Gina avevano finito per considerare il loro strano compagno, che veniva a San Francisco per farsi arrestare e probabilmente condannare, pi come una vittima che come un colpevole, e avevano concluso che il vero criminale era Neuberg.
La sera prima tutti e tre si erano riuniti nella cabina, mentre Sellers era salito sul ponte. Fra loro avevano convenuto che l'idea di Sellers di non avvertir subito la polizia era saggia. La Gina aveva consigliato a Renzo di andar subito dallo zio Bollard, con la dichiarazione scritta e firmata da Sellers e con la lettera di Alman, lasciandolo libero di seguire il procedimento che pi gli fosse piaciuto. Egli era ben conosciuto alla polizia e sarebbe stato meglio per tutti se avesse preso la cosa nelle sue mani.
- E forse gli riuscir di far fare giustizia, senza far andare Sellers in prigione - aveva soggiunto la Gina.
- Far quello che posso - aveva detto Renzo. - Ha detto la verit e questo dovrebbe esser considerato in suo favore; d'altra parte la somma rubata alla banca non  molto considerevole e io stesso sarei disposto a rifonderla. Insomma vedremo; ci penser, ma non possiamo far nulla finch Neuberg non sia stato arrestato.
E ora, dopo aver scambiato poche parole col capitano, vicino al parapetto, salt a terra e si allontan, agitando la mano in segno di saluto.
Il molo era quasi deserto, ma sulle banchine lungo le quali erano attraccati i grossi bastimenti, si lavorava gi febbrilmente. Uscito dal porto, Renzo riusc a trovare un'automobile e si fece condurre nella Pacific Avenue.
Mancavano ancora dieci minuti alle otto quando buss alla porta dello zio. Gli apr una donna di servizio, la quale gli disse che il signor Bollard era in casa, ma non era ancora uscito di camera.
- Portategli il mio biglietto da visita e avvertitelo che son venuto per un affare urgente - disse Renzo. - No, non importa, aspetter qui nel vestibolo.
La donna scomparve per le scale e ritorn un minuto dopo invitandolo a salire.
Egli la segu su per lo scalone coperto da un fitto tappeto, fino alla porta di una stanza che ella apr davanti a lui. Renzo entr in camera dello zio e la ragazza richiuse la porta alle sue spalle. 
Lo zio Bollard era in maniche di camicia davanti a uno specchio e stava radendosi la barba. Aveva quasi finito e i suoi occhietti vivaci gettarono una rapida occhiata al nipote.
- Ben tornato - disse poi. - Siedi.
Fin di radersi senza dir altro, poi pos il rasoio, voltandosi verso il nipote.
- Dunque che notizie mi porti?
- Credo che abbiamo Neuberg nella rete - rispose il nipote.
Il vecchio riprese in mano il rasoio, lo pul con gran cura e lo ripose nel suo astuccio.
- L'hai preso, dici? Aspetta un momento.
And al lavabo, e immerse il viso in una catinella d'acqua gi pronta, poi si asciug con un asciugamano ruvido, s'infil la giacca e and a sedersi sulla spalliera di un divano, in faccia alla poltrona sulla quale Renzo si era seduto.
La persistente giovinezza dello zio Bollard appariva a volte nei modi pi vari, come in quel momento in cui stava seduto sul bracciolo del divano, dondolando un piede, con gli occhi fissi sul suo congiunto.
Renzo non si lasci ingannare dall'apparente indifferenza dello zio; i suoi occhi scintillanti tradivano il suo interesse e l'ansia di conoscere tutti i particolari di quella faccenda. Rifer perci minutamente sulle circostanze e sull'esito del viaggio.
- Hardman ha scritto una confessione generale - gli disse da ultimo, estraendo di tasca una busta e consegnandogliela.
Lo zio ne estrasse due fogli di carta protocollo, coperti da una calligrafia minutissima, e la lettera di Alman che Sellers aveva consegnato a Renzo.
- Vieni gi - disse il vecchio, dopo un'occhiata al manoscritto, prendendo a braccetto il nipote. - Vieni gi nella sala da pranzo. Possiamo parlare anche facendo colazione.
Quando furono a tavola e mentre il maggiordomo mesceva il caff, lo zio apr la dichiarazione di Sellers davanti a s e si mise gli occhiali.
Lesse il documento con la cura speciale che metteva in tutti i suoi affari, stringendo di tanto in tanto le labbra o sottolineando ci che leggeva. Termin contemplando la firma come se fosse un ritratto, mettendosela a distanza e guardandola con la testa piegata da un lato. Poi lesse la lettera di Alman e infine si alz e and al telefono.
Un minuto dopo parlava con qualcuno; Renzo ud il discorso seguente:
- S; sei tu, Michele? Parla Bollard. Puoi dirmi dove si trova Chanen? Ebbene, mandamelo subito; cosa urgente... importantissima. No, non te la posso dire...  urgente, bada bene. Arrivederci.
Torn a sedersi a tavola e ricominci a mangiare.
- Voleva che gli parlassi per telefono - disse. - Ecco come son fatti alla polizia. Naturalmente pensava che avrei parlato in metafora, ma io ti dico questo: non soltanto parlare, ma perfino pensare pu essere pericoloso a San Francisco. Ci sono dei divinatori del pensiero, ci sono di quelli che soltanto a guardarti in faccia all'ora di colazione, ti sanno dire come va il raccolto primaverile, o quale sar il dividendo sulle azioni della Pensilvania. Chanen  un'altra cosa;  un tipo quale forse tu non hai mai incontrato e, quel che pi conta, mi conosce meglio di tutti gli altri.
- Hai una grande influenza presso la polizia.
-  vero, e non so neppure io perch. Non devi credere che nella polizia non ci sia altro che subornazione e corruzione. Non parlo dei regolamenti cittadini e simili: parlo del vero lavoro di polizia. No, non  subornazione e non  il mio denaro;  la mia persona, e forse  il modo col quale ho trattato la politica municipale.
Aveva ragione. Lo zio Bollard, nonostante certe restrizioni, e il fatto certo che nel suo commercio era un uomo spietato, aveva un potere che pochi dei suoi colleghi milionari possedevano. Era un uomo di carattere, era considerato straordinariamente sagace, dava la sicurezza della stabilit negli affari cittadini e si sapeva che faceva delle opere di carit di nascosto e senza strombazzare il suo nome.
Perfino Renzo, che non sapeva nulla degli atti caritatevoli dello zio e non conosceva quasi altro di lui che il suo odio diabolico per Neuberg, sentiva istintivamente che egli meritava rispetto e non soltanto a causa delle sue ricchezze.
Dopo colazione i due uomini andarono nel fumoir dove lo zio dette a Renzo i giornali del mattino, mentre egli, acceso un sigaro, andava al telefono.
A quanto sembrava, lo zio Bollard aveva gi letto le notizie della mattina, tanto quelle di borsa che quelle politiche; forse aveva letto i giornali a letto, prima dell'arrivo di Renzo, ma in ogni modo si sentiva dai suoi discorsi che era gi al corrente delle novit, e che per il momento gli affari gli avevano fatto dimenticare ogni altra cosa, compreso Neuberg.
Appese il ricevitore proprio quando la cameriera apriva la porta per introdurre Chanen. Questi era un giovanotto di una trentina d'anni, magro, scuro di capelli, di tipo ebraico, vestito semplicemente di grigio e con un aspetto malaticcio, accentuato da un estremo pallore. Eppure era lui che aveva arrestato Clansen e anche Mac Guire, due individui che avevano giurato di non farsi prendere vivi.
- Buon giorno - disse lo zio Bollard. - Entri pure, si accomodi. Questo  un mio nipote, arrivato dall'Inghilterra. Scusi un momento.
And a un portavoce vicino al caminetto e ordin che la sua automobile venisse ad attenderlo alla porta. Poi present una scatola di sigari a Chanen che scelse un Corona e l'accese, mentre l'altro proseguiva:
- Mio nipote viene apposta dall'Inghilterra per darle del lavoro, Chanen, pensi un po'! Ma scommetto che non indovina di che si tratta.
- Non mi ci provo neppure - disse Chanen.
- Ha mai sentito parlare di un certo Tearle che fu ammazzato in Tallis Street un paio di anni fa, con una revolverata nella nuca?
- Mi sono occupato di quest'affare, sotto gli ordini di Murphy.
- E che ne pens?
- Che era un caso curioso.
Bollard rise.
- Ah, s? E niente altro?
- Bastava questo. La maggior parte degli omicidi sono di un'estrema semplicit. Molti giornalisti ne ricavano delle storie complicate per i loro lettori, e c' chi ci scrive dei romanzi che dovrebbero essere molto misteriosi; in realt negli assassinii c' tutto fuor che il mistero. Un uomo non ne ammazza un altro senza un motivo molto forte, e i motivi si ricostruiscono sempre con molta facilit. Se si trova un uomo assassinato i casi possono essere due: o  stato ucciso in rissa e allora i testimoni non mancano, o viene trovato morto senza che nessuno possa dire come il fatto sia avvenuto e allora si ricercano le sue conoscenze, si ricostruisce il suo tenore di vita e si trovano i motivi. L'assassinio  quasi sempre commesso per mandato, eccetto nei casi di mania omicida, per cui, ricercando l'assassino, si ricerca quasi sempre un individuo che ha ricevuto della "merce" e che in cambio ha dato una coltellata o una dose di veleno. Talvolta  la merce che fa scoprire il motivo, tal'altra  il motivo che fa scoprire la merce, ma son sempre le due cose combinate insieme che fanno andare sulla forca.
"Nel caso Tearle invece ci trovammo di fronte a un inglese agiato, che era stato trovato morto in una casa vuota di Tallis Street. Si trov che la porta posteriore era stata scassinata, ma l'inglese non era stato derubato, perch aveva ancora indosso l'orologio, la catena e il portafoglio intatto. Trovammo l'albergo nel quale alloggiava e sapemmo che faceva conoscenza con tutti. Era stato visto soprattutto con due persone; lei si ricorder di questo particolare: Neuberg e un tale chiamato Hardman. Tutt'e due furono interrogati, e dissero che Tearle conosceva dei terreni petroliferi ancora da sfruttare, per cui Neuberg gli aveva condotto Hardman; ma poi l'affare non era stato concluso. Neuberg disse anche che secondo lui si trattava di un pallone gonfiato. Dopo l'inchiesta fu rilasciato un verdetto di omicidio commesso da ignoti.
"Hardman scomparve circa una settimana pi tardi, ma la sua fuga non ebbe nulla a che vedere con l'affare Tearle. Aveva speculato e poi rubato alla banca nella quale era impiegato. Nel caso Tearle non abbiamo mai potuto trovare nessun indizio. Non c'era stato nessuno scambio di merce e non si pot scoprire nessun motivo. Perci dico che si tratt di un caso curioso.
- Ebbene, allora le dir questo - disse lo zio Bollard. - Non sa che Tearle aveva in tasca una forte somma di denaro in moneta inglese?
- No. I suoi parenti telegrafarono dall'Inghilterra che aveva ritirato una grossa tratta dalla banca inglese, qualche mese prima, ma questa gli era stata pagata in dollari dalla filiale di New York della banca stessa. Se aveva indosso delle banconote inglesi vuol dire che aveva di nuovo convertito il denaro in moneta inglese, negli Stati Uniti, per qualche sua ragione speciale. Indosso non aveva altro che milleduecento dollari.
- Questo non importa - rispose lo zio Bollard. - Fatto sta che aveva in tasca cinquemila sterline; Pippo Neuberg l'uccise per derubarlo di questa somma e di un segreto che possedeva per fabbricare le perle.
- Neuberg? Vuol parlare di Filippo Neuberg il...
- S, Pippo Neuberg - interruppe lo zio Bollard. -. Ed ecco come and.
Spieg che cosa era avvenuto in Tallis Street, poi esib la confessione di Sellers e la lettera di Alman.
Chanen lesse attentamente i due documenti.
- Bisogna fermare subito Alman - disse infine. - Lei dice di poterci presentare Sellers, ma non pu dirci nulla di Alman. Nondimeno lo fermeremo come sospetto.
And al telefono per parlare con la direzione di polizia. Quando ebbe finito guard l'orologio. Erano le dieci e dieci minuti.
- Va da Neuberg? - domand lo zio Bollard.
- E senza perder tempo. Non  il momento di perdersi in formalit. Lo vado a invitare a presentarsi subito alla polizia.
- Ebbene - disse il vecchio - la mia automobile  alla porta e mio nipote ed io veniamo con lei. Dal momento che le abbiamo dato le informazioni abbiamo il diritto di esser presenti.
- Benissimo - disse Chanen; ma a un tratto si ferm.
- E questo Hardman o Sellers, come si fa chiamare... dovrei arrestarlo subito.
- La prego di fidarsi di me - disse Renzo. - M'incarico io di portarglielo, e ogni ritardo pu farci sfuggire Neuberg. Sa dove ha l'ufficio?
Lo zio Bollard si mise a ridere.
- Al numero dieci di Holt Street; se Chanen non lo sa, lo so io. Andiamo!
Sembrava ringiovanito di venti anni; and in fretta a prendere il cappello, ficc una mezza dozzina di sigari nel suo astuccio, si cacci il cappello in testa e usc per il primo. Sembrava un ragazzo sulle mosse per andare alla sua prima partita di foot-ball. Qualunque fosse l'origine del suo antagonismo per Neuberg, esso doveva avere le sue radici nel profondo del suo essere e risvegliava tutta l'attivit della sua intelligenza. Dietro le scene egli non aveva mai abbandonato il filo della faccenda, e Renzo si ricord come, all'arrivo di Chanen, avesse subito ordinato l'automobile per non perdere un minuto di tempo. E ora fu il primo a scendere e a montare nell'automobile che li attendeva.
...
.
...
CAPITOLO 14. IL COVO DELLA FIERA.
...
.
...
Holt Street  una strada assai rispettabile, ma che mostra evidenti segni di decadenza. Quando le baleniere con un moncone per albero di gabbia, e arganelli che avrebbero potuto far girare l'arca di No, arrivavano ad ancorarsi nella baia di San Francisco, Holt Street era una strada molto ricca. La compagnia per la pesca delle balene vi aveva i suoi uffici, ora affittati a un rigattiere, e la casa abitata da Neuberg, nella quale egli aveva anche il suo studio, era stata un tempo la sede di una ditta di commercianti di granaglie, ormai estinta da molto tempo.
Gli anni non avevano giovato alla casa numero dieci, che col suo aspetto meschino faceva prevedere prossima la sua fine. L'unica cosa lucente che vi apparisse era la targa di ottone che portava inciso il nome di Filippo Neuberg.
- Eccoci - disse lo zio Bollard aprendo lo sportello. - Lei vada avanti, Chanen, e noi la seguiremo.
Chanen sal i gradini e tir il campanello; la porta fu aperta quasi subito da un ragazzo.
- Il signor Neuberg  uscito - disse il ragazzo.
- Da quanto tempo?
- Da appena dieci minuti, ma non torner fino a domani.
- Tu sei il fattorino?
- S.
- Ebbene, io sono un agente di polizia. Fammi entrare e vieni con me. Qual' la stanza dove il tuo padrone riceve i visitatori?
Il ragazzo alla parola polizia aveva subito cambiato di modi: ora apr una porta a sinistra e accompagn l'agente in uno studio ammobiliato da una scrivania a saracinesca, da una tavola posta nel mezzo della stanza e da alcune seggiole. Al muro era appesa una pianta di San Francisco e dei suoi dintorni.
Chanen si volt a Renzo.
- Vuol fare la guardia nell'andito? Nessuno deve uscire, n entrare.
Poi rivolto al Bollard soggiunse:
- Venga dentro, mi pare che il merlo sia gi fuggito di gabbia. Tu come ti chiami? - domand al ragazzo.
- Gino Sawyer, signore.
- Ebbene Gino, sentiamo un po'... confessati. Abiti qui in casa?
- No, vengo la mattina alle otto e vado via alle cinque.
- Sei venuto stamattina alle otto, dunque. E che cosa  accaduto da allora fino a questo momento?
Gino raccont. Neuberg, a quanto risult dal suo racconto, viveva solo e mangiava fuori di casa; la pulizia delle stanze era fatta da una donna che veniva sempre a mezzogiorno. Quando Gino era arrivato quella mattina, Neuberg, il quale si preparava da s la prima colazione, era gi nel suo studio. Pi tardi era venuto un uomo a vederlo e si era trattenuto un pezzo, mentre Gino era nella sua stanza, dall'altra parte dell'andito. A un certo momento Neuberg era uscito dallo studio, aveva chiamato Gino e lo aveva mandato a comprare dei francobolli; al suo ritorno quell'uomo se n'era gi andato, e Neuberg stava riordinando delle carte nella sua scrivania.
- Com'era quell'uomo? - domand Chanen.
- Era pallido e con gli occhi storti - rispose Gino che poi prosegu il suo racconto.
Neuberg era rimasto per un poco nella sua stanza, poi era salito al piano di sopra. Quando era sceso aveva in mano una valigia e il pastrano sul braccio. Aveva detto a Gino che doveva andare a Oakland e che non sarebbe tornato fino al giorno seguente.
Questo fu il racconto del ragazzo, il quale evidentemente diceva la verit.
Chanen s'immerse per un momento nelle sue riflessioni. Poi lasciati i compagni and a esaminare il resto della casa, che aveva un solo ingresso. Ci fatto chiam Gino nella stanza posta dall'altro lato del corridoio, di faccia all'ufficio, e ve lo chiuse a chiave, e chiamato Renzo and con lui a raggiungere lo zio Bollard, il quale aspettava seduto nella stanza di Neuberg.
- Se ne  andato - disse Chanen. - Siamo arrivati dieci minuti troppo tardi. Ha su di noi un vantaggio di dieci minuti, ed  come dire un anno. Bisogna esaminare la scrivania alla svelta, per vedere di trovare qualche indizio, poi mander qua Clancy a buttare all'aria la casa. Ora telefono subito alla Polizia. - E in cos dire si volt verso il telefono che era sulla scrivania.
- In questo modo non lo prender mai - disse lo zio Bollard. -  Neuberg, non se ne dimentichi. A quest'ora chiss come si sar trasformato. Nella scrivania non trover nulla, perch non  uno sciocco. Io, per, ho trovato questo; non  molto, ma non si sa mai.
Porse all'agente un pezzetto di carta tutto sgualcito. Chanen lo prese e vi lesse queste parole scritte a lapis:
Carey Street N. 7. Marted
Caro N.
Troppo pericoloso, ma ti vedr fra un giorno o due.
J. J. WILLIAMS
- Dove l'ha trovato? - domand.
- Nel cestino della carta straccia - replic lo zio Bollard. - Si ricordi sempre del cestino della carta straccia; assomiglia al bugliolo della spazzatura e lei deve domandare al municipio quanti gioielli, senza contare il denaro e le lettere d'amore, si trovano nei buglioli della spazzatura di San Francisco. Ho dato un'occhiata al cestino mentre lei era di sopra.
Chanen si mise la lettera nel portafoglio, poi telefon alla Polizia. Alla Polizia avevano i connotati di Neuberg; questi era stato testimone all'inchiesta per l'omicidio di Tearle e la sua fotografia con la sua descrizione erano state registrate.
Chanen parl per dieci secondi, dicendo soltanto:
- Parla Chanen. Mandatemi di corsa un agente all'ufficio di polizia di Mile Street.  urgente.
- Mile Street  qui alla cantonata - spieg poi. - Noi andremo subito l, appena avr finito di esaminare la scrivania, e all'agente che ci manderanno ordiner di spedire a tutte le stazioni i connotati di Neuberg. Per telefono non gliel'ho potuto dire. Dopo andremo in Carey Street, in cerca di questo J. J. Williams, chiunque egli sia.
Apr la saracinesca della scrivania, frugandovi dentro. Vi trov delle carte, ma nulla che gli potesse essere utile. Stava per allontanarsi quando un grido soffocato lo fece soffermare. Si sarebbe detto che qualcuno invocasse aiuto e la voce sembrava venire ora dall'alto, ora di sotterra.
Chanen abbass gli occhi sul pavimento, lo zio Bollard fece lo stesso. In terra non c'era tappeto, ma un semplice impiantito di legno verniciato.
- Qui c' una botola - disse a un tratto lo zio Bollard, indicando col dito le commessure del tavolato.
...
.
...
CAPITOLO 15. VICENDE DI KLONDYKE.
...
.
...
Quando Renzo and a terra quella mattina, Klondyke, il quale era salito sulla tolda, attese che Duckers tornasse in cabina. Il ponte era deserto, perch tutti i marinai erano a far colazione, e Klondyke alzatosi si arrampic sul molo; poi, quando fu abbastanza lontano dalla "Maria-Teresa", si guard intorno per trovare qualcuno che gli desse l'informazione di cui aveva bisogno.
Quel perfetto tipo di spia e di sornione, non avendo potuto far quattrini con l'affare delle perle, era riuscito lo stesso ad avere delle notizie che decisamente gli avrebbero fruttato un bel gruzzolo. Aveva visto Sellers venire a bordo. Neuberg, l'armatore della goletta, si trovava in un tal pericolo da rallegrare l'animo ricattatore del guercio.
- Neuberg proprietario della "Maria-Teresa" deve stare in Holt Street - gli disse un impiegato della capitaneria del porto. - Che volete da lui?
- Questo  affar mio - replic Klondyke.
Non si affrett; si ferm prima a un'osteria a far colazione e dopo aver ben meditato il suo piano and in Holt Street, dove non gli fu difficile avere l'indirizzo del suo uomo.
Neuberg era seduto a scrivere alla sua scrivania, quando Gino introdusse Klondyke.
- In che cosa vi posso servire? - domand egli voltandosi sulla sua poltrona girevole per guardare il suo visitatore.
Klondyke si sed accanto alla tavola posta nel centro della stanza, senza aspettare di esservi invitato.
- Non si tratta di quello che pu fare per me, ma proprio del contrario; le porto una notizia.
- Oh! mi portate una notizia?
- Una notizia che vale diecimila dollari e forse anche pi per lei, e altrettanti per la polizia. Io mi contento di duemila.
Neuberg lo guard. Quei due furfanti erano ben fatti per intendersi. Sebbene non si fossero mai conosciuti, fra loro non c'era bisogno n di presentazioni, n di credenziali. Neuberg indovin subito come stavano le cose: si trovava in qualche pericolo, il prezzo dell'informazione era duemila dollari e l'informatore, non appena li avesse ricevuti, sarebbe corso alla polizia per riscuoterne altrettanti o per lo meno per cooperare con essa al suo arresto. Klondyke cercava di vendere del pesce fradicio a un uomo che aveva un odorato pi acuto di quello di un bracco.
L'affarista ebbe l'aria di riflettere un momento, poi apr un cassetto della scrivania e ne trasse fuori un rotolo di biglietti di banca; dal rotolo prese duemila dollari e li pos sulla scrivania, il resto se lo mise in tasca.
- Ecco qui il denaro - disse poi. - Lo avrete se la vostra informazione vale ci che ne chiedete. Siamo intesi? Ebbene, avvicinatevi con la seggiola, perch sono un po' sordo. E ora sentiamo.
In poche parole Klondyke fece il suo racconto, sul cui valore non ci poteva esser dubbio. La partita era persa.
- La nave  arrivata or ora? - domand Neuberg.
- Si  attraccata alle sette e quel giovanotto, Renzo,  saltato a terra appena siamo arrivati alla banchina.
- Ecco i duemila dollari; ve ne dar altri cinquanta se mi fate un favore. Aspettate: devo mandare a prendere dei francobolli.
Neuberg usc dalla stanza e Klondyke l'ud che ordinava a Gino di andargli a comprare i francobolli. Poi torn nella stanza, chiuse la porta e tocc un bottone fissato sulla scrivania. Il pavimento si apr di colpo, inghiottendo bruscamente la vittima, la quale spar con la sedia e tutto, gettando un urlo.
Neuberg si affacci all'orlo del pozzo apertosi nel pavimento e guard nell'oscurit. Nessuno si muoveva laggi e tutto era silenzio. Egli tocc una piastrina d'ottone sull'impiantito e la botola si richiuse, scomparendo completamente alla vista.
Neuberg, esperto ingegnere e carpentiere, aveva preparato da s quella trappola per una sua ragione speciale; poi non l'aveva pi potuta adoperare per lo scopo per cui l'aveva ideata, ma ora era una vera fortuna che l'avesse fatta. Klondyke libero avrebbe costituito un continuo pericolo per lui e se anche le cose si fossero potute appianare in qualche modo, non avrebbe mai cessato di esercitare ai suoi danni il mestiere di ricattatore.
L'affarista sent che la sorte lo favoriva. Torn alla scrivania e, dopo aver meditato per un po' di tempo, si mise a scrivere. Il resto lo sappiamo dal racconto di Gino.
Intanto Klondyke giaceva inerte in cantina, stordito dal colpo, ma senza membra rotte. Quando finalmente torn in s, si mise a urlare invocando aiuto. Finalmente liberato a gran fatica, con l'aiuto di una sbarra di ferro che Chanen aveva mandato a prendere per aprire la botola, si trov faccia a faccia non soltanto con la polizia, ma anche con Renzo. Negare sarebbe stato inutile: raccont perci tutto e fu condotto in Mile Street, dove si scopr che i duemila dollari datigli da Neuberg erano falsi.
- Mettetelo in guardina - disse Chanen, il quale si volt poi all'agente mandatogli dalla Polizia, ordinandogli di far circolare la descrizione di Neuberg fra tutti gli uffici dipendenti, ma con l'ingiunzione di mantenere il segreto con la stampa.
- E ora andiamo in Carey Street, per vedere che razza d'uomo  questo J. J. Williams - disse quando ebbe finito.
Appena l'automobile si fu mossa, Chanen si rivolse allo zio Bollard.
- Forse, ora che sono bene istradato in questa faccenda, sarebbe meglio che la finissi da me. Non voglio trascinare anche loro nel pericolo, perch pericolo ci sar, quando dovremo affrontare il nostro individuo. Perci, se desidera starsene lontano, mi pu lasciare in Carey Street; al resto ci penso io.
- Senta un po' me, invece - disse lo zio Bollard. - Questa partita di caccia  mia, e non ci rinunzierei neppure per cinquantamila dollari. Lei dice che la pu finire da s e pu anche darsi, ma quattro occhi ci vedono meglio di due; e in ogni modo ho diritto di prender parte all'inseguimento, visto che sono stato io a iniziarlo.
- Oh, per me... sono contentissimo di averla con me. Lei sa, signor Bollard, che io non sono uno di quegl'individui che si muovono coi piedi di piombo, perch hanno da portare il peso della loro sufficienza. Eppoi, se si viene a parlare di occhi, riconosco che i suoi sono migliori dei miei.
Lo disse sinceramente, conoscendo molto bene il vecchio Bollard. Perch egli si accanisse tanto contro Neuberg non lo sapeva, ma vedeva che il milionario metteva nell'inseguimento tutto il potere dell'intelligenza e tutta l'energia che gli erano servite ad ammassare le sue ricchezze; altro a Chanen non importava.
L'automobile si ferm al principio di Carey Street e i due uomini scesero insieme, lasciando Renzo ad attenderli.
Carey Street  una strada pulita e abbastanza elegante, fiancheggiata da case ben costruite e da numerose botteghe. Il numero sette portava l'insegna di un dentista, ma non aveva negozi. Chanen che precedeva si trov in un corridoio, in fondo al quale una scala di ferro conduceva al primo piano. A destra del corridoio c'era una porta a vetri smerigliati, sulla quale era scritto:
J. J. WILLIAMS & CO.
- Ci siamo - disse.
Buss, ma nessuno rispose; allora si prov ad aprire e trov che la porta era chiusa con la semplice maniglia. I due uomini entrando si trovarono in una stanza arredata semplicemente con una tavola, delle seggiole, un armadietto, sopra il quale era appeso il vistoso cartello di una compagnia di assicurazione. Il pavimento era coperto da un tappeto rosso, macchiato e bruciato in pi punti dalle brace di sigaro.
- Il padrone  fuori - disse Chanen - ma dal momento che ha lasciato la porta aperta non star molto a tornare. Sediamoci ad aspettarlo.
- Sedersi non costa nulla - assent lo zio Bollard - e sar meglio richiudere la porta perch l'amico tornando e trovandola aperta non si spaventi. Sono convinto che ogni amico intimo di Neuberg debba spaventarsi facilmente di tutte le novit. Ha la rivoltella a portata di mano?
Prima che Chanen potesse rispondere il vecchio Bollard si alz e si avvicin alla cassetta delle lettere fissata sulla porta. Nella cassetta c'era una lettera che egli tir fuori.
- Non c' busta - disse porgendo il foglietto piegato a Chanen perch lo vedesse.
Poi con calma l'apr. Il biglietto era vergato a matita e diceva:
Se non sei partito, il mio indirizzo : "Savoy Hotel, Londra". Parto subito, perch ho premura.
N.
Chanen lo lesse insieme a lui.
- Questo  di Neuberg - disse - e lo deve aver portato da s in quest'ultima ora.
Lo zio Bollard non rispose, si mise a sedere col biglietto in mano. Infine parl.
-  suo certamente ed  stato recapitato a mano, anzi da lui in persona. Non avrebbe affidato un biglietto di questo genere a un messaggero. Che effetti meravigliosi possono risultare dai pi piccoli incidenti, non  vero Chanen? Raccolgo un foglio nel cestino della carta straccia, appena due righe di questo individuo Williams. Veniamo a vedere com' fatto costui, e al tempo stesso troviamo, per cos dire, il piano di Neuberg. Lascia il paese, va all'estero, lo possiamo trovare al "Savoy Hotel", Londra.  chiaro che i suoi affari sono legati a quelli di Williams, e che perci hanno bisogno di comunicare l'uno con l'altro. Non ci resta che mandare un agente a Londra con un mandato di arresto e inchiodare cos Neuberg; chiss, forse anche il suo complice. Un indizio come questo  una cosa meravigliosa.
Lo zio Bollard rise fra s, mentre Chanen prendeva in mano il biglietto.
-  abbastanza chiaro - assent l'agente. - Neuberg deve essersi trovato nell'imprescindibile necessit di avvertire Williams. Questo biglietto basta per arrestare Williams quando viene, se non ha gi preso il largo.
- E basta anche per mandare un agente a Londra con un mandato di arresto per Neuberg.
- Appunto.
- Lei per dimentica una cosa - disse lo zio Bollard. - Dimentica che non diamo la caccia a un Tizio qualunque, ma a Neuberg. Per me credo che si tratti di tutta un'invenzione, di una pania messa apposta per acchiappare i merli. Rifletta bene e vedr. Quest'indizio l'abbiamo trovato nel cestino della carta straccia. Neuberg non  tipo da commettere l'errore di gettare via un pezzo di carta con due righe di scritto cos importanti. Naturalmente tutti possono commettere uno sbaglio, ma visto il risultato, credo piuttosto che Neuberg abbia scritto da s quelle due righe e le abbia gettate nel cestino per farci venire qui. Infatti veniamo e troviamo un biglietto che ci d il suo indirizzo di Londra. Conclusione: si tratta di un indizio inventato per metterci su una falsa pista. Quel tipo faceto credeva di avere la polizia alle calcagna; non aveva fatto i conti con Zaccaria Bollard. Torniamo a guardare quel foglietto.
Chanen tir fuori il pezzetto di carta trovato nel cestino e il vecchio confront i due biglietti.
- Uno  scritto per ritto e l'altro nel modo normale, ma credo che siano ambedue della stessa mano; tuttavia, la differenza che c' sarebbe bastata a ingannare qualunque poliziotto.
- Rida pure della polizia... - cominci Chanen, impermalito.
- Me ne guarderei bene - interruppe l'altro. - ma i suoi metodi sono antiquati.
- E allora vediamo un poco - disse Chanen. - Se questa lettera  stata messa nella cassetta perch ce la trovassimo, Neuberg doveva esser sicuro che Williams non sarebbe venuto stamani, altrimenti c'era pericolo che la trovasse prima di noi. Del resto non sarebbe stato nell'interesse di Williams di venir immischiato in questa faccenda. D'altra parte, Williams  gi stato qui, evidentemente, poich abbiamo trovato la porta aperta.
- Molto probabilmente Williams ha preso il largo con Neuberg. Avranno lasciato la porta aperta apposta perch noi entrassimo e trovassimo la lettera...
- S, capisco quello che intende dire - interruppe Chanen, il quale dopo un momento soggiunse:
- Non sono tanto ostinato come crede, e neppure mi vergogno di accettare i consigli di un uomo come lei. Riconosco che c' molto di vero in quello che dice. E ora se lei dovesse condurre questa faccenda...
- Sono proprio io che la conduco - replic lo zio Bollard. - E, se lei non mi vuole con s, far da solo.
- Appunto; non deve dir cos per. Io sono felicissimo di averla al mio fianco. Volevo appunto chiederle che cosa mi consiglierebbe di fare.
- Prima di tutto, visto che non sono l'Onnipotente e che potrei anche sbagliare, manderei un agente a Londra con un mandato di cattura contro Neuberg. Questo  il procedimento regolare, e i fondi della polizia potranno certo sostenere questa spesa; intanto uno dei vostri uomini far un bel viaggetto. In secondo luogo cercherei di raccogliere tutte le notizie possibili su questo Williams. Cercherei di sapere tutto quello che lo riguarda e di avere una minuta descrizione della sua persona. Non si preoccupi di Neuberg, si concentri su Williams e non lasci l'ufficio senza una guardia. Rimanga qui e faccia un'accurata perquisizione. Io andr in automobile fino a Mile Street per mandare un ufficiale a darle il cambio, e lei gli dia ordini di rimanere qui tutto il giorno, per il caso che venisse qualcuno. Qualche visitatore potrebbe anche capitare senza saper nulla del temporale e cos potrebbe darci qualche informazione. E, finalmente, quando avr raccolto tutte le notizie che potr, venga a casa mia stasera e discuteremo insieme. Vedr che i miei consigli non saranno poi tanto da disprezzarsi. Se avesse bisogno di me prima di sera, mi pu telefonare in ufficio.
- Far come dice e la terr informato - assicur Chanen aprendogli la porta.
Lo zio Bollard usc, e in fondo alla strada trov Renzo che l'aspettava con l'automobile.
- Tutto procede bene - gli disse. - Ora vado in Mile Street e poi in ufficio. Non ci sar da far nulla fino a stasera quando puoi venire a casa mia. Vieni a pranzo da me alle sette. E ora che cosa fai?
- Vado all'"Albergo del Presidio", per vedere se ci sono lettere per me, poi voglio andare al porto a ritirare il mio bagaglio dalla "Maria-Teresa" e a vedere Sellers.
- Rimani in automobile allora. Ti farai accompagnare all'albergo dopo che mi avrete lasciato all'ufficio. E ora parliamo di Sellers - prosegu mentre la vettura si metteva in moto. - Tu dici che ti rendi responsabile della sua persona; poi abbiamo la sua deposizione scritta e firmata, con tutto quello che occorre per confermarla. Tuttavia egli dovrebbe essere in gattabuia, e un altro nei piedi di Chanen ti avrebbe imposto di accompagnarlo subito in Polizia.
- Ma, dato che la polizia non sarebbe mai riuscita a metter le mani su di lui senza di me, ho diritto anch'io di dire la mia. Sellers non pu fuggire perch  sprovvisto di mezzi. Eppoi non ha nessuna intenzione di andarsene; sa di essere un uomo rovinato, e vuole giustizia contro l'uomo che l'ha spinto alla rovina. Non  un malvagio, dopo tutto,  pi una vittima che un furfante, e per dir la verit vorrei salvarlo dalla prigione. In che modo non lo so ancora. Sai che ho qualcosa anch'io e sarei disposto a rendere alla banca la somma di cui si  appropriato; e, del resto, la polizia forse lo lascer andare se riesce ad acciuffare Neuberg. In ogni modo non lo vorrei consegnare nelle grinfie dell'autorit finch non vi sar costretto.
- Vedremo - rispose lo zio. - Io mi preoccupo poco di Sellers, ora che abbiamo la sua deposizione; anche Alman a quest'ora sar certamente dentro. La testimonianza di costui  quella che pi mi preme; ma insomma ne parleremo stasera.
...
.
...
CAPITOLO 16. DECISIONE DI SELLERS.
...
.
...
All'"Albergo del Presidio" non c'erano lettere per Renzo.  vero che egli non aveva parenti che gli dovessero scrivere, ma credeva di ricevere almeno una parola da Morgan, il direttore della sua azienda.
Morgan si occupava quasi esclusivamente da s della parte tecnica, era socio della ditta e aveva facolt di firmare gli assegni. Renzo gli aveva sempre avuto una cieca fiducia e gliela manteneva; tuttavia fu preso da una leggera inquietudine, quando il segretario dell'albergo gli disse che non c'erano n lettere n telegrammi per lui. Pens quindi di telegrafare a Morgan, poi riprese possesso della sua camera e del suo bagaglio, and dal barbiere a farsi tagliare i capelli e finalmente prese un'automobile per farsi condurre al porto.
San Francisco gli era diventata momentaneamente odiosa. Suo zio, Chanen, la polizia, la gente per le strade, la gente negli alberghi, facevano tutti parte della tragedia di Neuberg. Chanen aveva detto che nove su dieci degli omicidi si riducono a fatti molto semplici; e a fatti sordidi, avrebbe potuto aggiungere. L'assassinio di Tearle era sordido infatti, perch era stato commesso per ricavare un utile personale e la sua sordidezza macchiava, agli occhi di Renzo, tutti quegli che in qualche modo vi erano mischiati, tranne Duckers e la Gina.
La Gina e il vecchio capitano erano due persone oneste e semplici; il loro contatto faceva l'effetto di un soffio d'aria pura, l'idea di una tragedia era troppo remota da loro; eppoi la Gina era la Gina.
Forse Renzo non aveva mai detto a se stesso di esserne innamorato. Il loro accordo si era fatto tanto naturalmente e tanto semplicemente, che essi avevano l'impressione di essersi sempre conosciuti e di essersi sempre voluti bene. Erano due buoni amici ed ella gli aveva promesso di essere sua. No, il loro non era una dei soliti amori romantici, ma forse qualcosa di pi solido e di pi duraturo, che avrebbe resistito a tutte le burrasche e a tutti i pericoli.
La Gina era sul ponte quando egli giunse sul molo. L'equipaggio era gi sbarcato e sarebbe tornato quella sera per ricevere la paga ed essere licenziato. Per fortuna Duckers aveva ricevuto dall'armatore denaro abbastanza per fare le paghe.
Mentre Gina gli raccontava tutto questo, Renzo si domand per la prima volta che cosa avrebbe fatto il vecchio Duckers. Non era tanto questione dell'immediato presente, quando del futuro. Con la rovina di Neuberg, Duckers sarebbe rimasto senza impiego. Non valeva dire che era meglio non avere impiego che essere impiegato da un furfante della risma di Neuberg. Un impiego  sempre un impiego; uno degli effetti di quella faccenda alla quale Renzo aveva posto mano, sarebbe stato di metter Duckers sul lastrico.
Il giovane si ricord del curioso antagonismo che la Gina gli aveva dimostrato, il giorno che si era presentato a bordo. Aveva forse sentito che egli rappresentava un pericolo per suo padre, che avrebbe portato sfortuna a tutti e due?
- Sono preoccupato, Gina - le disse. - Le cose non vanno bene a terra. Klondyke se n' impicciato, ma questo te lo racconter poi. L'importante  che Neuberg ha preso il volo, e ora che  rovinato mi preoccupo di sapere che cosa far tuo padre. Per il momento ha perso il posto e un po' per colpa mia.
- Oh, il babbo ha tanto in serbo da poter tirare avanti per un po' di tempo. E non mi pare che la colpa sia tua. Non sei stato tu a spingere Neuberg al male. La colpa di tutto sono Neuberg e Sellers. Sellers  da basso e ti vuol parlare. Ho durato fatica a trattenerlo dallo sbarcare; voleva andarsi a costituire a tutti i costi.
- Si vuol costituire?
-  fatto cos. Prima si rovina, poi per tutto rimedio si vuol costituire. Io mi butterei in mare prima di farlo. Va a sentire quello che dice. Il babbo  andato all'ufficio marittimo, perci nella cabina sarete soli.
Renzo scese e trov Sellers che fumava una sigaretta. La sua valigia, gi pronta, era vicina alla porta.
- Neuberg  fuggito ma non tarderanno a riprenderlo - gli disse Renzo. - Sono tornato per parlare un po' con lei. Ho cercato di non rivelare il luogo del suo nascondiglio, perch non si sa mai quello che pu succedere. In ogni modo non vorrei che andasse a farsi mettere in trappola dalla polizia senza sapere prima come ne potr uscire. La signorina Duckers mi ha detto che lei voleva andare a costituirsi.
-  la verit - disse Sellers. - Dal momento che Neuberg  fuggito, il mio arresto non nuoce pi. Voglio farla finita, ecco tutto. Lo capirebbe anche lei se fosse nei miei panni. Capirebbe benissimo, se avesse avuto anche lei per anni questa spada di Damocle sospesa sulla testa. Io non sono fatto per sopportare una cosa simile; non sono un delinquente, sono stato trascinato a commettere un delitto, e ora sono anni che tremo e mi nascondo, senza aver mai un giorno di bene, sempre con la paura di venire arrestato; e, per di pi, sono torturato dai rimorsi. Ladro e falsario; queste due parole mi perseguitano da anni, peggio della polizia. Oh, capirebbe anche lei se fosse al mio posto. Essere un uomo onesto, dinanzi a Dio, un uomo realmente onesto, eppure essere allo stesso tempo un ladro e un falsario! Fui tentato, sdrucciolai e caddi, ecco tutto. Neuberg s, a El Passo, quando lei mi disse che mi aveva tradito, e quando mi ricordai di tutto il male che mi aveva fatto, l'avrei ammazzato; ora lei dice che  fuggito, ma che lo riprenderanno; e questo  giusto. Ma dacch la punizione sta per raggiungerlo non penso pi a lui, penso a me stesso. C' un solo modo perch io mi possa purificare la coscienza e sentirmi onesto come prima: quello di accettare le conseguenze del mio fallo. Sono come un uomo che ha sulle spalle un carico troppo grave. Quando sar andato dalla polizia e avr detto: "Sono venuto a rivelare quello che ho commesso, e sono pronto a sopportare la pena che mi verr inflitta", mi parr che il peso mi sia caduto di dosso. Questa  una cosa che riguarda me solo.
Renzo rimase un momento in silenzio. Il lavoro che aveva intrapreso gl'insegnava molte cose sulla vita, e la lezione che riceveva in quel momento era sulla verit del fatto che un uomo pu meritare la prigione senza essere un delinquente per la vita, che pu commettere un atto disonesto, senza per questo distruggere la sua onest. Comprese anche tutta l'estensione della folla di Sellers e la sua punizione; se Sellers, appena colto dal rimorso, avesse subito confessato il suo fallo, si sarebbe risparmiato degli anni d'infelicit. La debolezza che lo aveva indotto a cadere, gli aveva anche impedito di risollevarsi e lo avrebbe sempre tenuto in basso, anche senza il fallimento dell'impresa delle perle e senza il supposto tradimento di Neuberg. I due fatti verificatisi quasi contemporaneamente a El Passo avevano provocato la crisi morale che lo aveva trascinato alla confessione prima, e pi tardi al suo sincero desiderio di scontare la pena.
- Non sta a me sviarla dal suo proposito, se la pensa cos - disse dopo un momento di riflessione. - Dico soltanto che ho fatto e sono sempre pronto a fare tutto quanto sta in me per venirle in aiuto. Forse ha ragione lei; per ricominciare la vita con la coscienza tranquilla bisogna che faccia come dice. Quando poi avr scontato la pena cercher il modo di aiutarla. Che cosa si propone di fare per il momento?
- Vorrei andare subito alla polizia - rispose Sellers. - La ringrazio di quello che mi ha detto e di tutto ci che mi promette di fare in mio favore.  una bella cosa avere degli amici. Lei  il primo che incontro dopo tanti anni, e le auguro ogni miglior fortuna.
Renzo accett le parole come un'espressione di ringraziamento da parte di Sellers e dopo avergli stretto la mano si accommiat.
Stava a Sellers il costituirsi. Renzo non si sentiva la forza di accompagnarlo. Prese la Gina in disparte e le spieg che non era riuscito a smuoverlo dal suo proposito. Poi torn a terra, promettendole di tenerla informata di tutto ci che riguardava l'arresto di Neuberg.
...
.
...
CAPITOLO 17. I GIOIELLIERI DI LOS ANGELES.
...
.
...
- Di' un po', zio - incominci Renzo. - Ti dispiacerebbe dirmi perch ce l'hai tanto con lui?
I due uomini erano seduti nel fumoir, quella sera dopo pranzo, in attesa di Chanen che aveva telefonato annunziando la sua visita per le nove.
- Con chi? - domand lo zio, piegando la testa per guardare Renzo, mentre accendeva un sigaro.
- Con Neuberg.
Il vecchio gett via il fiammifero, poi si sporse in avanti sulla sua poltrona, protendendo il labbro inferiore.
- Che te ne importa? - disse. - Perch ti vuoi immischiare nelle cose mie? Non mi piacciono gl'interrogatori.
Renzo fu stupito del suo improvviso cambiamento di umore e dal lampo di ferocia che gl'illumin il viso. Quella semplice domanda doveva contenere un'offesa mortale, a giudicarne dall'effetto che aveva prodotto.
- Scusa tanto - disse subito. - Non  cosa che mi riguardi.
- E allora non te ne occupare. Potrei avere qualcosa contro di lui, come potrei non aver nulla; comunque sia, non ne parliamo.
La porta si apr e il maggiordomo annunzi Chanen.
Lo zio Bollard si alz per riceverlo. Chanen sembrava stanco e depresso. Si accomod in una poltrona e prese un sigaro.
- Siamo andati un po' avanti, ma non troppo - raccont.
- Prima di tutto Neuberg non  stato ancora acciuffato; in secondo luogo abbiamo arrestato Alman che ha fatto una deposizione molto importante per noi e infine  venuto a costituirsi Sellers. C' quanto occorre per mandare Neuberg davanti ai giurati.
- Giacch Neuberg non l'avete ancora preso, non ci occupiamo di lui. Che mi sa dire di Williams?
- Ci vengo ora. Ho perquisito l'ufficio di Williams e non ci ho trovato nulla. Ho lasciato l un uomo di guardia, ma non  venuto nessuno. Per alle quattro  arrivata una lettera e il mio uomo l'ha presa. Eccola qui.  una lettera d'affari che viene da Los Angeles.
Si tolse la lettera di tasca e la porse allo zio Bollard. La carta era intestata:
LUIGI BOEHMER, GIOIELLIERE; 10 PINE AVENUE, LOS ANGELES
e diceva
Caro signor Williams,
Dopo che le ebbi scritto ieri, ho riflettuto alla proposta e credo meglio accettare il prezzo che la sua amica Madame Desages offre per le perle. Gli affari non vanno troppo bene in questo momento e ci sono pi venditori che compratori. Sar lieto se acconsentir anche lei. Come le ho gi detto, le perle sono in mano della signora Desages che  pronta a pagarle in contanti.
LUIGI BOEHMER
Lo zio Bollard si era seduto e aveva inforcato gli occhiali per leggere la lettera. A lettura finita se li tolse e li ripul con un fazzoletto di seta:
- Non ha telefonato alla polizia di Los Angeles per avere informazioni di questo Boehmer, vero?
- Ancora no.
- Benissimo. E ora mi dica: ha scoperto chi  questo Williams, che razza d'uomo sia, e ogni cosa?
- S:  piccolo di statura, di una certa et, non brutto, tutto sbarbato, di carnagione scura, vestito con molta accuratezza. Questo l'ho saputo dalle persone che bazzicano nella casa dove egli ha il suo ufficio. Mi hanno detto che deve essere una specie di commissionario, per quanto nessuno abbia saputo dire in che consista la sua professione. Mi hanno detto anche che in ufficio ci sta poco e che la sua stanza  quasi sempre chiusa.
- Ho cercato il suo nome nell'indicatore - disse lo zio Bollard; - dice "J. J. Williams e Co. Commissionari". Avevo gi cominciato a sospettare di qualcosa, prima che lei mi dicesse tutto questo. Ecco dunque, secondo me, come stanno le cose. Innanzi tutto abbiamo Neuberg. Pippo Neuberg si occupa da anni di ogni genere di affari, e fra l'altro della vendita delle perle, le pi belle perle coltivate che sia possibile di trovare sul mercato. Questo per nessuno lo sa qui a San Francisco; egli ha sempre condotto questo commercio con la massima segretezza, prima di tutto perch le perle non sono naturali, poi perch se si sapesse il modo col quale si  procurato il segreto per coltivarle, andrebbe dritto dritto sulla forca. Ha dunque trafficato dietro un paravento, di questo siamo sicuri, con l'aiuto di qualche sensale. Abbiamo poi questo Williams, col quale Neuberg ha dei rapporti tanto intimi da poter dire che i due uomini sono come due anime in un corpo solo. Ora scopriamo che Williams  in relazione con un gioielliere di Los Angeles e che ha delle perle da vendere. Si pu ragionevolmente supporre che Williams sia il paravento, l'uomo impiegato dall'amico Pippo per servir da intermediario nella vendita delle perle.
- S - disse Chanen - a questo ci avevo pensato anch'io.
- Ah s? Allora aspetti un momento. Ha detto di aver perquisito l'ufficio di Williams senza trovarci nulla?
- Nulla. C'era carta, penne, calamaio, ma neppure una lettera... neppure un briciolo d documenti di nessun genere.
- Appunto. Ebbene, allora, non le  venuto in mente che arrestando Williams avrebbe arrestato Pippo Neuberg?
- Si capisce che l'arresto dell'uno faciliter l'arresto dell'altro.
- Non faciliter niente. Non ha pensato che sono una sola persona? Che Williams e Co.  semplicemente Neuberg; che egli  Williams e il socio in una sola persona?
- No - disse Chanen - non ci ho pensato.
- Ma ci ho pensato io - disse lo zio Bollard. - Ho sentito subito che ci doveva essere sotto un mistero di questo genere. Me ne sono pi che mai convinto leggendo la lettera di Boehmer e dopo la sua descrizione di Williams che si addice benissimo a Neuberg. La cosa  chiara come luce del sole. Pippo Neuberg aveva bisogno di un complice discreto: nulla di pi facile per lui che prendere in affitto un buco d'ufficio a nome di Williams & Co., in una parte della citt dove non era conosciuto: gli bastava una stanza in cui andare a scrivere qualche lettera e ricevere gli assegni. Se poi anche, per un caso qualunque, la cosa si fosse venuta a risapere, non sarebbe stato un gran male; avrebbe sempre potuto dire: "S, sono il socio di Williams e mi occupo io degli affari della ditta". Ma questo era una contingenza che molto difficilmente si sarebbe presentata, e probabilmente egli trattava tutti i suoi affari con persone che abitano lontano da qui, come questo Boehmer. Posso sbagliare, ma credo di aver ragione.
- Sarebbe un'idea originale quella di servire da complice a se stesso - disse Chanen.
-  vero - rispose lo zio Bollard. - Ma non c' nulla di male ad avere delle idee originali. Non si preoccupi dunque della novit dell'idea, rifletta invece alla sua possibilit. Quali sono le sue obbiezioni?
- Ragioniamoci sopra - disse Chanen. - Non divido la sua opinione, ma sviluppiamola un poco: Neuberg ha delle perle di coltura da vendere, perle che un uomo poco esperto in materia non saprebbe distinguere da quelle naturali; ma i gioiellieri, almeno quelli americani, non sono gente inesperta, perci bisogna ammettere che Boehmer sia a parte del segreto. Bisogna dunque che Neuberg, col nome di Williams, sia riuscito a entrare in rapporti con Boehmer e a farsene un complice; senza che Boehmer abbia mai sospettato che il vero nome di Williams  Neuberg, ci che  anche possibile; o pu anche darsi che Boehmer non sia stato affatto ingannato, ma, a parte del segreto, sappia che il nome di Williams  stato adottato per evitare complicazioni a Neuberg a San Francisco. Tutto questo va benissimo: mi sembra per che nella sua ipotesi ci sia un difetto sostanziale.
- E sarebbe?
- Sarebbe questo: se come lei s'immagina, Neuberg ha lasciato quel biglietto nel cestino per farci andare nello studio di Williams, sembra inconcepibile che l'abbia fatto se lui e Williams sono una sola persona. Ci pensi un po'. Sono anni che egli continua questa frode; possibile che voglia mandare la polizia proprio nel luogo dove essa viene commessa?
- Dimentica per che doveva fuggire, e che perci gli premeva di mettere la polizia su una falsa traccia, anche soltanto per un giorno o due, il tempo sufficiente per mettersi in salvo. Dice anche lei che nell'ufficio non c'era nulla che lo potesse tradire; ma quel buon uomo non aveva fatto i conti con la Provvidenza, la quale ha fatto s che questa lettera ci arrivasse proprio al momento opportuno. Neuberg sperava di confondere la polizia, mandandola alla sua ricerca verso Londra o per lo meno di metterla fuori strada per due o tre giorni. Questa almeno  la mia opinione.
- Ma anche cos, e anche supponendo che lei abbia ragione...
- Se ho ragione  probabile che Neuberg abbia fatto una corsa fino a Los Angeles; da questa lettera si capisce chiaramente che Boehmer ha in mano qualcosa che gli appartiene; delle perle da vendere o il denaro ricavatone. Non  impossibile che sentendosi abbastanza sicuro per il momento, e non sapendo nulla di questa lettera caduta nelle nostre mani, si sia provato ad andare a Los Angeles per cercar d'incassare:  un uomo audace, e tutto dipende dal suo stato finanziario. In ogni modo ora tocca a noi.
- Possiamo telefonare.
- Pu telefonare se vuole imbrogliar le cose. Che vorrebbe telefonare? Non lo pu fare arrestare quando scende dal treno, perch novantanove volte su cento si sar travestito, e se vedesse degli agenti di polizia che esaminano i passeggeri, si spaventerebbe subito. Sa benissimo anche lei che un agente qualunque sarebbe subito riconosciuto da un uomo come Pippo. Lo so che la tentazione  forte, ma non ceda: lasci fare a me.
Si alz, and a un armadietto vicino alla porta e scelse un sigaro lungo non meno di venti centimetri. Tutti quelli che conoscevano le abitudini dello zio Bollard, avrebbero potuto dire che quando accendeva uno di quegli enormi sigari, mai offerti a nessun visitatore, voleva dire che si sentiva un po' agitato, come quella sera dell'importantissimo affare di granaglie che mand in rovina il suo maggior rivale sulla piazza.
- La situazione  questa - riprese dopo aver fumato per un momento in silenzio. - Il treno del pomeriggio per Los Angeles  partito dalla Terza Strada oggi alle cinque, e per me scommetterei un dollaro contro un centesimo che Pippo viaggia precisamente su quel treno. Se  cos, domattina alle dieci sar nell'ufficio di Boehmer. Arriver a Los Angeles molto prima di quell'ora, ma  difficile che Boehmer vada in ufficio prima delle dieci. Naturalmente potrebbe andare anche a casa di Boehmer, o questi potrebbe abitare sopra l'ufficio; prendo l'ipotesi pi probabile. Ora sono quasi le dieci; non ci sono pi treni che ci possano essere utili.
- Appunto - disse Chanen. - Siamo dunque costretti a telefonare.
- Telefonare no. Vada a casa a fare la sua valigia e si trovi nella Terza Strada alle undici in punto. Anche tu - disse rivolto a Renzo. - Io intanto telefono che ci preparino un treno speciale.
- Un treno speciale per Los Angeles?
- E per dove, dunque?
Il vecchio and al telefono posto sul tavolino e chiam la Compagnia ferroviaria "Southern Pacific".
Renzo e Chanen ascoltarono in silenzio. Anche per Renzo che non conosceva bene le distanze e la spesa che sarebbe occorsa, quel gesto aveva qualcosa di grandioso, che si rifletteva sulla figura scimmiesca dello zio Bollard, in piedi davanti al tavolino col ricevitore del telefono all'orecchio e il sigaro fuori misura in bocca.
Il patrimonio dello zio Bollard era valutato a dieci milioni di dollari; chi avesse detto venti si sarebbe avvicinato di pi alla verit, perch egli aveva un'infinit di attivit patrimoniali segrete, comprese tutte le probabilit di guadagno sui terreni comprati nel 1907, quando, cio, valeva la pena di comprarli.
La sua sostanza si aggirava sui dieci o venti milioni; l'uomo da lui perseguitato con tale instancabile energia non valeva un soldo, era un miserabile, mosso da miserabili motivi. Renzo sapeva benissimo che lo zio Bollard poco si curava dell'assassinio di Tearle, del quale si serviva soltanto per catturare la preda: ma perch? Perch un milionario come lui doveva muovere cielo e terra, far venir gi delle valanghe d'oro, e, tutto, solo allo scopo di schiacciare uno scarafaggio?
- Sei tu, Case? - disse lo zio Bollard. - Come stai? Io bene, grazie. Ah s? Ebbene, senti; ho bisogno di uno speciale che mi porti di corsa fino a Los Angeles; si tratta di una cosa urgentissima; bisogna che parta alle undici, non pi tardi. Come dici? Ebbene, fai sgombrare la linea. No,  inutile, non voglio nessun altro treno; voglio uno speciale che voli per conto mio; non perdiamo tempo in chiacchiere inutili. Benissimo. Nella Terza Strada, alle undici precise. Buona notte! - Riappese il ricevitore.
- E ora - disse agli altri due - andate subito a fare le valige, perch pu darsi che ci dobbiamo fermare un paio di giorni. Lei ha bisogno del permesso della polizia, Chanen?
- No; ho libert di andare dove voglio e di fare quello che mi pare; quello che c' da fare a San Francisco lo far Macklin. Telefoner che vado nel Sud a seguire una traccia nuova, e basta.
Usc con Renzo. Nella Pacific Avenue, mentre cercavano un'automobile, Chanen osserv al suo compagno:
- Ecco com' fatto il signor Bollard; prende il tram per risparmiare un dollaro e ordina un treno speciale quando gli accomoda. Gli coster chiss quanto, e non gli far guadagnare molto tempo, perch c' un treno pi tardi che avremmo potuto prendere benissimo: ma  fatto cos.
- Secondo me disse Renzo - non vuol soltanto guadagnar tempo, ma vuol fare le cose in grande stile, come se il far impiccare Neuberg fosse l'occasione per una gran festa; egli nutre un odio feroce verso di lui.
-  un tipo curioso e non vorrei davvero trovarmelo per avversario. Eppure c' qualcosa in lui che piace, nonostante tutto.
- S, provo anch'io la stessa impressione.
I due uomini si separarono. Renzo and al suo albergo a prendere la valigia e Chanen and a casa.
Dieci minuti prima delle undici giunsero tutti e due nella Terza Strada, dove trovarono il treno che l'incantesimo dell'oro aveva fatto approntare. Due vetture, tra un vagone speciale di frenatura per assicurare la stabilit del convoglio e una grossa locomotiva per dargli le ali; tutt'insieme un prodigio maggiore di quanto Aladino non abbia mai prodotto con la sua lampada fatata.
E il mago in persona arriv con la sua automobile. Un vecchietto che sembrava uno scimmiotto nel suo pastrano color tabacco, il cappello messo un po' di traverso e la valigia in mano. Aveva tutta l'aria dell'esattore di una piccola azienda, di un personaggio senza nessuna importanza.
- Salite, ragazzi - disse lo zio Bollard che si volt a dire una parola al capostazione.
Poi anch'egli sal, lo sportello fu richiuso e il treno si mosse.
...
.
...
CAPITOLO 18. LA CITT DEGLI ANGELI.
...
.
...
Ci sono due luoghi famosi nel mondo in cui le palme sono cadute sotto l'ascia per far posto alle crescenti citt: Nizza, sulla costa meridionale della Francia, e Los Angeles in California.
Coloro che hanno conosciuto Los Angeles quarant'anni fa, invano si guarderebbero intorno cercando di riconoscerla; sembrerebbero gente in cerca di un cantuccio solitario, in mezzo al via vai di una metropoli. La ferrovia del "Southern Pacific" ha pi di ogni altro contribuito al cambiamento, unendo con un grande anello New Orleans, la Citt degli Angeli e San Francisco.
Per le strade di questa sorprendente citt di Los Angeles s'incontra una folla diversa da quella di qualsiasi altro luogo del mondo; gente di Galveston, New Orleans, San Francisco, Sinaloa, Durango e San Luigi Potosi, tutta riunita dalle lunghe braccia della "Southern Pacific". Vi s'incontrano europei, giapponesi e cinesi; celebrit che conosciamo benissimo, con le quali abbiamo pianto e riso, pur senza scambiar con loro una parola: Charlot che esce da un negozio, senza che questo gli crolli addosso, Douglas Fairbanks in automobile, che attende con angelica pazienza, senza nessuna acrobazia, che il traffico riprenda il suo corso per poter continuare la sua strada. Uomini poveri un anno fa, ora ricchi, grazie a Hollywood; uomini che un anno fa promettevano mirabilia, e non hanno poi saputo mantenere le loro promesse. E finalmente vi s'incontrano gli amanti dello sport che vengono per le grandi partite di pesca sulla costa e nelle isole del Pacifico. Gente la quale non sogna altro che pesci e passa delle mezze giornate a discutere sulle virt delle proprie lenze. Il negozio di Boehmer nella Pine Avenue racchiudeva tutto quanto poteva solleticare il gusto di questa folla cosmopolita e spendereccia. Simile in questo a Lafitte di Parigi e Tiffany di Londra, non presentava che pochi oggetti nelle sue vetrine, ma quei pochi di un indiscutibile valore. La Compagnia dei brillanti Esparto, a poca distanza di l, faceva delle mostre scintillanti, che richiamavano l'attenzione della folla. Boehmer si contentava dell'ammirazione di pochi intenditori e specialmente di coloro che la pretendevano al buon gusto.
Con tutto ci era un gran ciarlatano.
"Boehmer gioielliere dell'antica Corte di Francia", diceva la scritta sulla sua porta. Discendeva infatti, o cos asseriva la leggenda, da quel Boehmer della ditta Boehmer & Bossanges, i gioiellieri di Luigi XV che ebbero poi tanta parte nel processo della Collana. In realt era figlio di un pasticciere arlesiano e della sua origine conservava soltanto il tipo prettamente meridionale e una gran barba che gli copriva le guance fino agli occhi.
La merce della sua bottega non gli apparteneva, ma era da lui venduta dietro un adeguato compenso. La maggior parte di essa proveniva dalla Compagnia dei brillanti Esparto, che aveva il suo negozio nella stessa strada e il cui motto era: "Gioielli per tutte le borse".
Fu nel negozio di questo individuo, intento a discorrere dietro il banco scintillante con uno dei suoi commessi, che Chanen e lo zio Bollard fecero il loro ingresso. Renzo era rimasto all'albergo dove erano scesi venendo dalla stazione, perch Chanen aveva trovato che tre persone erano troppe per la visita di quella mattina.
Chanen, che non sapeva assolutamente nulla dei veri rapporti che correvano fra Neuberg e Boehmer, non aveva preparato nessun piano d'attacco. Voleva semplicemente sapere se Neuberg si era presentato al negozio e in caso affermativo dove fosse possibile trovarlo.
Ora non c' commerciante disposto a dare l'indirizzo di un cliente a uno sconosciuto. Poco importa che il nome e l'indirizzo si possano trovare nell'indicatore generale; la loro regola invariabile  quella di non comunicarlo.
Il piano che Chanen aveva formato l per l era quello di attaccare risolutamente, di prendere il gioielliere di sorpresa, di fargli paura e di metterlo cos subito dalla parte della legge. Appena entrato, riconobbe subito per Boehmer l'uomo barbuto, avendolo sentito chiamare dal commesso, e se ne trov un po' sconcertato. Non aveva fatto i conti con quella barba che nascondeva completamente l'espressione del viso. Forse era anche possibile coglierlo di sorpresa; ma sarebbe stato difficile accorgersene; a prima vista il gioielliere non aveva l'aria di lasciarsi spaventare tanto facilmente.
Quasi tutti gli atti della vita variano a seconda della personalit degl'individui; per riuscire bisogna saper leggere il proprio antagonista, conoscere il suo tipo, saper capire quando mente e quando dice la verit. Lo zio Bollard, con quel suo cervello che lavorava in perfetta corrispondenza con quello di Chanen, cap subito che affrontando Boehmer per cercare di spaventarlo non si sarebbe ottenuto nulla da lui. Prese subito l'iniziativa per conto suo.
- Vorrei vedere degli anelli; voglio un semplice anello d'oro, da regalare al mio amico qui.
Boehmer tir fuori un vassoio di anelli.
- Scegli pure, Sam - disse il vecchio a Chanen.
Tir poi fuori un portafoglio pieno zeppo di biglietti di banca e, mentre Chanen sceglieva un anello, si mise a guardare le gemme chiuse dietro ai vetri, chiedendo il prezzo dell'una o dell'altra.
- Torner un'altra volta - disse poi, mentre pagava l'anello scelto da Chanen. - Sono stato indirizzato qui da un mio conoscente di San Francisco, un certo Williams che  anche lui nel commercio delle gioie a quanto credo.
- Chi, il signor J. J. Williams?
- Appunto. Mi ha detto che lei lo conosce molto bene.
- Lo conosco benissimo, infatti - disse Boehmer. -  un po' di tempo che non lo vedo, ma gli ho scritto in questi giorni per un affare. S,  anche lui nel nostro commercio.
- Perle? - domand lo zio Bollard.
- S, perle. Fa un gran commercio di perle, e anzi le dir che a tutti gli amici del signor Williams sono solito fare uno sconto del dieci per cento sui pagamenti in contanti. Cos se qualcuno di questi anelli le piacesse, specialmente quest'ultimo...
- Ritorner - interruppe lo zio Bollard. - Se non ho gi speso tutto. Los Angeles  una citt dove il denaro se ne va come il vento. Williams me ne aveva gi avvertito.
- Eh s, generalmente si diverte un poco, quando viene qua - disse Boehmer ridendo, mentre riponeva gli anelli nelle vetrine.
- Gli piacciono le belle figliuole - osserv con un sorriso lo zio Bollard.
Bohemer non disse nulla, ma ebbe un gesto delle mani molto significativo.
Quando furono fuori Chanen rise senza allegria.
- Siamo rovinati. Qui non c' stato - disse. - Lei  riuscito a sapere la verit da quel barbone, senza svelargli il nostro scopo, ma abbiamo fatto fiasco. Eccole il suo anello.
- Pu tenerlo, io non so che farmi di gioie. E ora riflettiamo un poco. Prima di tutto, come ho detto anche a lei, qui non c' stato. Boehmer ha detto la verit, su questo non c' dubbio. E in secondo luogo Boehmer non sospetta che non sia un commerciante onesto; non avrebbe detto quello che ha detto se avesse creduto che le perle fossero coltivate. Terzo: l'amico  stato diverse volte qui per trattare affari con Boehmer e per spassarsela.
- Proprio cos, e questo mi sembra che dia il colpo di grazia alla sua ipotesi che Williams e Neuberg siano una stessa persona. Neuberg venendo qui a trattare affari e a divertirsi non avrebbe potuto venire travestito; i travestimenti sono di prammatica soltanto nei romanzi.
- E perch non avrebbe potuto venire com'? - domand l'altro. - Sarebbe stato difficile che qualcuno dei suoi amici lo incontrasse qui, e in ogni modo che male ci sarebbe stato? Boehmer non avrebbe potuto dir nulla. Non  un delitto farsi conoscere col nome della propria ditta,  una cosa che si fa comunemente.
- E se Boehmer fosse andato a fargli visita a San Francisco?
- Sarebbe andato al suo ufficio. No, creda, non c' nulla che impedisca di credere all'identit di Williams con Pippo; c' anzi una cosa che me la conferma. Ha sentito quando ho detto delle belle figliuole? Ebbene, il peccato pi grosso di Pippo  quello di correr dietro alle gonnelle.  sempre stato un buontempone, ma gli spassi e gli affari sono due cose diverse, e il nostro allegro compare se ne accorger a sue spese. Venga, torniamo all'albergo.
Tornarono all'albergo, dove Renzo li aspettava. Zaccaria Bollard aveva fissato un appartamento, e ora condusse i suoi ospiti nel salottino di cui richiuse la porta, pregandoli di sedere.
Chanen si mise a sedere di malagrazia. In tutta quella faccenda si era lasciato sempre guidare, o almeno aveva raramente guidato lui, lasciandosi dominare dalla potente personalit del vecchio.
- Prima di tutto vorrei dirle, con tutto il rispetto, signor Bollard, che a parer mio abbiamo seguito una falsa pista - disse appena fu seduto. - Per me non credo che Neuberg abbia lasciato San Francisco, e se l'ha lasciato a quest'ora sar probabilmente in viaggio per Londra.
- Pu darsi che abbia ragione, come pu darsi che abbia torto; questo si vedr. Per il momento parrebbe che avessi torto io, non  vero? Avevo fatto conto che Neuberg arrivasse qui stamani, che andasse subito da Boehmer a concludere l'affare delle perle e a ritirare il denaro. L'unico motivo che avessi per crederlo era che mi sentivo sicuro che Neuberg, anche costretto a prendere la fuga, non avrebbe volontieri rinunziato a quella somma. Mi dia la lettera che Boehmer gli ha scritto.
Chanen tir fuori la lettera trovata nella cassetta dell'ufficio, e lo zio Bollard la rilesse forte a tutti e due:
Caro signor Williams,
Dopo che le ebbi scritto ieri, ho riflettuto alla proposta e credo meglio accettare il prezzo che la sua amica Madame Desages offre per le perle. Gli affari non vanno troppo bene in questo momento e ci sono pi venditori che compratori. Sar lieto se acconsentir anche lei. Come le ho gi detto, le perle sono in mano della signora Desages che  pronta a pagarle in contanti.
LUIGI BOEHMER
- Mi pareva dunque ragionevole supporre che l'amico avesse tentato di fare una corsa fin qui per portarsi via il ricavato delle perle.
- Ma la lettera non l'ha ricevuta - interruppe Renzo. -  arrivata dopo la sua fuga.
- Ma dice anche: "Dopo che le ebbi scritto ieri". Pippo, dunque, ha ricevuto la prima lettera e ha saputo tutto: anche che la signora ha trattenuto le perle ed  disposta a pagarle in contanti. Mi sembrava dunque plausibile che avesse fatto una corsa fin qui per concludere l'affare e prendersi il denaro. Da Boehmer non c' stato, ma ora si tratta di sapere se passando al di sopra del mediatore, non sia andato direttamente da quella signora. Questa  una sua amica, come avete sentito;  facile dunque che sappia che i due lavorano insieme. Non potrebbe essere andato da lei per dirle che hanno deciso di accettare la proposta e offrendole di rilasciarle una ricevuta? In tal modo avrebbe spogliato il socio della sua parte,  vero, ma dopo tutto, un delitto di pi o di meno che volete gli possa importare? A San Francisco  ormai finita per lui, e non avr pi bisogno di Boehmer. Occorre dunque cercare in tutti i modi di avvicinare quella signora.
Anche gli altri riconobbero la ragionevolezza di quella supposizione. Il denaro poteva benissimo aver tentato Neuberg a correre a Los Angeles, e la possibilit di prendersi ogni cosa per s poteva averlo indotto ad andar subito dalla cliente, senza farsi vedere da Boehmer.
Sulla tavola c'era un indicatore generale e lo zio Bollard si mise a sfogliarne le pagine.
Renzo ripens a una scena alla quale aveva assistito in Inghilterra dalla cima di un poggio. Dei cani inseguivano una lepre, la lepre si credeva ormai al sicuro e si teneva accoccolata in un campo, sotto di lui; in distanza i cani seguivano con sicurezza tutti i giri e rigiri fatti dalla preda, avvicinandosi sempre pi con l'inesorabilit del fato alla loro vittima inconsapevole. E ora, guardando il vecchio che svoltava le pagine dell'indicatore, gli parve di rivedere la stessa scena, con la differenza che ora era Neuberg al posto della lepre e lo zio a quello dei cani.
Zaccaria Bollard pos il libro sulla tavola.
- No, non c' nessuna Madame Desages n a Los Angeles, n a Hollywood; per lo meno non figura sull'indicatore. Pensiamo un poco: ci occorre il suo indirizzo, e l'unico che possa darcelo  Boehmer.
- Il quale non dar mai l'indirizzo di una cliente a uno sconosciuto, - disse Chanen che si era alzato per avvicinarsi alla finestra.
- Un avventore non  uno sconosciuto agli occhi di un commerciante. E che cosa sono io, se non un avventore, al quale spera di vendere domani un anello di brillanti di tremila dollari? Ma naturalmente non posso andar da lui a chiedergli di punto in bianco l'indirizzo di Madame Desages.
- Evidentemente - assent Chanen guardando l'orologio. - E se anche le riuscisse di averlo, dubiterei che le potesse servire a qualcosa. Per parlar proprio franco, signor Bollard, torno a dirle che lei, secondo me, segue una falsa pista. Non credo che Neuberg abbia lasciato San Francisco, e in ogni modo non credo che sia venuto da queste parti. Stando cos le cose,  mio dovere dirle come la penso io, o per lo meno  mio dovere informare i miei superiori, per poi seguire la mia idea e continuare a modo mio le ricerche.
- Mi vuol lasciare dunque. E se poi trovo questo furfante...
- Lo arresti. Chiami la polizia, lo fermi...  dovere di ogni privato cittadino di fermare e arrestare un delinquente sfuggito alla giustizia. Soltanto - concluse Chanen ridendo - si assicuri bene di arrestare proprio lui, perch il privato cittadino in certi casi si espone a una querela per danni.
- Vada, vada - disse lo zio Bollard. - Torni pure a San Francisco e non si confonda a darmi dei consigli. Vada a far vedere a Hennessy codesto anello, e gli dica che come  certo che lei l'ha al dito cos  certo che il vecchio Bollard gli porter Pippo Neuberg prima della fine della settimana: o, se non porto Pippo, porter almeno la sua pellaccia. Se vuole, pu ordinarsi un altro treno speciale per tornare indietro. Come vuole; in ogni modo il suo conto qui  gi pagato, perci non c' nulla che la trattenga se desidera di andarsene. Sicch le dico addio, e le telegrafer tutto quello che c' di nuovo.
Chanen salut anche Renzo e se ne and. Il vecchio Bollard richiuse la porta e accese un sigaro.
- Forse faremo meglio senza di lui - osserv. -  vero che  un poliziotto, e che in un caso di questo genere fa comodo di avere la polizia alle spalle; se riusciremo ad acciuffare il nostro uomo, l'unica cosa di cui mi preoccuper sar quella di tenerlo stretto finch la polizia non gli abbia messo le mani addosso. Ma ora non ci pensiamo; preoccupiamoci di questa signora Desages. Prima di tutto fai una corsa gi per sentire se il segretario dell'albergo ti sa dir nulla di lei. Se  una persona conosciuta pu darsi che ci sappia dire dove sta.
Renzo scese e torn quasi subito. Il segretario dell'albergo non conosceva nessuno di quel nome.
- Allora bisogna per forza ricorrere a Boehmer - disse lo zio Bollard cercando il numero del gioielliere nell'elenco dei telefoni.
- Ci vuole un colpo maestro, improvviso e destro, come quello che occorre per sloggiare una patella dal suo scoglio.
- Pronto - disse al telefono. - Parlo con Boehmer? Io sono l'amico del signor Williams. No, non volevo parlare dell'anello di brillanti. Probabilmente verr da lei domani per l'anello. Ora le volevo parlare di un telegramma che ho avuto da Williams, il quale mi prega di andare da una certa signora Desages a farle un'ambasciata; ma si  dimenticato di mettere l'indirizzo nel telegramma. Lei non lo saprebbe, per caso? Come dice? Magnolia Avenue, N 72. Grazie tante; buon giorno.
Riappese il ricevitore.
- Proprio come una patella da uno scoglio - mormor fra i denti, prendendo il cappello e precedendo il nipote.
...
.
...
CAPITOLO 19. ALLE CALCAGNA.
...
.
...
Hollywood, la capitale del cinematografo, attende ancora il suo Zola. Ci non significa che una dozzina di Zola non potrebbero trovar materia per altrettanti romanzi, simili a quelli sui Rougon-Macquart, perch questo centro di attivit, questo ricettacolo di lavoro incessante e duro, di pietosi insuccessi e di trionfi insperati, attira non soltanto tutte le bellezze del mondo, ma anche tutto ci che segue le cose belle, compresa la ricchezza.
Madame Desages conduceva da parecchi anni il suo commercio nella Magnolia Avenue, e il suo nome non figurava sull'indicatore generale, soltanto perch negli affari ella adoperava quello di sua sorella, Madame de Lorme. Le due sorelle erano donne d'intelligenza non comune, occupate in un genere di affari un po' misto, ma perfettamente legittimo, che si aggirava in modo speciale sui costumi e sui lavori di uno dei principali "studi". Talvolta esse vendevano anche dei gioielli, dietro il compenso di una piccola provvigione, ma questo commercio, in mani oneste come le loro, rendeva pochissimo. Le due sorelle erano di origine irlandese, erano ancora signorine e i nomi da loro assunti erano nomi ad uso del commercio.
La casa al numero settantadue era una costruzione isolata, circondata da un giardinetto, nel quale crescevano delle palme e dove delle grosse calle fiorivano nelle aiuole. Quando lo zio Bollard e Renzo suonarono alla porta, furono informati dalla cameriera venuta ad aprire che Madame Desages era assente, ma che Madame de Lorme li avrebbe potuti ricevere.
Furono introdotti in un salottino e prima che avessero avuto tempo di sedersi, comparve Madame de Lorme, una donnetta di circa trentacinque anni, un po' avvizzita e con quell'espressione stanca che sempre si vede sul viso delle donne d'affari.
- Perdoni se la disturbo - disse lo zio Bollard. - Ma avevo bisogno di vedere Madame Desages per un affare importantissimo e forse lei mi sapr dire dove la potrei trovare.
- Mia sorella  a Avalon, nell'isola di Santa Catalina - rispose la signora. - Abbiamo col una casetta dove ella  andata per riposarsi un poco. Se crede che possa fare io, o se vuol lasciarmi un'ambasciata...
Ora lo zio Bollard era un vecchietto molto intelligente, ma a questo punto commise uno sbaglio proprio inesplicabile. Aveva avuto l'indirizzo che desiderava e invece di dire: "Grazie, ma si tratta di una faccenda privata per cui sar meglio che le parli personalmente", sent il bisogno di spiegare:
- No grazie. Il signor Williams mi ha pregato di venir dalla signora Desages per riferirle una cosa di una certa importanza; andr ad Avalon per farle la mia ambasciata direttamente.
Per fortuna, da questo sbaglio, in fin dei conti, deriv un bene.
- Il signor Williams di San Francisco? - domand la signora de Lorme.
- Appunto.
- Ma come?!
La signora si alz e and a staccare dal muro una fotografia che fece vedere al suo visitatore. Era una fotografia di Neuberg.
Lo zio Bollard dur fatica a frenarsi, scorgendo quel ritratto che dava cos pienamente ragione alle sue previsioni. Anche Renzo che guard la fotografia al disopra delle spalle dello zio, riconobbe immediatamente Neuberg, da lui visto a bordo della "Maria-Teresa".
- S,  lui - disse lo zio Bollard.
- E ha da fare una sua ambasciata a mia sorella?
- S.
- Ma come  possibile? Se il signor Williams in persona  stato qui stamattina, poche ore fa, a cercarla!
Lo zio Bollard balz in piedi, come morso da una vipera.
- A cercar di lei? Lo sapevo io, lo sapevo... Che ti avevo detto? - prosegu voltandosi a Renzo - Che cosa avevo detto a Chanen? Scusi tanto signora - riprese, rivolgendosi di nuovo alla donna - se non le dispiace, vorrei dire due parole al mio amico qui, dopo di che sar pi facile che possa spiegarle tutto. Fuori nel vestibolo staremo benissimo.
Si trascin dietro Renzo, prendendolo per un braccio e lasciando nel salotto la donna stupefatta. Meno di due minuti dopo era di ritorno.
- Il mio amico conviene con me che  meglio dirle la verit - disse subito. - Il fatto  che siamo alla ricerca di questo Williams.
E in poche parole le spieg tutto. Aveva capito di avere a che fare con una donna onesta, per cui la sua audacia era giustificata.
Madame de Lorme aveva sempre diffidato di Neuberg, o Williams come lei lo chiamava. Sua sorella non divideva la sua antipatia, perch Neuberg aveva saputo accecarla. Costui era uno di quegli uomini che sanno farsi benvolere da quasi tutte le donne, di cui poi fanno tutto quello che vogliono. Nel caso di Madame Desages, se ne era fatto uno strumento per la vendita delle perle, e poich ella conosceva quasi tutti i divi della compagnia cinematografica Klickman & Co., le capitava di frequente l'occasione di collocare i gioielli a un prezzo elevato. Neuberg le era stato presentato da Boehmer che la considerava come una collaboratrice preziosa, e infatti, anche in quell'ultimo affare, le era riuscito di trovare una compratrice che Boehmer non avrebbe mai saputo scovare. Succede cos nel commercio dei gioielli, nel quale le trattative fra il sensale del gioielliere e il cliente sono sempre pi lucrose dell'affare fatto apertamente nel negozio.
Madame de Lorme non dubit neppure un momento delle asserzioni dello zio Bollard e ne fu grandemente allarmata. La sua istintiva antipatia per Neuberg trovava la sua piena giustificazione. Capiva anche tutta la gravit della situazione in cui lei e sua sorella venivano a trovarsi, ed essendo una donna onesta che non aveva nulla da nascondere, disse subito con la maggior franchezza tutto ci che sapeva.
- Conosciamo il signor Williams da parecchio tempo e cos pure conosciamo il signor Boehmer. Con gli affari che facciamo noi non  difficile che riusciamo a trovare un compratore per un bel gioiello. Riguardo queste perle, ecco com' andata. Il signor Boehmer, che a suo tempo ci aveva presentato a Williams, fece vedere delle perle a mia sorella, domandandole se avrebbe potuto trovare un'acquirente. Le perle erano bellissime e Lucia Snow, che col nome di Vera Hayes fa parte della Compagnia Klickman, quando mia sorella gliele mostr, le ammir moltissimo, ma dichiar che non era disposta a pagarle pi di cinquemila dollari. Boehmer ne voleva sette e la signorina Hayes dette a mia sorella cinque biglietti da mille per tentare Boehmer alla vendita, col patto che le perle sarebbero rimaste in consegna a mia sorella finch l'affare non fosse stato definitivamente concluso. Le trattative sono in corso da qualche giorno, perch Boehmer ha assicurato a mia sorella che non pu cedere le perle a quel prezzo senza il consenso del signor Williams.
- Questo  vero - interruppe lo zio Bollard. - Abbiamo potuto impossessarci di una lettera di Boehmer, con la quale egli insiste perch Williams, come Neuberg si fa chiamare, acconsenta a vendere le perle a quel prezzo.
- Mia sorella al momento si trova a Avalon, come le ho detto - prosegu Madame de Lorme - e ha con s le perle e il denaro. Nell'andarsene mi ha lasciato detto di aprire le sue lettere e di telegrafarle se Boehmer acconsentiva alla vendita, perch in tal caso sarebbe andata subito a pagare e nello stesso tempo a consegnare le perle a Vera Hayes.
"Stamattina invece il signor Williams  comparso in persona; si  mostrato molto contrariato quando gli ho detto che mia sorella non c'era. Mi ha detto che era essenziale che l'affare venisse concluso immediatamente. Gli ho detto allora che mia sorella era a Avalon, che aveva con s le perle e il denaro, ma che sarebbe venuta subito non appena le avessi telegrafato, per consegnare il denaro a Boehmer e le perle alla signorina Hayes. A questa proposta egli si  mostrato pi contrariato che mai e mi ha pregato di non telegrafare finch non l'avessi rivisto. Poi se ne  andato e io, non so perch, sono rimasta molto inquieta.
- Ne aveva ben donde - osserv lo zio Bollard. - E ora vediamo; se l'amico  andato a Avalon gli sar facile trovare la casa di sua sorella?
- Facilissimo. Il nostro villino lo conoscono tutti.
- E in tal caso pu darsi che ella si sia indotta a consegnargli il denaro e le perle?
- Credo probabile che gli consegni il denaro, perch sa che lavora con Boehmer e forse anche le perle, perch possa concludere l'affare con la signorina Hayes.
Madame de Lorme, che probabilmente pensava per la prima volta a una simile eventualit, si torse le mani per la disperazione.
- Capisco - disse lo zio Bollard - e pu star sicura che  andato laggi. Lei e sua sorella si troveranno in un brutto impiccio, se gli riesce di fuggire con tutto il bottino.
- Buon Dio! - esclam la donna impallidendo fino alle labbra, spaventata non soltanto dalla possibile perdita di diecimila dollari, ma anche dal pensiero delle conseguenze che potevano derivarne per il loro commercio.
- Non si spaventi cos: forse il diavolo non sar poi tanto brutto come lo dipingiamo - tent di rassicurarla lo zio Bollard. - Sono convinto per che  andato laggi. Vi andr anch'io con tutta la sveltezza possibile, ma non potr mai battere la corrente elettrica. Sar meglio che lei telegrafi subito a sua sorella di non consegnare nulla a chicchessia. Forse giungeremo in tempo a impedirglielo, ma bisognerebbe fare in modo che Neuberg non mangi la foglia. Prima di tutto mandi la sua donna a ordinare un taxi, poi mi dia carta e penna.
Dietro invito della signora, lo zio Bollard sed alla scrivania e mugolando e borbottando fra s, scrisse dopo un momento di riflessione queste parole:
Madame Desages, Avalon.
Miss Hayes annulla offerta ma ho offerta migliore da cliente che le ha viste prima disposto pagare seimila.
BOEHMER
- Come si chiama il suo villino? - domand alla signora de Lorme che era tornata nella stanza.
- Villino delle Arcate.
Lo zio Bollard scrisse l'indirizzo, poi lesse forte il telegramma.
- Se non ha ancora consegnato le perle, dopo di questo non le consegner mai pi e Neuberg non si spaventer. Prendo su di me la responsabilit di telegrafare a nome di Boehmer. Spedir il telegramma io stesso, mentre andiamo a prendere il battello, e le far sapere qualcosa non appena possibile.
...
.
...
CAPITOLO 20. LA SUONATA DI CAMPANELLO.
...
.
...
La citt di Los Angeles  a circa sedici miglia dal mare. Non si crederebbe peraltro che a meno di mezz'ora di ferrovia battano le onde del Pacifico, come trovandosi in Piccadilly a Londra  difficile immaginare che a mezz'ora di distanza con l'omnibus, si trovino ancorati i grandi piroscafi della Cina, del Per o dei maggiori porti del mondo.
Los Angeles, come Londra, sebbene in modo diverso, non ha nulla in s che possa far pensare alla vicinanza del mare, e da nessun segno  manifesto che a poca distanza, verso Ovest, si trova non soltanto l'oceano, ma anche il pi gran campo di pesca del mondo, nessuno eccettuato. La Florida potr forse vantare i suoi tarponi e le sue grosse razze, ma che cosa sono questi in confronto dei tonni che vengono pescati nel canale di Santa Barbara e dei pesci persico che si trovano a ponente dell'isola di Santa Catalina, senza contare tutta l'abbondante variet degli altri pesci che si trovano in quei paraggi?
L'Isola di Santa Catalina, centro della pesca grossa, non dista pi di diciotto miglia dal porto di Los Angeles, San Pedro.  un'isola elevata, piena di colline e di altipiani, lunga una ventina di miglia e non pi larga di quattro. E sulla costa dell'isola, in faccia a Santa Barbara, i magnati dello sport hanno creato la baia di Avalon.
Per fare la baia di Avalon la natura ha preso a modello la luna con la sua curva perfetta; davanti ha scavato il fondo del mare, facendo sparire gli scogli e la sabbia, in modo che anche i piroscafi possono venire ad attraccare al molo, dentro la baia, non pi larga di un terzo di miglio. Come ultimo abbellimento ha piantato infine a un'estremit del corno, uno scoglio bianco e acuminato, che ricorda moltissimo quello dell'Isola di Wight.
Figuratevi ora questo luogo, con tutte le sue bellezze e tutte le sue possibilit sportive, nel 1880, quando ancora quasi nessuno lo conosceva, con la ferrovia della "Southern Pacific" che avanzava lentamente verso Los Angeles, con San Francisco in pieno sviluppo, con gli amatori dello sport, europei e americani dell'Est che appena appena cominciavano a scoprire quali magnifiche partite di pesca si potessero fare nella California.
Nel 1880 il terreno ad Avalon si comprava per un boccon di pane, e si poteva avere quasi per nulla anche tutta la baia, dove ora il terreno costa un dollaro al centimetro quadrato, ammesso che ve ne sia disponibile, e dove gli alberghi nella stagione della pesca sono cos stipati di direttori di banca e di miliardari, da far temere un vero panico in Wall Street, se per caso uno di quei caravanserragli bruciasse di sana pianta, con tutti i suoi occupanti.
Dal molo e dalla spiaggia si vede tutta la citt che si arrampica dalla riva fino in cima alla collina, attraverso una valle o piuttosto una forra; una cittadina linda e pulita che si nasconde fra i ciuffi di eucalipti e fra le giravolte della vallata.
Il villino di Madame Desages era nella parte alta della valle, fuori della vista del mare. Ella e sua sorella ne erano venute in possesso alla morte di un loro zio, Saul Price, che era sbarcato nell'isola verso il 1880, comprandovi un lotto di terreno nel quale aveva costruito il suo villino. Il signor Price era morto qualche tempo prima del principio della nostra storia, lasciando il villino in eredit alle nipoti, le quali, da donne intelligenti quali erano, avevano preferito affittarlo, piuttosto che venderlo. Nessun altro investimento di capitale avrebbe potuto fruttar tanto e alla fine della stagione o fra due periodi di affitto, la casa restava a loro, per andarvi a trascorrere un breve periodo di riposo.
In quei giorni Madame Desages era andata a Avalon per presiedere a un cambiamento d'inquilini e per vedere che tutto fosse in perfetto ordine.
La pianta della casetta era delle pi semplici. La porta d'ingresso dava in un piccolo vestibolo, ai due lati del quale si aprivano la porta del salotto e della stanza da pranzo; le camere, la cucina e gli altri accessori erano sul dietro della casa: sul davanti c'era un giardinetto cinto da una siepe di piante di varia specie: erica del Mediterraneo, lavanda, timo selvatico, che venivano su a ciuffi e riempivano l'aria di un aroma penetrante delizioso, che si mescolava al profumo degli eucalipti di cui era piena la vallata.
Quel giorno Madame Desages, dopo aver fatto l'inventario dei mobili, delle stoviglie e della biancheria, era uscita in giardino per parlare col giardiniere che veniva ogni due o tre giorni a coltivare i fiori. Stava per rientrare in casa, quando un fattorino telegrafico si avvicin al cancello. Madame Desages prese il telegramma che diceva:
Miss Hayes annulla offerta ma ho offerta migliore da cliente che le ha viste prima disposto pagare seimila.
BOEHMER
Il telegramma era stato consegnato a Los Angeles alle tre e un quarto ed era stato ricevuto a Avalon alle tre e mezza. Erano allora le tre e quarantasette minuti. Madame Desages guard l'orologio che aveva al polso. Il telegramma diceva alla sua intelligenza vivace molto pi di quanto non avrebbe detto a una persona qualunque. Diceva che Boehmer aveva un nuovo acquirente per le perle e che ella avrebbe fatto bene ad andar subito a Los Angeles, perch i clienti sono esseri elusivi; possono anche dileguarsi in poche ore, come la rugiada del mattino.
Dopo un breve calcolo mentale vide per che le sarebbe stato impossibile di ripartire quella sera stessa; prima che fosse salita a vestirsi e fosse arrivata sul molo, l'ultimo battello del pomeriggio sarebbe gi partito; non le restava dunque altra alternativa che quella di partire con la prima corsa del giorno appresso.
Rientr in casa contentissima di come erano andate le cose. Per quanto la signorina Hayes le avesse consegnato il denaro, ella aveva sempre avuto una specie di presentimento che l'affare non si sarebbe concluso; perci disse fra s:
- Lo sapevo io; tutti cos questi artisti cinematografici; non c' mai da contar su di loro;  lo stesso come con gli artisti di teatro. Si vede che si  trovata improvvisamente a corto di denaro e ha bisogno subito di questa somma.
E a un tratto una nuova idea le si risvegli nella mente:
- Se  cos, perch non  venuta da me, invece di andare da Boehmer? O in ogni modo perch non ha avvertito anche me? Non  da lei di agire cos.
Quest'idea la turb; era una donna molto sensibile, facile ad allarmarsi per un nonnulla, sorda a tutte le esortazioni di non fasciarsi la testa prima di essersela rotta. Ella sapeva benissimo di aver questo debole, ma sapeva anche di avere avuto talvolta dei brutti presentimenti che poi si erano avverati.
Quale poteva essere il motivo di quel procedimento di Vera? Si vergognava forse di confessarle che si trovava a corto di denaro? Aveva perso il posto? si era data agli stupefacenti? aveva commesso qualche sciocchezza con uno dei suoi innamorati?
Una stella del cinematografo pu cadere in mille modi dal suo firmamento, e la sua caduta non ha nulla di straordinario. Tuttavia Madame Desages era certa di una cosa: Vera non soltanto aveva bisogno di riavere il suo denaro, ma aveva anche bisogno di un buon consiglio. Decise perci di partire la mattina seguente col primo battello e di andare diritta a casa dell'attrice. Pi tardi, quando avesse riconsegnato il denaro alla sua cliente sarebbe andata a restituire le perle a Boehmer.
Con questo progetto in mente fin le sue faccende, poi and alla scrivania per rispondere ad alcune lettere.
Quando si recava al villino, ella prendeva soltanto una donna perch facesse i servizi la mattina e la sera. Era perci sola in casa, e aveva appena finito di scrivere le sue lettere, quando fu suonato alla porta. Fu dunque costretta ad andare ad aprire in persona e con sua grande sorpresa si trov davanti Neuberg.
Neuberg era stato trattenuto. Appena saputo da Madame de Lorme che le perle e i cinquemila dollari erano in possesso della signora Desages, si era precipitato come un falco verso Avalon. Ma anche i falchi sono talvolta arrestati nel loro volo. Per appena un minuto egli aveva perso il battello di mezzogiorno. Poi appena sbarcato aveva dovuto cercare l'indirizzo del villino, e aveva perso dell'altro tempo.
- Il signor Williams! - esclam Madame Desages.
- S, sono io - disse Neuberg, spingendosi indietro il cappello sulla fronte con una leggera risata. - Che strada lunga! Sono venuto apposta perch avevo bisogno di parlarle.
- Entri pure - disse la signora.
Fra loro due non era mai stata pronunciata una parola d'amore, ma il potere che Neuberg esercitava sulle donne era grandissimo, specie quando, come in quel caso, egli rappresentava la parte del buon amico e del consigliere, dell'ammiratore platonico e dell'uomo di affari insieme. E coi suoi modi, se non proprio con le parole, aveva sempre fatto capire a Madame Desages che gli piaceva di trattare con lei trovandola molto intelligente, oltrech graziosa.
- Entri - ripet Madame Desages, facendogli strada nel salottino, posto alla sinistra dell'ingresso.
Neuberg la segu e pos il cappello sulla tavola del centro, voltandosi a guardare fuori dalla finestra, mentre ella richiudeva la porta.
Sembrava invecchiato, pensava Madame Desages, un po' mutato dalle altre volte. Quando poi, dietro suo invito, si sedette, i suoi occhi, gli occhi spietati di una donna che esamina un uomo, osservarono anche altri leggeri particolari. Neuberg non era lindo e accurato come sempre, avrebbe avuto bisogno di cambiarsi il colletto, si sarebbe detto che avesse dormito con la giacca addosso, e che quella mattina non si fosse fatto la barba. Neuberg insomma, per quanto fosse fuggito da appena trenta ore, incominciava a mostrare l'aspetto del fuggiasco. Chi non lo conosceva, non avrebbe forse notato quei segni, ma Madame Desages li vide chiaramente, non come tracce di una fuga naturalmente, ma come indizi che doveva essergli successo qualcosa di grave.
- Sono venuto da lei per quelle perle - disse egli, senza altri preamboli.
- Oh, s, per le perle - rispose Madame Desages, ricordandosi del telegramma.
- Gi - disse Neuberg che stava preparando il suo piano fin da quando aveva lasciato Madame de Lorme.
Sapeva che la signorina Hayes aveva consegnato il denaro a Madame Desages, la quale aveva in mano anche le perle, ed egli voleva l'una e l'altra cosa. Veramente le perle gli premevano meno: erano di coltura, sebbene perfettamente simili a quelle naturali, e ci poteva essere un certo pericolo a venderle. Ci che soprattutto gli occorreva erano i cinquemila dollari.
Il disastro di San Francisco l'aveva colto proprio in un brutto momento; tolto il denaro falso, di cui si era servito per pagare Klondyke, gli restavano in tasca s e no ottocento dollari.
- Gi - ripet - sono venuto per quelle perle. Vediamo dunque: se non sbaglio, la signorina Vera Hayes sarebbe la compratrice e le ha dato cinquemila dollari per pagarle: questo denaro dovrebbe invece esserle restituito, qualora io non acconsentissi alla vendita.
- Appunto - disse Madame Desages senza comprendere dove l'altro volesse andare a parare.
- Ebbene - disse Neuberg. - Ho veduto il signor Boehmer e la signorina Hayes e fra noi tre abbiamo concluso un nuovo accordo, per cui son venuto qui a farmi riconsegnare le perle e il denaro.
Madame Desages non aveva nessun sospetto su Neuberg; si domandava soltanto quale altra nuova combinazione avessero potuto escogitare fra loro quei tre; pure, mettendo insieme quella dichiarazione col telegramma di Boehmer, non dubit che un accordo esistesse realmente.
- Certo - disse andando alla scrivania. - E la signorina Hayes sta bene?
- Benissimo.
- Ero veramente un po' inquieta per lei - apr un cassetto e tir fuori due piccoli involti: le perle e le banconote. - E per la mia provvigione...
- Oh! alla provvigione ci penser la signorina Hayes.
- La signorina Hayes?
- S, la signorina Hayes.
- Ma se non compra pi le perle.
- Ma s che le compra! - Neuberg cap subito che c'era qualcosa di nuovo, ma dov sostenere la sua prima dichiarazione. Madame Desages pos i due involti sulla scrivania.
- A che ora ha visto la signorina Hayes? - domand.
- L'ho vista oggi... verso mezzogiorno.
- Ebbene, io ho avuto oggi un telegramma da Boehmer: eccolo qui.
Gli porse il telegramma ed egli lesse costernato:
Miss Hayes annulla offerta ma ho offerta migliore da cliente che le ha viste prima disposto pagare seimila. BOEHMER.
- Il telegramma  stato spedito oggi nel pomeriggio - disse Madame Desages. - Deve dunque essere accaduto qualcosa, dopo che lei ha visto la signorina Hayes.
Neuberg dentro di s fulminava, ma il suo viso non espresse altro che una leggera sorpresa.
-  curiosa - disse. - Che cosa pu essere accaduto?
- Non saprei; ma qualcosa deve essere accaduto di certo. Qualche ostacolo finanziario, da parte della signorina Hayes. Ma come pu darsi che un nuovo cliente sia saltato fuori cos opportunamente?
- Chiss! Gli affari sono pieni di sorprese. Il meglio sar che torni indietro con l'ultimo battello della sera, prendendo con me le perle e il denaro per sentire un po' come sono andate le cose.
- Preferisco di no - disse Madame Desages. -  che, capisce, il denaro l'ha consegnato a me personalmente, perch lo tenessi, e ora che  sorta una difficolt, vorrei rimetterlo proprio nelle sue mani.
Neuberg d'altro canto, aveva assolutamente bisogno di quel denaro; si trattava per lui di vita o di morte. Con cinquemila ottocento dollari era un uomo; con ottocento dollari soli era un topo in trappola. E chi attraversava la sua libert era una donna che non sospettava affatto di lui, ma che non voleva consegnare il denaro se non nelle mani della signorina Hayes. Non perse tuttavia la padronanza di s.
- Ma lei mi conosce - obbiett - e il denaro lo d a me che lo consegner alla signorina Hayes.  la stessa cosa.
- No, non  la stessa cosa - insist Madame Desages. - Io ho promesso di tenere il denaro, e poi sono inquieta sul conto di quella ragazza e voglio andarci da me. Partir domattina col primo battello e andr da lei. Non ci potrei andare stasera, anche se ci fosse modo, perch ho da rimettere in ordine la casa qui. Sono sola, vede, con una persona a mezzo servizio che per ora non si  fatta vedere.
- Non si fida di me! - disse Neuberg con un mezzo sorriso.
- Ma s che mi fido, che dice mai!  che vede, non so bene perch, ma preferisco davvero di riconsegnare il denaro proprio nelle mani della mia cliente.
- Capisco, capisco - disse Neuberg.
Vide subito che era inutile stare a discutere: era solo con lei, gl'involti erano sulla scrivania, nessuno l'aveva visto entrare.
Si alz e si tolse il pastrano.
- Lo porter sul braccio - disse. - Sar meglio che riponga quella roba, poi, se non le dispiace, mi accompagner fino al cancello.
Madame Desages gli volt le spalle prendendo in mano i due involti per rimetterli nel cassetto. Neuberg fece un passo indietro, come per prendere lo slancio.
A un tratto tutta la tensione nervosa del suo corpo cess, e le braccia gli ricaddero lungo i fianchi.
Qualcuno aveva suonato il campanello della porta di strada.
...
.
...
CAPITOLO 21. NEUBERG PRENDE CONGEDO.
...
.
...
Egli torn alla finestra.
- Scusi un momento - disse la signora Desages che aveva intanto riposto i due involtini nel cassetto della scrivania. - Mi immagino che questa sar la donna di servizio. Qui veniamo tanto poco, che non teniamo donna fissa.
Usc dalla stanza e attraversato il vestibolo and ad aprire.
Neuberg rimasto solo, fece un passo verso la scrivania, ma si ferm subito. Madame Desages aveva lasciato la porta socchiusa; appena appena, tanto poco che non avrebbe potuto vedere i suoi movimenti nella stanza; tuttavia quello spiraglio bast a farlo esitare. Quando si decise era troppo tardi. La porta di strada si richiuse, e un secondo dopo ella sarebbe certamente rientrata nella stanza. Neuberg torn alla finestra.
Quando Madame Desages rientr in salotto egli prese il cappello di sulla tavola.
- Ci deve essere un battello che parte per San Pedro stasera tardi. No, grazie, non ho bisogno di nulla; cener sul battello. Ci rivedremo domattina da Boehmer; alle dieci, va bene per lei?
- Benissimo.
- Le faccio i miei complimenti per la sua bella casetta - prosegu Neuberg, dando un'occhiata in giro. -  un po' troppo isolata, per, per una donna sola. Non fa dormire qui anche la donna di servizio?
- No, viene soltanto la mattina e la sera. Del resto, non temo la solitudine, non si  mai sentito parlare di ladri a Avalon.
Egli prese congedo. Madame Desages lo accompagn fino al cancello e dopo averlo seguito con gli occhi gi per la scesa, finch non fu scomparso all'angolo della strada, rientr in casa. Le sembrava che la sua fiducia in lui come uomo integro e capace negli affari fosse rimasta inalterata; pure aveva rifiutato di consegnargli il denaro della signorina Hayes.
Ripensandoci fra s trovava quasi strano il suo rifiuto, finch non le venne in mente che la sua ritrosia non riguardava le perle, ma il denaro e questo soltanto perch aveva saputo che la signorina Hayes, la quale glielo aveva affidato, aveva cambiato di proposito e non intendeva pi di fare l'acquisto.
Poich aveva deciso di partire la mattina seguente di buon'ora, si mise a dare un ultimo tocco alla stanza, mentre la donna le preparava la cena. Intanto continuava a pensare a quella faccenda delle perle. S, se non fosse stato che quella somma era stata affidata proprio a lei, non avrebbe avuto nessuna difficolt a consegnarla. Si era forse mostrata troppo puntigliosa, offendendo in tal modo il signor Williams? Scherzava dicendogli che evidentemente non si fidava di lui, ma spesso  proprio scherzando che si dice la verit. "Non so neanch'io se ho fatto bene o male" pens mentre spolverava i ninnoli di porcellana sparsi sulla mensola del caminetto. "Non  sempre facile soddisfare gli amici e, insieme, la propria coscienza. Vorrei che Vera Hayes non avesse mai visto le perle e che io non avessi mai visto il suo denaro. Ho avuto tante seccature per quest'affare che vorrei non essermene mai occupata".
Un po' pi tardi il campanello di casa squill un'altra volta ed ella si era tanto tormentata ripensando all'immaginaria offesa fatta a Neuberg, che l per l credette fosse lui tornato in persona a chiederle una spiegazione.
...
.
...
CAPITOLO 22. DUE VISITATORI.
...
.
...
Renzo e il suo compagno, appena usciti da Madame de Lorme, erano tornati all'albergo a ritirare le valige prima di prendere il treno per San Pedro. Di l, non essendo riusciti a trovare la coincidenza col battello, avevano fatto la traversata in una lancia a motore. Appena giunti ad Avalon avevano lasciato le valige all'"Albergo del Picco" e senza sospettare che Neuberg, deluso e pensieroso, era seduto a pochi passi di distanza, al "Caff Cavour", a fare un pasto di cui sentiva imperioso bisogno, si erano diretti su per la collina, da dove, a forza di domande giunsero alle sei in punto al villino delle Arcate. Renzo suon il campanello e la porta venne aperta da Madame Desages in persona.
Ella, pensando che venissero da parte dei nuovi inquilini, rispose alla domanda di un colloquio, facendoli entrar in salotto.
- Siamo venuti per un affare della massima importanza - disse lo zio Bollard. - Lei conosce un certo Williams di San Francisco?
- S - disse Madame Desages, stupita della domanda e chiedendosi fra s chi mai potesse essere quel vecchietto. - Williams di San Francisco, lo conosco bene.
- E l'ha veduto di recente?
- Le chiedo scusa - disse la signora Desages - ma potrei sapere chi  lei, e perch viene in casa mia a sottopormi a un simile interrogatorio?
Una voce le bisbigliava dentro: "Sono poliziotti", ma un'altra voce le mormor invece: "Sono due lestofanti".
Per dir proprio la verit lo zio Bollard non le aveva fatto un'impressione delle pi favorevoli, e bench Renzo fosse un bel giovane e ben vestito, ella rifletteva che i bei giovanotti ben vestiti non fanno difetto fra i truffatori di professione. Lo trovava anzi vestito con troppa ricercatezza per essere in compagnia dello zio Bollard. Il vecchio cos dimesso nel vestire e il giovane cos elegante non si accordavano punto. Madame Desages si sentiva piena di apprensione.
- Mi dispiace di essere venuto a disturbarla - disse lo zio Bollard - ma ora le spiego subito il motivo. Mi permette di sedere? La salita  un po' faticosa. Ebbene, si tratta di questo. Lei ha ricevuto oggi un telegramma dal signor Boehmer, riguardo certe perle?
- Ho avuto un telegramma, s.
- Ebbene - disse lo zio Bollard con tutta franchezza - il telegramma l'ho spedito io.
Il vecchio si era accorto che la sua ospite era agitata e che diffidava di lui; non era abituato a trattar con le donne, ma conosceva la forza della verit quando sia espressa francamente.
- L'ho spedito io. Ma prima di tutto, sa che il vero nome di quel signore  Neuberg?
- No, non lo so.
- Eppure  cos. Filippo Neuberg, generalmente conosciuto col vezzeggiativo di Pippo. E quando sapr che razza d'uomo ...
- Un momento. Prima che lei aggiunga altro, mi permetta di rivolgerle una domanda. Mi ha detto di aver mandato qui un telegramma; ma il telegramma  firmato Boehmer. Forse era stato incaricato dal signor Boehmer di spedirlo?
Lo zio Bollard esit per un secondo e l'esitazione gli riusc fatale. Non desiderava di meglio che dire la pura e semplice verit e quella benedetta donna, con le sue domande intempestive, gl'impediva di dirla a modo suo.
- No, non da lui - disse.
- E allora perch l'ha spedito?
- Per impedirle di consegnare le perle a chicchessia.
Madame Desages rilesse mentalmente il telegramma. Quello che diceva non avrebbe potuto impedirle di disporre delle perle; dichiarava soltanto che la signorina Hayes rinunziava all'affare e che un altro cliente offriva seimila dollari.
Il telegramma, che aveva per iscopo di sventare i piani di Neuberg era riuscito nel suo intento, ma contribuiva ora a spaventarla sempre di pi. Sola con quei due uomini, con le perle e il denaro nel cassetto della scrivania, senza un'arma per difendersi, senz'altro aiuto che quello poco valido di Anna, la donna a mezzo servizio, era impaurita sul serio. Sentiva che quei due uomini inseguivano Williams, poich ella continuava a dargli quel nome, ed era logico che non cercassero di lui, ma delle perle. Pens che era sola con due banditi, i quali forse non si sarebbero fatto scrupolo di perquisire la casa e di torturarla per farle confessare dove aveva nascosto il bottino, come era recentemente accaduto in una citt del Sud.
Con tutto ci non dette segno dei pensieri che le tumultuavano nel cervello, ma adoperando l'arma concessa dalla Provvidenza ai deboli, la dissimulazione, disse con l'aria pi innocente del mondo:
- Se intende parlare delle perle che la signorina Hayes voleva comprare da Boehmer, e io non so di altre, le avevo gi spedite a Boehmer, prima che venisse il telegramma. Domani devo partire e non mi piace di viaggiare con valori: perci ho anche rimandato i denari alla signorina Hayes.
Come ultimo tocco artistico finse un'irritazione che mascher la paura che le attanagliava il cuore.
- Non so quali siano i suoi rapporti con la signorina Hayes e con Boehmer; so soltanto che quest'affare mi ha procurato delle grandi seccature. Sarebbe stato meglio che non mi fossi mai impicciata di questa vendita, come non mancher di dire alla signorina Hayes la prima volta che la vedr.
Tanto lo zio Bollard che Renzo le credettero implicitamente. Non potendosi vedere con gli occhi della signora Desages, non avevano motivo di sospettare che mentisse.
- Allora non ci rimane pi nulla da fare qui - disse lo zio Bollard. - Mi dispiace soltanto che abbia avuto delle noie. L'unica cosa e la pi importante, che mi resta ancora da domandarle,  se Pippo Neuberg... voglio dire Williams,  stato qui oggi.
Sarebbe stato facilissimo a Madame Desages di dire: "S, c' stato, ma se ne  andato", ma ella aveva un animo tale da renderla capace di dimenticare tutte le sue paure per difendere una creatura minacciata. Quei due uomini volevano impadronirsi di Williams oltre che delle perle, o non le avrebbero domandato se l'aveva visto. Evidentemente avevano dei conti da fare con lui e una sua parola avrebbe potuto metterli sulla buona traccia.
- No, qui non c' stato - disse senza esitare. -  a San Francisco, o per lo meno c'era, l'ultima volta che ho avuto sue notizie.
Lo zio Bollard ebbe tutta l'aria di sprofondare nella sua poltrona a quel colpo inaspettato. Naturalmente considerava se stesso e la faccenda in cui si era impegnato con occhi ben diversi di Madame Desages, e non dubit affatto delle parole della signora, tanto pi che ella suonava proprio come la bocca della verit.
Se Pippo Neuberg avesse avuto intenzione di recarsi ad Avalon, vi sarebbe certamente andato quel giorno stesso. Bisognava dunque concludere che avesse giudicato l'azzardo troppo pericoloso e che avesse preso la fuga per tutt'altri lidi.
Il vecchio si alz dalla sua poltrona.
- Mi dispiace di averla disturbata - disse - e la ringrazio di ci che mi ha detto. Spiegher la cosa a Boehmer quando lo vedo, e intanto le auguro la buona sera.
Gi per la scesa non disse neppure una parola, e anche Renzo rimase muto. Fu soltanto quando si trovarono nel salone dell'"Albergo del Picco" a fumare un sigaro, che il vecchio parl.
-  per una strana coincidenza che abbia rimandato le perle proprio oggi. In ogni modo non ci resta niente altro da fare che ripartire domattina per Los Angeles, e riprendere la nostra caccia di l.
Un poco pi tardi andarono a letto, senza neppur lontanamente sospettare il pericolo al quale Madame Desages si trovava esposta, per aver protetto da loro quel feroce delinquente.
...
.
...
CAPITOLO 23. NELLA NOTTE.
...
.
...
Appena lasciata Madame Desages, Neuberg scese gi per la collina fino al "Caff Cavour". Non aveva nessuna intenzione di lasciare Avalon, avendo gi prestabilito i suoi piani per quella notte. Non aveva bagaglio, per cui gli sarebbe stato difficile andare a un albergo senza pagare un anticipo sul conto e richiamare in tal modo un'attenzione, che si doveva assolutamente evitare; la pubblicit era la cosa che meno desiderava in quel momento. Del resto una notte da passare all'aperto non lo spaventava.
Al "Caff Cavour" ordin da mangiare e mentre gli preparavano il pasto, and a leggere il giornale nel salone soleggiato, dal quale si godeva una magnifica vista della baia e degli scogli.
Il "Caff Cavour"  tenuto dall'italiano Spinelli, che arriv a Los Angeles - come egli stesso ricorda con vanto - viaggiando su un treno merci. A Los Angeles sal subito in fama, scaldandosi alla gloria del "Caf d'Italie" e sposando, per un tratto di genio, la cuoca di Giuliano Helder, il magnate della cinematografia, il quale l'aveva fatta venire con gravi spese dalla Francia, per vedersela portar via da Spinelli, che ne fece sua moglie.
Ma Helder, lungi dal tenere il broncio, aveva suggerito a Spinelli l'idea di aprire un locale anche ad Avalon, locale che ha felicemente prosperato, nonostante la concorrenza dei grandi alberghi, sostenuto com' da tutta la colonia italiana, che da Los Angeles va a riposarsi ad Avalon.
Prima di entrare nel caff, Neuberg si era fermato nel negozio di ferramenta l vicino a comprare un paio di pinzette e un pezzo di fil di ferro, e dal mesticatore a comprare del mastice. Si mise quegli oggetti nella tasca del soprabito che consegn al cameriere mentre gli servivano il pranzo.
Mangi senza fretta; dopo pranzo gioc una partita a domino con un italiano che era andato a passare un'oretta al caff; pi tardi and al cinematografo. Non era molto amante del cinematografo, ma una sala di proiezioni  un luogo molto adatto per passare un po' di tempo inosservato. La cinematografia fin e Neuberg si ritrov in istrada.
Una mezz'ora dopo era sulla spiaggia, dove il mare bellissimo, scintillante di riflessi, veniva a urtare dolcemente contro la riva, con un mormoro profondo e ritmico che faceva pensare al respiro di Avalon addormentata. Perch Avalon, se anche non dormiva completamente, si stava addormentando; un'eco leggera di musica usciva ancora da uno dei grandi alberghi, ma i lumi delle ville si spegnevano a uno a uno, il concerto del padiglione era finito; non sarebbe passato molto tempo e anche la musica sarebbe cessata, e i fanatici ballerini si sarebbero ritirati per andare a riposare.
La spiaggia di Avalon  lunga circa un terzo di miglio. Neuberg, camminando sulla rena, vedeva ancorata qua e l nell'acqua mossa, scintillante di stelle, la flottiglia di Avalon: yachts, lance, barconi, fra i quali si apriva la via un motoscafo, assordando l'aria col rumore del suo motore.
Il passeggiatore rifletteva come un uomo che ha nella mente un progetto mezzo formato, di cui gli manca ancora la parte pi importante. Per definire completamente i suoi piani bisognava che trovasse risposta a questa domanda: "Dopo che avr fatto quello che voglio fare qui, come potr andarmene?" Come poteva lasciare Avalon la mattina seguente, se i suoi connotati fossero gi stati conosciuti ed egli ricercato? Non poteva prendere il battello, non poteva fare la traversata a nuoto, non poteva volare, e certamente non poteva noleggiare un'imbarcazione qualsiasi.
Vide allora la lancia a motore che si avvicinava al molo, poi il suo proprietario che, dopo averla assicurata, si allontanava diretto a casa, certo per andarsene a letto.
L'uomo e la lancia avevano fatto nascere un'idea nel cervello di Neuberg, che torn sui suoi passi, dirigendosi verso la citt. Pass davanti al "Caff Cavour" e alle botteghe dove aveva fatto i suoi acquisti, poi prese la via che conduceva al villino delle Arcate.
La casa di Madame Desages era tutta al buio. Neuberg prosegu la sua strada: era ancora troppo presto per mandare a effetto il suo proposito, e troppo tardi per gironzare in citt; continu perci a camminare, lasciando dietro di s le ville e i casolari, finch non si trov in aperta campagna, per una via tortuosa che si perdeva fra le colline. Era la strada maestra che conduceva sui monti del Cabrillo e che di notte  una delle strade pi solitarie del mondo. La sua solitudine ben si accordava con le condizioni mentali di Neuberg, il quale continu a camminare diritto davanti a s. And tanto lontano che era gi l'una quando si ritrov al cancello del villino delle Arcate.
La notte era silenziosa sotto le stelle palpitanti; la quiete era rotta soltanto dal lontano latrato di un cane. Neuberg apr il cancelletto e prese il sentiero coperto di sabbia, che conduceva alla porta di casa. Si era preparato a scassinare o la porta o una finestra della facciata. Pensava di entrare di l, perch il davanti della casa gli era conosciuto, mentre il retro presentava molte incognite; poi era presumibile che le perle e il denaro fossero ancora in salotto, nel cassetto della scrivania. Presumibile, ma non certo. Se Madame Desages aveva cambiato il loro nascondiglio, la cosa si complicava, e certo sarebbe andata peggio... specialmente per lei.
Era a questo che Neuberg pensava, mentre col fil di ferro che aveva portato lavorava pian piano intorno alla serratura della porta. Aveva piegato il fil di ferro a uncino e tastava la serratura, come un chirurgo tasta una ferita. Se osservate una persona che lavora in tal modo alla cieca, vedrete che tiene la testa piegata da una parte, come se cercasse di seguire con gli orecchi ci che non pu seguire con gli occhi. Neuberg lavorando teneva appunto la testa ora un po' sollevata, ora piegata da un lato, mentre il fil di ferro non faceva pi rumore di un'unghia strisciata sul vetro.
Nella sua visita di quel giorno aveva notato che la porta non aveva catenaccio e che la serratura, delle pi semplici, si apriva con una chiave dall'esterno e con una maniglia dall'interno. Ci che sarebbe stato impossibile con una serratura Yale, diventava facilissimo con quella toppa posta sull'uscio dal primo possessore del villino.
La porta ced aprendosi di qualche centimetro, poi si ferm: era assicurata con una catena.
Nella sua visita di quel pomeriggio la catena non gli aveva dato nell'occhio, perch era collocata molto in basso, all'altezza del ginocchio. Accortosi dell'ostacolo egli si rese subito conto che da quel lato gli sarebbe riescito ben difficile entrare. Rivolse allora la sua attenzione alla finestra.
La finestra del salotto e quella della stanza da pranzo erano assicurate con delle imposte di legno. Egli aveva comprato il mastice per tagliare il vetro, (ci che gli sarebbe stato possibile con l'anello che aveva al dito), e fermare poi il vetro tagliato, perch non cadesse spezzandosi. Le imposte che chiudevano la finestra dall'interno, rendevano impraticabile anche quel mezzo.
Il villino delle Arcate si teneva sulla difensiva, bench posto nella pacifica e quieta Avalon. Non c'era dunque rimedio: la faccenda prendeva una brutta piega; non si trattava pi della possibilit di penetrare nell'abitazione a portar via gli oggetti preziosi; bisognava dare l'assalto, svegliare la donna, ridurla all'impotenza. Neuberg gir intorno alla casa, dal lato di tramontana. Anche da quella parte c'erano due finestre, chiuse come le altre da imposte di legno; pi in l trov la porticina di servizio; un gatto vi girava intorno, ma fugg al suo approssimarsi.
L'usciolo di servizio era un uscio di tipo comune, fornito di saliscendi e di chiave. Il piano di Neuberg era semplicissimo; avrebbe cominciato a bussare alla porta e quando la Desages avesse risposto, avrebbe gridato al fuoco. Se non fosse riuscito a farla uscir fuori neanche cos, avrebbe abbattuto la porta. Questa, vista al lume delle stelle, che davano un chiarore simile a quello di una mezza luna, non sembrava delle pi robuste e avrebbe facilmente ceduto. Per provarne la robustezza e la condizione dei cardini egli abbass il saliscendi e spinse. La porta si apr. Madame Desages aveva messo la catena alla porta d'ingresso, aveva sbarrato le finestre, mai dubitando che la porta di servizio non fosse chiusa a chiave. Neuberg non era del resto il primo ladro a provare con l'esperienza l'umana capacit di errare. Egli si tolse le scarpe ed entr in casa, lasciando l'uscio spalancato; non tirava un alito di vento e non c'era, dunque, alcun pericolo. Alla poca luce che veniva di fuori, si accorse di essere in cucina. La tavola era gi apparecchiata per la colazione, e pi in l l'uscio che metteva nelle altre stanze era aperto.
Oltrepassata la soglia, l'intruso si trov in un andito buio, a destra del quale c'era una porta. Neuberg si sofferm inchiodato al suolo da un rumore che veniva da quella porta. Qualcuno, dentro la stanza, russava.
Riprese il cammino a tastoni, finch non vide davanti a s un leggero chiarore; era la luce delle stelle che entrava dalla fessura della porta principale, da lui lasciata socchiusa per la lunghezza della catena. Allora riprese tutto il suo coraggio. Si trovava nel vestibolo e non gli fu difficile ritrovare la porta del salotto; l'apr pian piano e accese la luce.
La scrivania aveva la saracinesca abbassata e chiusa a chiave; questo gli fece piacere, perch significava che le perle e il denaro erano ancora dove ella li aveva messi quel pomeriggio; non era per facile aprire la scrivania; il fil di ferro che aveva portato con s era troppo grosso e non entrava nella serratura; occorreva scassinarla. Egli chiuse l'uscio del salotto e si mise al lavoro col coltellino che aveva in tasca. In meno di due minuti la serratura era forzata con ogni delicatezza, e il lieve rumore che fece il coperchio sollevandosi non poteva essere stato udito neppure dall'ingresso.
Neuberg trov subito il cassetto che racchiudeva le perle e il denaro e si cacci in tasca ogni cosa, dopo aver verificato il contenuto dei due pacchetti: poi si alz. Il colpo era fatto. Aveva in tasca cinquemila dollari e un pacchetto di perle che, sebbene false, potevano essere facilmente vendute, non appena il pericolo che ora lo minacciava fosse scongiurato.
Stava per riaprire la porta, quando un rumore, non molto forte, ma terribile per lui, l'inchiod al suolo.
Il rumore, facilmente riconoscibile, era stato quello di una casseruola caduta in terra. Neuberg indovin subito la causa della caduta: il gatto l'aveva seguito e gironzando in cucina l'aveva buttata gi. Spense la luce e apr cautamente l'uscio. Quel rumore tanto forte da essere sentito dal salotto con la porta chiusa, doveva essere stato udito anche dalla camera di Madame Desages, cos vicina alla cucina.
Si mise in ascolto ritto in mezzo al vestibolo, col cuore che gli batteva da scoppiare e le labbra aride. Prima di entrare si era mantenuto abbastanza calmo e non avrebbe esitato a uccidere la donna per venire in possesso del prezioso bottino; ma ora che questo era suo, l'istinto lo spingeva alla fuga. Il fatto solo del possesso lo incitava a cercare uno scampo nella fuga; capiva ora che ferire o uccidere quella donna sarebbe stata una pazzia. Era in un'isola: se il delitto fosse stato scoperto la mattina, prima della partenza del piroscafo, non gli sarebbe stato pi possibile imbarcarsi. Per compiere la traversata occorrevano due ore; pi che abbastanza perch una telefonata lo facesse arrestare al suo arrivo sulla costa opposta. E se anche fosse giunto sano e salvo a Los Angeles, le tracce del suo passaggio non sarebbero mancate; non doveva, non poteva uccidere o ferire quella donna.
Oltre a tutto, il panico si era ormai impossessato di lui. Fra tutti i suoi delitti non c'era mai stato un furto con scasso; era quella la prima volta che s'introduceva di notte in casa altrui per rubare, e si accorgeva a sue spese che per compiere un atto simile occorrono nervi saldi. Lui non era adatto; il suo temperamento eccitabile non gli permetteva di sostenere la prova del buio, della segretezza, del silenzio, che sembra debbano rompersi da un momento all'altro.
Rimase in ascolto nell'oscurit, con gli occhi fissi sul filo di luce che entrava dalla porta socchiusa. Aveva lasciato le scarpe vicino alla porta di servizio; errore fatale! se le avesse portate con s avrebbe potuto fuggire ora, subito; per riprenderle doveva tornare in cucina, ripassare dalla porta di camera. Non se ne sent il coraggio; l'unica via era quella di uscire dalla porta principale per rifare il giro della casa e andare cos a riprendersi le scarpe. Si chin, tolse la catena e apr pian piano la porta. Non si accorse che dalle montagne di Cabrillo si era levato il vento, se non quando una corrente d'aria, che veniva dall'andito, non lo invest alle spalle, e l'uscio di servizio richiudendosi con un tonfo fece rintronare tutta la piccola casa.
...
.
...
CAPITOLO 24. FUGA.
...
.
...
Corse gi per il viottolo. Al cancello lo raggiunse il grido soffocato della donna. Egli spalanc il cancello e sempre correndo imbocc la strada.
Non sentiva neppure il terreno sotto i piedi. Il panico l'aveva afferrato ed egli non pensava pi neppure alle scarpe, purch gli rimanessero i piedi per correre. E a un tratto, a una svolta della strada, la paura gli giuoc uno dei suoi soliti tiri, facendogli balenare alla mente l'inutilit della sua fuga. Neuberg si ferm col fiato grosso, come se una barriera gli si fosse improvvisamente drizzata davanti.
Aveva gi oltrepassato varie ville, i cui abitanti si sarebbero presto svegliati a quelle grida che sembravano di un gatto selvatico; non poteva tornare indietro; con tutta probabilit ella era giunta alle prime ville, dietro la svoltata, dando l'allarme, precludendogli la via del ritorno. D'altra parte era altrettanto inutile andare avanti. Un uomo pu andare in giro senza cappello e magari senza giacca, evitando i commenti, ma non pu andare coi piedi calzati dai soli calzini, se non vuole attirarsi dietro un codazzo di persone. Nell'impossibilit assoluta sia di tornare indietro sia di avanzare, il cervello gli turbinava.
Sembrava che non ci fosse rimedio e che egli fosse arrestato da una palla di cannone legata al piede. L'inseguimento sarebbe stato diretto alla ricerca di un uomo scalzo, e il fatto di non avere scarpe lo avrebbe fatto fatalmente cadere nelle mani della giustizia.
Nella sua disperazione era quasi sul punto di cedere all'impulso che lo spingeva a tornare indietro, quando gli balen di nuovo nella mente il progetto a met formato qualche ora prima: quello di effettuare la fuga impadronendosi di un'imbarcazione.  vero che la via principale di salvezza gli era preclusa, non potendo egli sbarcare sul continente americano senza scarpe ai piedi, ma avrebbe potuto trovar rifugio in uno degl'isolotti vicini di cui conosceva la posizione, o magari chiss, poteva anche avvistare qualche nave diretta verso il Sud.
Questa idea gli era appena balenata nel cervello, che gi aveva deciso di tentarla. Aveva tutte le probabilit di giungere fino alla spiaggia inosservato; gli abitanti di Avalon dormivano ormai da un pezzo e per le vie, bench fossero ancora illuminate, avrebbe tutt'al pi incontrato qualche nottambulo o qualche guardia di polizia. Prosegu dunque per la scesa, passando davanti al teatro greco e davanti a una villa con le finestre illuminate, dalle quali usciva il suono di un ballabile; prese quindi una strada assolutamente deserta, poi un vicolo nel quale giungeva il lieve mormoro del mare, e finalmente giunse alla spiaggia.
La riva e il molo dei pescatori erano deserti; da uno degli alberghi che fronteggiavano il mare veniva un suono di musica, ma i ballerini avrebbero anche potuto essere dei fantasmi, tanto poco segno davano della loro esistenza.
Le barche da pesca e i battelli col fondo di vetro, si dondolavano nell'acqua in cui si specchiavano le stelle, ma nessun altro segno di vita annunciava che appena giorno la spiaggia sarebbe stata piena di animazione e di allegria. Nessuno ha mai pensato a rubare le barche ad Avalon e in nessun altro luogo del mondo l'attivit quotidiana  seguita da un cos profondo riposo.
Attravers la passerella che conduceva al molo dei pescatori, dove aveva visto la lancia legata; questa non c'era pi, ma sulla banchina vide una barca gi pronta, coi suoi remi, per la mattina dopo. Lanciarla in acqua sarebbe stata cosa di un momento. Presso alla barca si ferm. I piedi gonfi e sgallati lo facevano soffrire, ma in quel momento dimentic tutto, con gli occhi fissi sulla flottiglia d'imbarcazioni, intento a fare la sua scelta. Finalmente spinse nell'acqua la barca e prese i remi. Aveva scelto il motoscafo pi lontano di tutti, come quello che sarebbe stato pi facile condurre fuori della baia; immaginava con ragione che tutte le imbarcazioni sarebbero gi pronte coi serbatoi pieni per il lavoro della mattina. In quanto a lui, esperto motorista, non avrebbe incontrato nessuna difficolt a manovrare la lancia. Quando si arrampic sul motoscafo ebbe cura di legare a poppa la barca per portarsela dietro. Sarebbe stata una sciocchezza lasciarla alla deriva, perch le onde la riportassero verso la spiaggia, dove avrebbe attirato l'attenzione del primo passante. Anche la scomparsa del motoscafo poteva essere scoperta subito, ma poteva anche darsi che nessuno se ne accorgesse finch non veniva il momento di adoperarlo, tardi nella mattina.
Esamin il serbatoio, il motore, poi sciolse l'imbarcazione dall'ormeggio, facendo fare all'elica qualche giro, per accertarsi che tutto andasse a dovere. Ci fatto si lasci andare alla deriva. Voleva vedere se era possibile che la marea e la corrente lo trasportassero fuori della baia, senza bisogno del motore che in quel silenzio avrebbe risvegliato col suo fracasso l'eco della notte.
S, la corrente lo trasportava facilmente; non gli sarebbe stato difficile girare lo scoglio che segnava uno dei corni della baia. C'era,  vero, il rischio di andare a urtare contro un banco di sabbia, ma in tal caso il motore l'avrebbe facilmente liberato dal mal passo.
Mentre sedeva alla ruota del timone, il vento del Cabrillo, quel vento che aveva fatto sbattere la porta del villino, mettendolo in fuga, gli port le ultime note di un ballabile.
- A quest'ora avr messo in subbuglio tutte le ville del vicinato - pens, mentre seguiva il corso della corrente e tendeva gli orecchi a ogni suono. - Saranno volati a chiamare la polizia, ma scommetto cento dollari contro un nichelino che nessuno penser a venire sulla spiaggia per vedere se  scomparsa qualche lancia.
E in questo aveva ragione.
...
.
...
CAPITOLO 25. LA SORPRESA DI ZACCARIA BOLLARD.
...
.
...
Bisogna sapere che Avalon  una citt molto diversa da tutte le altre citt americane o europee. Ci sono altri paesi che vivono sui proventi della pesca, ma nessun'altra citt del mondo ha tanto bisogno dei suoi pescatori per vivere.
Avalon  la Montecarlo dei pescatori, e come Montecarlo offre ai giuocatori la libert di puntare da dieci franchi in su fino alle somme pi favolose, cos Avalon offre la scelta a coloro che vogliono tentar la fortuna dall'umile triglia fino al grossissimo tonno. Nella sua baia  possibile pescare tutte le variet di pesci immaginabili, ma sono i tonni che richiamano i milionari, i direttori di banca, l'aristocrazia d'Europa e tutti i pescatori del mondo che possono pagarsi il viaggio. Anche il pesce persico, che vive nelle acque prossime a Santa Catalina, aiuta a richiamare gente: unito poi al tonno, la sua attrattiva si fa sentire in tutto il mondo.
Si capisce dunque che come a Newmarket non si sognano altro che cavalli, ad Avalon non si sognano altro che pesci. Non c' cameriere d'albergo, n sguattero di cucina che non s'interessi di pesca, questo sport che ha il suo centro nel Club del Tonno. Inoltre Avalon possiede un'altra particolarit: mentre Newmarket attira i borsaioli, Avalon li respinge. Prima di tutto  in un'isola, da cui  difficile fuggire, poi la gente che fa dello sport, difficilmente arriva carica di gioielli e con le tasche piene di denaro. La polizia di Avalon ha dunque pochissimo da fare, sia per prevenire i furti, sia per arrestare i mariuoli.
 facile perci immaginare il chiasso che fece la mattina seguente il furto compiuto da Neuberg. Chiamata per telefono da Madame Desages, la polizia si era messa in moto anche prima dell'alba, per arrestare i malandrini. Madame Desages aveva dato un'ampia descrizione dei due ladri, non dubitando neppure per un momento che il furto fosse stato commesso dai due visitatori del pomeriggio. La sua descrizione dello zio Bollard e di Renzo fu dunque di un'accuratezza fotografica, e ai particolari da lei forniti si aggiungeva quello che uno dei due uomini doveva essere scalzo.
La caccia che venne data allo zio Bollard e a Renzo, i quali dormivano pacificamente nel loro letto all'"Albergo del Picco", si pu dividere in due fasi: il periodo antelucano, durante il quale la polizia cerc dentro casa, nel giardino e nelle immediate vicinanze della villetta, e il periodo dopo il sorger del sole, quando tutta la popolazione di Avalon si mise a discutere il fatto in maniche di camicia e a cercare in tutti i buchi, fuorch sulla spiaggia.
Neuberg aveva avuto ragione. Nessuno pens a trovare un legame fra le imbarcazioni del porto e i due ladri, neppure i barcaiuoli, che avevano lasciato la spiaggia per bighellonare in istrada a discutere l'avvenimento.
Intanto tutti i negozi di calzolai e tutti gli alberghi avevano ricevuto l'avviso di stare all'erta. L'"Albergo del Picco" ricev l'avviso verso le otto.
Lo zio Bollard si era appena alzato e stava facendosi la barba, quando Schenk, il direttore dell'albergo, buss e apr la porta, senza attendere l'invito di entrare.
Costui era un individuo dalla faccia cadaverica; apparteneva alla vera razza dei direttori d'albergo, insolente con gli umili, contegnoso con la gente agiata, ossequioso coi ricchi. Soffriva di bile, per cui la mattina il suo aspetto era tutt'altro che attraente; quella mattina poi egli non era certo pi avvenente del solito.
Dietro a Schenk comparve un ispettore di polizia, mentre il corridoio si riempiva di camerieri, di cameriere, e anche di viaggiatori. Il teatro poteva considerarsi al completo e il pubblico poteva vedere lo zio Bollard in maniche di camicia, con la faccia mezza insaponata e il rasoio in mano.
- Ehi, giovanotto - grid lo zio Bollard - che modo  questo di entrare nelle stanze, senza neppur bussare?
- Finisca di farsi la barba e faccia presto - disse il direttore, richiudendo la porta. - La desiderano all'ufficio di polizia, e quanto prima ci sbarazza della sua presenza, meglio ; il suo amico  gi stato portato via.
Lo zio Bollard fiss sbalordito il direttore. E ad un tratto cap: non cap come, ma cap che Neuberg aveva fatto loro qualche tiro, per cui Renzo e lui stesso si trovavano nei guai.
- Un momento - disse.
Schenk e l'ispettore, stupiti della freddezza di quel furfante, lo stettero a guardare mentre egli finiva di radersi.
- E ora sentiamo di che cosa mi accusano - disse lo zio Bollard, asciugandosi il viso. - Non si viene in questo modo in camera di un individuo, se non per arrestarlo, e non si arresta senza un motivo. Di che cosa mi accusano?
- Di furto; furto di perle e di denaro per un valore di diecimila dollari, a danno di Madame Desages del villino delle Arcate. Mettetevi la giacca e venite con me - disse l'ispettore.
Lo zio Bollard si dette una gran colpo sulla fronte.
- C' stato dunque, ha commesso il furto...  qui... se non  riuscito a fuggire a quest'ora. Gran Dio!
Si volt e afferr l'ispettore per un braccio.
-  qui, pezzo d'imbecille! - gli grid. - Pippo Neuberg  qui, l'uomo che inseguo da tanti giorni, e lei se lo lascia sfuggire. Se ne andr col primo battello in partenza.
- Mettetevi la giacca e venite con me - ripet l'ispettore.
- Che mi metta la giacca, eh, che mi metta... qua, datemela, avanti, aprite, andiamo al vostro maledetto ufficio e se avete un telefono telefoner agli Stati Uniti, telefoner all'inferno!... V'insegner io il vostro mestiere. Lasciarselo scappare per arrestare me, che non c'entro per nulla! Avanti, aprite la porta! E tutta questa gente che fa? Ecco, guardate tutti, guardate quest'asino d'ispettore che si lascia sfuggire Pippo Neuberg, un assassino, per arrestare me... me! Zaccaria Bollard di San Francisco. Da sei mesi che sono alla ricerca di Pippo e ora che l'ho quasi afferrato per una manica, viene quest'imbecille a rovinare tutto.
- Avanti, avanti - disse l'ispettore, tenendo una mano sulla spalla dello zio Bollard, mentre Schenk li precedeva per fare strada fra la folla. - Venite con me, vi spiegherete all'ufficio di polizia; vedrete che il vostro amico Pippo Neuberg non se ne andr senza di voi.
La gente radunata intorno si mise a ridere. Lo zio Bollard, senza cappello, vestito alla peggio, paonazzo dalla rabbia, si prestava certamente al ridicolo; era del resto gi abbastanza comico che quel vecchietto cos buffo dovesse essere un ladro.
- Scommetto di no - grid lo zio Bollard, talmente ossessionato dal pensiero della fuga di Neuberg da dimenticare l'ignominia del suo arresto, il luogo in cui si trovava, le risa della folla. -  pi facile che aspettino i lampi e i fulmini.
- Camminate!
- Cammino, perdio! Camminerete anche voi quando vi licenzieranno per il bel lavoro di stamani; e sarete licenziato, questo  certo, come  certo che mi chiamo Zaccaria Bollard.
- Zaccaria un corno! - replic l'ispettore, arrabbiato di essere minacciato di licenziamento con tanta impudenza, e stringendo pi forte la spalla del suo prigioniero. - Ne parleremo all'ufficio. Intanto pensate a camminare.
Erano arrivati all'angolo della strada dov'era l'ufficio di polizia, quando un bell'uomo anziano, abbronzato dal sole, robusto della persona, vestito con una maglia e un paio di calzoni di flanella bianca, si un alla processione. Era il giudice Cedarquist, detentore della coppa per la cattura del pi grosso tonno della stagione, e di molti altri premi, guadagnati con le sue prodezze nella pesca. Il giudice, che avrebbe potuto essere il re di Avalon, se avesse voluto, e che non mancava certo di maest nel portamento, si fece largo fra la folla per conoscere la causa del tumulto.
- Guarda chi vedo! - esclam. - Bollard!
La sua voce fece fermare di colpo la processione, come lo squillo di una tromba.
- Cedarquist! - grid lo zio Bollard. - Guarda qua, Cedarquist, guarda questi somari che arrestano me e si lasciano scappare un assassino: Pippo Neuberg di San Francisco. L'ho inseguito fin qui e, non so come,  riuscito a barattarmi le carte in tavola.
L'ispettore si volt verso il re del tonno.
- Lei conosce quest'uomo, signor giudice?
- Lo conosco sicuro. Avete arrestato il signor Bollard, il personaggio pi importante di San Francisco. Lasciatelo andare, Jenkins, ne rispondo io.
- Non vi confondete con me - implor lo zio Bollard. - Non perdete tempo con me, ficcatemi in guardina, se volete, purch continuiate l'opera vostra. Non fate partire un vapore senza averlo visitato da cima a fondo, cercate un uomo di carnagione bruna, piuttosto anziano, non molto alto, con gli occhi neri e i capelli grigi. Regalo cinquemila dollari al primo che riesce ad arrestarlo. Cinquemila dollari subito, senza dilazioni.
- Venga all'ufficio di polizia - disse l'ispettore con un tono di voce molto pi deferente. - Battelli in partenza non ce ne sono per un'altra ora almeno; avremo tempo. Venga anche lei, signor giudice, bench non dubiti di quanto mi dice.
All'ufficio di polizia trovarono Renzo, che era stato arrestato mentre usciva dal letto, Madame Desages, e inoltre le scarpe di Neuberg.
Non occorse molto tempo per le spiegazioni e le scarpe furono testimoni muti, ma eloquenti; non erano di una misura adatta a Renzo n allo zio Bollard.
Era naturale che Madame Desages avesse sospettato dei due stranieri che erano stati da lei a domandare delle perle e di Neuberg. Ora, accorgendosi dello sbaglio, si profuse in iscuse. Cedarquist vi tagli corto.
- La cosa principale cui bisogna pensare,  che il malandrino  a piedi nudi, a meno che non sia riuscito a rubare un paio di scarpe a qualcuno, ci che non  probabile. Dunque deve esser sempre nell'isola; non credo che cerchi di fuggire con uno dei piroscafi, per quanto non sar male esaminarli.  certo che l'avete in trappola, ispettore, e secondo me si nasconde in qualche luogo dell'interno; la pi spiccia sar perci di mandare delle pattuglie in tutte le direzioni e io intanto condurr questi signori a far colazione.
Stavano per alzarsi da tavola, quando uno dei camerieri dell'albergo dove Cedarquist alloggiava, si avvicin per annunziare che un uomo, il quale non aveva voluto entrare, desiderava di parlare col signor Bollard.
-  un barcaiuolo - soggiunse il cameriere, rivolgendosi a Cedarquist.
I tre uomini uscirono sulla veranda dove Gianni, soprannominato il Morino, li attendeva.
Il Morino era un uomo lungo lungo e secco, vestito con un vecchio camiciotto turchino e col viso annerito dal sole.
- Buon giorno, Gianni - disse Cedarquist. - Che cosa vuoi dal signor Bollard?
- Sono io - interruppe lo zio Bollard. - Che cosa volete da me?
-  lei il signor Bollard? - domand Gianni con voce cavernosa. - Allora si tratta di questo: ho sentito dire che offre cinquemila dollari a chi lo aiuter ad acchiappare l'individuo di cui  in cerca.
- Verissimo. E che notizie mi portate?
- L'offerta di cinquemila dollari  sempre buona, non  vero?
- Potete far conto di avere il denaro alla Banca di California.
- Parla pure Gianni - disse Cedarquist. - Il signor Bollard non mancher di pagare se gli consegni quella canaglia o se gli fai vedere dove pu andare a prenderla.
- Allora ecco qui. Ero a pescare stanotte vicino ai banchi di Grouper e prima dell'alba il vento di tramontana ha portato fin l il rumore di un motoscafo. Poi il rumore  cessato, come se il motore avesse avuto un guasto; aveva anzi un guasto senza dubbio, perch ho visto la lancia che veniva trasportata dalla corrente verso i banchi, mentre l'uomo che c'era sopra armeggiava col motore. Non ci ho badato, credendo che fosse qualcuno che aspettasse il levar del sole. Poi il sole  venuto e io ho visto che pesci non ce n'erano, come non ce ne potevano essere col vento che soffiava in quella direzione; e a un tratto ho sentito il rumore del motoscafo che si dirigeva verso mezzod. Gli era riuscito di accomodare il guasto, ma il motore faceva un fracasso tale da sembrare una batteria di cannoni. Allora ho guardato da che parte andava e ho visto che si dirigeva verso nord-ovest, mettendo la prua a ovest.
- Verso ovest? - domand Cedarquist.
- S; ha continuato sempre in quella direzione, sicch ho capito che voleva andare verso San Clemente.
- Dov' San Clemente? - domand lo zio Bollard.
-  un'isola a ventiquattro miglia da qui. Continua, Gianni.
- Ebbene, non ci ho fatto gran caso, perch per me era indifferente che andasse a San Clemente o all'inferno, ma appena son tornato indietro mi sono accorto che il motoscafo di Sam Hackett era sparito. Era all'ancora avanti a tutti gli altri, perci mi sono accorto che mancava. Poi quando sono sceso a terra, la prima persona che ho incontrato  stato Sam, il quale, senza darmi tempo di aprir bocca, mi ha detto: "Hai perso una bella scenetta, Gianni. La polizia  alla ricerca di un assassino, e c' un tale all'ufficio di polizia, insieme al giudice Cedarquist, che offre cinquemila dollari a chi lo prende; ora vado anch'io con gli altri a tentar la sorte". Io ho domandato da che parte andassero e mi ha risposto: "Su per la montagna: dobbiamo rastrellare l'isola".
"In cos dire se n' andato e io mi sono dovuto mettere a sedere, perch scoppiavo dal gran ridere. Tutti i barcaiuoli si sono diretti per la montagna, senza sapere che la barca di Sam  sparita, e che di certo  stata portata via proprio da quell'uomo di cui egli  andato in cerca."
- Gran Dio! esclam Cedarquist. - E perch non gli hai detto nulla?
- Il fatto  questo; l'Onnipotente gli ha dato gli occhi come a me, e se lui si fosse occupato dei fatti suoi, invece di bighellonare a terra, si sarebbe accorto che la sua lancia  sparita. E poi non sono tanto ricco da regalare cinquemila dollari a questo modo.
Cedarquist rimase per un momento silenzioso.
-  lui di sicuro - disse finalmente. - Nessuno di noi ha pensato che si fosse potuto impadronire di un'imbarcazione per fuggire. E, poich senza scarpe ai piedi non poteva sbarcare nel continente,  chiaro che si  diretto verso qualche isola.
- Direi che non abbia scelto la strada migliore - osserv lo zio Bollard.
- Pu darsi, ma non bisogna dimenticare che non aveva altra scelta. Gianni!
- Padrone!
- Come stai a benzina?
- Ne ho abbastanza per condurvi fino a San Clemente e per tornare indietro.
- Allora corri alla cucina dell'albergo e fatti dare abbastanza da mangiare per quattro; fatti dare un prosciutto, delle scatole di carne, dell'acqua...
- Ne ho a bordo.
- E allora corri. Io vado in camera a prendere la pistola.  sempre meglio essere armati.
Disparvero ambedue: Gianni verso la cucina, il giudice a prendere la pistola.
Un grosso cacatua incatenato sulla sua pertica nel giardinetto dell'albergo fece rintronare l'aria col suo grido rauco. Il vento agit le foglie delle palme.
- Parrebbe finalmente che fossimo alla fine del nostro inseguimento - disse Renzo. -  curiosa che un uomo possa considerarsi perduto perch non ha scarpe ai piedi! Altrimenti a quest'ora sarebbe sbarcato a San Pedro, avrebbe preso il treno per Los Angeles, e chi lo pescava pi?
-  troppo presto per cantar vittoria - replic lo zio. - Si trova a un brutto passo, questo  vero, ma  Pippo Neuberg, non lo dimenticare.
Si mise a passeggiare su e gi come un animale in gabbia, fino al ritorno di Cedarquist. Poi tutti insieme presero la via della spiaggia, seguiti da Gianni che portava un gran paniere infilato nel braccio.
...
.
...
CAPITOLO 26. SAN CLEMENTE.
...
.
...
Sulla spiaggia non c'era nessuno, tranne qualche ragazzo a giuocare sulla passerella e poche signore ospiti del luogo.
A quell'ora, di solito, il porto formicolava di gente: uomini armati di lunghe canne da pesca, barcaiuoli, venditori di lenze, non mancavano mai di popolarlo.
Ma quella mattina tutti i barcaiuoli, salvo uno, si erano allontanati, spinti dall'istinto della caccia e dalla speranza di guadagnare cinquemila dollari, mentre tutti gli ospiti maschi e quasi tutte le donne erano andati sulla strada del Cabrillo o in qualche punto elevato da cui fosse possibile sorvegliare la strada che si snodava a zigzag fra le colline.
I quattro uomini si diressero verso il molo dei battellieri, dove l'unico barcaiuolo che non avesse preso parte alla caccia, un certo Memmo, soprannominato "Cervo Volante", era seduto su un secchio rovesciato, masticando un pezzo di tabacco.
Memmo era un originale conosciuto da tutti; non si allontanava mai dalla spiaggia e dormiva nel fondo di una vecchia barca, sempre all'ancora nei pressi della banchina del Club del Tonno. Il fatto che un assassino correva libero per le strade di Santa Catalina non lo interessava affatto, trattandosi di una faccenda di terra ferma, in cui i pesci non avevano parte.
Alz gli occhi a guardare la comitiva che si avvicinava, seguita da Gianni col suo paniere al braccio. Quelle almeno erano persone intelligenti, che non perdevano il loro tempo a rincorrere un assassino, quando era ora di andare a pescare.
- Barca! - chiam Gianni.
- Dove sono le vostre canne? - domand Memmo, alzandosi e preparandosi a spingere nell'acqua la vecchia imbarcazione che gli serviva ad accompagnare i pescatori alle loro lance.
- Non andiamo a pescare, oggi - rispose Gianni, - facciamo una partita di caccia all'uomo.
Memmo si gratt la testa. Era chiaro che tutti gli abitanti di Avalon erano impazziti, tuttavia non disse nulla: attese che tutti fossero saliti in barca e li accompagn sul motoscafo del Morino, il "Pesce Sole", ancorato a poca distanza.
Il "Pesce Sole", che apparteneva a Gianni e a suo padre, misurava circa sei metri di lunghezza, aveva il motore nel centro, e a poppa vi era abbastanza posto per stare seduti comodamente. Le provviste furono issate a bordo, lo zio Bollard e gli altri s'imbarcarono, poi mentre la barca si allontanava, Gianni prese il timone.
Mise la prua a sud; Avalon e la sua baia si allontanavano dietro la poppa, mentre a tribordo appariva la costa di Santa Catalina, mostrando le forre illuminate dal sole, dove un resto di nebbia s'indugiava fra gli scogli e i boschetti di eucalipti; oltre al rumore del motore giungeva agli orecchi il frastuono del mare che lanciava le sue onde coperte di schiuma fra gli scogli e contro le rupi abitate dagli avvoltoi. A babordo si allungava la costa di Los Angeles, sopra la quale una corona di nuvole bianche spiccava nel cielo terso come un cristallo.
Poche vedute possono eguagliare in magnificenza quella del canale di Santa Catalina in una bella mattina serena. A Renzo, abituato all'aria nebbiosa di Londra e a quella sempre un po' velata della campagna inglese, sembrava proprio di sognare; e pi ancora gli sembrava di sognare quando pensava che quella corsa mattutina, in mezzo a tanto splendore, aveva per iscopo l'inseguimento di un assassino.
Rivolse poi il pensiero alla Gina. Quella caccia per il mondo e attraverso mezzo continente americano, lo aveva fatto imbattere in molte cose strane: bricconi e malfattori, citt e uomini, scene brutte e piene di squallore, scene magnifiche, come quella che aveva in quel momento davanti agli occhi, ma gli aveva dato soprattutto una cosa senza pari: gli aveva dato la Gina. La Gina e il suo vecchio babbo, che in certo modo faceva parte di lei, per quel legame che li univa e che li faceva apparire tutti e due d'oro colato.
Gli sembrava che soltanto loro due fossero esseri reali, gente di carne e d'ossa; accanto a loro lo zio Bollard, Chanen, Neuberg, non erano altro che ombre, immagini, intente a perseguire un loro scopo vano, vane anch'esse e senza esistenza reale.
I gabbiani li inseguivano nel loro cammino; verso la punta dell'isola il canale principi ad allargarsi e sotto la chiglia si cominci a sentire il rullo del Pacifico.
Andavano a una forte velocit, seguendo la corrente di Kiro Shiwo, il misterioso fiume marino che attraversa l'oceano dalle coste del Giappone fino all'Alaska e scorre quindi lungo la costa per andare a perdersi nel Sud; un pesce volante attravers la loro rotta e un grosso pesce spada pass accanto, facendo spumeggiare l'acqua azzurra; le rocce ultime dell'isola mandarono il loro saluto, finch, con l'accompagnamento dei grandi corvi marini dalle larghe ali, l'oceano Pacifico apr dinanzi a loro un'infinita estensione di azzurro, interrotta soltanto da una piccola macchia, verso sud-ovest, una macchia che aveva tutta l'apparenza di una gran nave con tutte le sue vele spiegate: l'isola di San Clemente.
- Ecco San Clemente - disse Cedarquist. - La sua punta pi alta raggiunge quasi i mille metri, e i suoi abitanti son quasi tutti pastori. Gianni, perch credi che questo brigante si sia diretto a San Clemente, da dove pu star sicuro che non potr pi fuggire?
- Probabilmente perch ha fatto come tutti i malfattori, che quando sono inseguiti si gettano in qualunque vicolo, pur di uscire dalle strade frequentate. Per me credo che sia andato a San Clemente non avendo modo di andare in nessun altro luogo; se non aveva scarpe ai piedi, come lei mi dice, era inutile che tentasse la costa. Se lo domanda a me, direi che ci sia andato per riprender fiato.
- E dove credi che possa essere sbarcato?
- Se non avesse la polizia alle calcagna, alla Cala Wilson, probabilmente; ma essendo inseguito  facile che sia sceso pi a sud, verso la spiaggia che chiamano la Baia dell'Uomo Morto.
- Perch proprio l?
- Perch da lontano sembra un luogo nel quale sia facile andarci a cacciare nelle forre e di l penetrare nell'interno dell'isola. Invece quando uno sbarca, che cosa trova? Degli scogli e un sentierucolo che ha l'aria di condurre fra le forre, ma che in realt muore subito fra i dirupi.  un posto quello dal quale non si pu uscire che per via di mare.
- Se  cos, si  messo in trappola da s - disse Cedarquist.
- Precisamente, a meno che non sia fuggito in tempo; ma in tal caso non trover da sbarcare fino a che non giunge all'ancoraggio pi a sud.
- L'abbiamo in trappola, l'abbiamo in trappola, il cuore me lo dice - assicur lo zio Bollard. - Ci ha fatto correre un bel po', e ha avuto un diavolo dalla sua, ma ormai  finita per lui: scommetto che prima di stasera dovr firmare quell'assegno.
- Non lo scriver mai troppo presto, per me - disse Gianni.
Cedarquist rise, ma Renzo rimase serio. C'era qualcosa di terribile in quell'inseguimento spietato. Cedarquist non lo sapeva, non aveva preso parte alle prime fasi della caccia, non l'aveva seguita in tutte le sue brusche svolte e non aveva visto l'implacabile e incessante energia di colui che la guidava. Agli occhi di Renzo lo zio Bollard si trasformava a poco a poco da una creatura umana in un meccanismo spietato; una macchina d'acciaio, che alla sua forza accoppiasse l'istinto di un lupo.
Dopo due ore e mezzo di viaggio, l'isola di San Clemente appariva molto pi estesa dinanzi a loro da nord a sud, con tutte le sue vallate e le sue forre chiaramente visibili e il profilo delle cime dentato come una sega.
Ora si vedeva benissimo la depressione del terreno conosciuta col nome di Cala Wilson, e Gianni pot indicare il punto dove la rupe si abbassava verso il Nord, fino alla spiaggia che formava la baia dell'Uomo Morto. Dieci minuti pi tardi il pescatore, il quale con la sua vista acutissima aveva gi scorto qualcosa che si muoveva verso il Sud, si alz di scatto e tenendosi in equilibrio nell'imbarcazione, si fece solecchio con la mano.
- Non so se il nostro uomo  sbarcato o se  annegato, ma quello laggi  il motoscafo di Sam Hackett, e mi sembra che vada alla deriva. Bisogna andare a prenderlo. Se il nostro uomo  a terra, ormai non ci scappa pi; se non  sceso vuol dire che  morto.
E gir la ruota del timone.
...
.
...
CAPITOLO 27. NEUBERG.
...
.
...
Dopo mezz'ora raggiunsero il motoscafo dipinto di bianco, che ballava sulle onde come un pezzo di sughero. Nell'imbarcazione non c'era nessuno. Gianni si arrampic a bordo, e per prima cosa and a dare un'occhiata al serbatoio, che era vuoto.
- Me lo immaginavo - disse. - Gli  mancata la benzina. Deve essere andato a terra con la barca che si rimorchiava dietro, lasciando andar la lancia alla deriva. Che l'importava a lui di mandare in malora la barca di un galantuomo? Ma ormai l'abbiamo preso. Dalla direzione della lancia si vede che si  proprio diretto alla baia dell'Uomo Morto, e ce lo troveremo di sicuro, quant' vero che mi chiamo Gianni. Prenderemo a rimorchio il motoscafo con la corda dell'ancora. Prenda qui; io rimango a bordo per dirigerlo e lei potr prendere il timone cost, signor giudice. Che il diavolo se lo porti quel briccone che fa di questi scherzi.
Il fatto che l'uomo inseguito era un assassino aveva lasciato Gianni assolutamente indifferente, ma il delitto che aveva commesso con l'appropriarsi un battello, per poi abbandonarlo, aveva acceso tutto il suo furore.
A forza d'istruzioni aiut Cedarquist a dirigere l'imbarcazione e un'ora pi tardi, quando erano vicini a riva, verso la baia dell'Uomo Morto, dietro una roccia vulcanica, tutta coperta di schiuma bianca, si alz e dette un grido. Aveva avuto ragione: proprio in quella baia desolata, visitata soltanto dai gabbiani, comparve alla loro vista la barca dipinta di bianco, tirata in secco lontana dal limite della marea.
Seguendo le istruzioni di Gianni, Cedarquist ferm il motore e i due motoscafi gettarono l'ancora l'uno presso all'altro; poi Gianni si tolse le scarpe e si gett a nuoto, per andarsene a prendere la barca, con la quale condusse a terra gli altri viaggiatori.
La presenza di quella barca fu una benedizione per lui; senza di essa sarebbe stato costretto a fare arenare il suo motoscafo e la spiaggia dell'Uomo Morto non  davvero un posto ideale per far dare in secco un'imbarcazione pesante.
Giunti a terra, i quattro uomini dettero un'occhiata alle rupi che avevano ai lati e alla forra che avevano davanti. Nessun segno di vita era visibile in quel luogo, tranne nei nidi alti dei gabbiani; altri gabbiani gridando volavano sulla loro testa, e una capra brucava gli arbusti su un ripiano della forra rocciosa.
Gianni si guard intorno perplesso.
- Non le avevo detto che non c'era modo di uscire da questa spiaggia altro che internandosi in quella forra, la quale finisce con una scogliera a picco - disse perplesso, rivolgendosi al giudice. - Ma quella capra, allora, come ha fatto a salire fin lass? E guardi qui, se non sembra che questa rupe sia venuta gi a pezzi.
- Ci sar stato un terremoto - disse Cedarquist. - Non sono rari in queste piccole isole; forse perch la crosta terrestre  pi sottile qui che altrove. Ma andiamo intanto fino alla curva.
Cedarquist si diresse per il primo verso la forra seguito dagli altri. Faceva caldo laggi e l'aria era pregna dell'odore degli arbusti fragranti. Dei rondoni dalla gola bianca volavano veloci dinanzi a loro e pi in alto i cacti erano pieni di gorgheggi di uccelli.
Alla svoltata si trovarono nel punto dove la strada era chiusa da una muraglia liscia che ne chiudeva l'accesso: ma di recente, forse in quello stesso anno, una parte della rupe si era staccata, ruzzolando in basso. Si sarebbe detto che un gigante avesse lavorato d'ascia, aprendo un sottile vano nel masso, fino a una piccola sporgenza che correva da nord a sud. Era come una mostruosa scala, che conduceva a un ripiano, sulla quale soltanto i piedi di una capra selvatica o le ali del vento potevano azzardarsi a muovere il passo. Eppure lass c'era un assassino probabilmente armato, e bisognava andarlo a prendere.
Fu Gianni il primo a dimostrare chiaramente di aver paura. Pure egli era uno degli uomini pi coraggiosi di Avalon; un uomo che contava al suo attivo il salvataggio di tre compagni in procinto di annegare, che non temeva n i pescicani, n le tempeste; ma l non si trovava nel suo elemento.
- Lo sapevo che quella maledetta capra non prometteva nulla di buono. Guardi qui: chi  che si arrampica fin lass? E del resto  inutile provarcisi: quell'uomo non pu scappare. Ammettiamo che salendo fino a quella cornice sia poi riuscito a raggiungere l'altipiano, ma come pu fare a lasciare l'isola? Da mangiare non ne ha; non ci resta dunque che aspettare, e vedranno che verr di suo a mangiarci in mano come un agnellino.
Cedarquist e Renzo erano press'a poco della stessa opinione, ma lo zio Bollard... era lo zio Bollard. Senza contare la forza misteriosa che lo spingeva con quella fredda persistenza contro Neuberg, egli possedeva anche il coraggio che lo aveva fatto possessore di milioni, il coraggio che gli aveva fatto affrontare, senza batter ciglio, ogni bufera finanziaria, facendogli superare le crisi pi terribili, quello stesso coraggio che anche in quel momento non lo abbandonava.
- Vado io - disse semplicemente, dando un'occhiata alla rupe diroccata, prima d'iniziare l'ascesa.
Gli altri lo seguirono dietro l'enorme masso, su per la salita sassosa, ora in piedi, ora a quattro gambe, finch non giunsero alla cornice. Essa aveva una larghezza di due metri, e dietro le stava un muraglione liscio. Non era di formazione recente; la caduta della rupe era avvenuta molto al disotto. La cornice andava da nord a sud, ma verso nord era impraticabile, perch la rupe nello staccarsi se n'era trascinato dietro un pezzo. La loro preda doveva dunque essersi diretta a sud.
Lo zio Bollard prese per quella direzione, gli altri lo seguirono. Il sentiero che avevano davanti era visibile per non pi di una trentina di metri, dopo i quali piegava per girare intorno alla punta che divideva la forra dell'Uomo Morto da quella accanto. Quando ebbero fatto il giro della punta, sul viottolo che si snodava come un nastro lungo la parete rocciosa, videro un uomo assolutamente immobile.
Quell'uomo era Neuberg.
...
.
...
CAPITOLO 28. SENZA SCAMPO.
...
.
...
Neuberg era arrivato in vista di San Clemente al levar del sole. La baia dell'Uomo Morto gli offriva la possibilit di sbarcare; pi a nord c'era la Cala Wilson, ma nella cala aveva visto una barca da pesca. Al di l della baia gli era apparsa una striscia di terra e una specie di attendamento.
Pi lontano, verso Nord-Ovest, in quell'aria miracolosamente chiara, l'isola di San Nicola si staccava nettamente nel cielo azzurro, e vicino all'isola si vedeva la vela di una nave. Neuberg cambi direzione al canotto. La vista dell'accampamento gli aveva fatto paura, inducendolo ad allontanarsi da San Clemente. Conosceva un poco le isole, e contava di non trovar nessuno a San Nicola, eccetto forse un paio di pastori, che avrebbero potuto dargli qualcosa da mangiare.
Aveva pensato prima di procurarsi il cibo dai pastori dell'isola di San Clemente, per poi ripartire, nella speranza d'imbattersi in qualche nave; tutti i suoi piani erano vaghi, disperati, come quelli che si fanno in sogno; e non erano tanto basati sulla realt dei fatti, quanto sulla speranza di aver fortuna.
Si diresse verso Nord-Ovest, ma dopo poche miglia il motore rallent, poi si ferm del tutto. La benzina era esaurita; eppure la sera prima gli era parso che il serbatoio fosse quasi pieno. Il motoscafo non gli serviva pi a nulla; la barca invece aveva un piccolo albero e una vela di facile manovra.
Neuberg rimase per un momento immerso in profonde riflessioni: poteva restare nel motoscafo, lasciandosi portare alla deriva... ma chiss dove sarebbe andato a finire, senza contare il rischio di morir di fame. D'altra parte poteva abbandonare il motoscafo e navigare con la barca a vela; ma dove andare? Verso l'unico luogo possibile: verso San Clemente.
Il vento soffiava da San Nicola e non poteva sperare di manovrare il suo scafo leggero in quella direzione, tanto pi che non era affatto pratico di navigazione a vela. Sembrava proprio che il destino gli dicesse: "Devi sbarcare a San Clemente".
Non gli restava proprio niente altro da fare e la fame, che il pensiero del cibo aveva risvegliato in lui, lo fece affrettare. Non gli fu difficile scendere dal motoscafo nella barca, e abbandonata la cima che teneva unite le due imbarcazioni, alz la vela dirigendosi verso il Sud. Il motoscafo rimase cos in balia delle onde e fu trascinato dalla corrente verso la costa di San Clemente, dove pi tardi lo aveva ritrovato Gianni. La barca invece, aiutata dal vento e dalla corrente, procedeva veloce sulle onde. Neuberg aveva dimenticato il cappello sul motoscafo; se ne accorse quando ormai era troppo tardi, e del resto poco gliene importava ormai.
Ora che aveva lasciato il motoscafo, con la sensazione della corsa veloce datagli dalla barca ebbe il presentimento di essere perduto, di essere finalmente preso in trappola. San Clemente sarebbe stata la sua rovina; egli vi accorreva con la velocit di un relitto di mare, preso nei gorghi di un mulinello e vi sarebbe rimasto finch non lo avessero trovato. Non vedeva ancora i suoi inseguitori, ma tutti i suoi sensi eccitati glieli facevano presagire.
Era inutile che si fosse nascosto sotto il nome di Williams; appena lo avessero riportato a San Francisco, la sua vera identit sarebbe stata riconosciuta facilmente.
L'inseguimento era certamente gi cominciato a Santa Catalina. Forse la scomparsa dell'imbarcazione era gi stata notata, le ricerche si sarebbero rivolte prima verso la costa, poi verso le isole. Era anche possibile che passassero diversi giorni prima che qualcuno pensasse a ricercarlo laggi, ma anche quel ritardo sarebbe stato inutile: senza nulla da mangiare, senz'acqua, non poteva pensare a riprendere il mare con la vaga speranza di trovare una nave. Anche se avesse potuto tentare, non era probabile che i pastori di San Clemente o chi altro gli avesse dato da mangiare, tenessero la lingua a posto. E c'era quel maledetto telegrafo che avrebbe sparso la notizia per tutti i porti del continente, compreso quelli del Sud-America. Era meglio farla finita subito, lasciarsi annegare, abbandonando la barca alla deriva, come poco prima aveva abbandonato il motoscafo. Ma Neuberg non era tipo da giungere al suicidio. La vaga paura della trappola che gli si era aperta davanti e che si stendeva forse dal Cile all'Alaska, e dalla Cina al Per, per riportarlo in gabbia dopo una vana corsa di cinquemila miglia, fu da lui dimenticata nella necessit del momento. La corrente che passa a nord-ovest di San Clemente aveva colto la barca nelle sue spire, facendola ballare sulle onde; il vento era un po' cresciuto, ed egli dov concentrare tutta la sua attenzione sulla manovra della vela.
Quando pass dinanzi alla Cala Wilson la rivide come l'aveva vista passandovi col motoscafo un po' di tempo prima: la barca da pesca ferma all'ancora, senza nessuno a bordo, e la spiaggia sempre deserta, almeno in apparenza. Ma egli non ard affrontare il rischio di brutti incontri, per affamato che fosse. La barca da pesca poteva provenire da Avalon, e al suo ritorno, forse quel giorno stesso, avrebbe messo i suoi inseguitori sulle sue tracce.
La baia dell'Uomo Morto, vista dal mare, era il luogo pi sicuro per sbarcare; di l avrebbe potuto andare in cerca di una capanna di pastori per farsi dar del cibo e forse anche un paio di scarpe. E se il pastore era solo poteva anche esser ridotto al silenzio per sempre.
Questo fosco pensiero gli attravers la mente mentre virava di bordo per dirigersi alla spiaggia. Tir la barca a terra, fuori del limite della marea, poi si tolse il cappotto che in tutto quel tempo aveva tenuto sempre addosso, e sedutosi all'ombra, lo tagli col coltello in tante strisce di varia larghezza. Ci fatto, si fasci i piedi, poi, nascosti gli avanzi del cappotto fra i cespugli di cacti, prese la via della forra, fino al punto dove la rupe era diroccata; l giunto, si sed un poco per riposarsi, prima d'iniziare l'ascesa. Aveva fame, era stanco e spossato, dopo l'eccitamento di quelle ultime dodici ore; in breve si addorment.
Fu svegliato da un gran rumore che lacerava l'aria; il fracasso di un'imbarcazione a motore. Si alz e si mise in ascolto. Il rumore cess in distanza, poi ricominci pi forte, portato dal vento. Neuberg cominci ad arrampicarsi, giunse fino alla cornice e visto che a nord questa era spezzata, rivolse i suoi passi verso il sud. Dopo aver girato la punta che divideva la baia dell'Uomo Morto dalla prossima forra, vide il nastro del viottolo che gli si snodava davanti, e vi s'inoltr.
Il rumore del motore era cessato; era quello il momento in cui i due motoscafi erano all'ancora l'uno di fianco all'altro e in cui Gianni trasportava a terra gl'inseguitori.
Neuberg, ignaro di tutto ci, prosegu il suo cammino. Via via che procedeva si accorse che il sentiero si faceva sempre pi stretto, ma, immaginando che fosse stato formato dal passaggio di piedi umani, calcolava che fosse abbastanza largo anche per lui. Non sapeva di essere su un sentiero fatto dalle capre.
Come a Sant'Elena nell'Atlantico, cos a San Clemente nel Pacifico, si vedono talvolta le capre arrampicate sulle rupi, senza che sia possibile scorgere dove poggino il piede. Esse segnano cos i sentieri scavati nella roccia col loro passaggio per secoli, sentieri talvolta tanto stretti, che nessun altro essere vivente potrebbe seguirvele, tranne i gatti, i sorci e i conigli.
Neuberg, arrivato in un punto in cui il sentiero girava intorno a una sporgenza della roccia, vide che gli era impossibile di andare avanti. Il viottolo era diventato tanto stretto da non misurare pi di trenta centimetri di larghezza, e la roccia strapiombante diminuiva ancora la sua estensione. Una capra vi poteva passare, ma un uomo no; il precipizio che si apriva ai suoi piedi misurava non meno di sessanta metri.
 impossibile che un uomo superi un simile ostacolo, anche strisciando sul ventre; la larghezza del suo corpo glielo impedisce: l'unica cosa che possa fare in un simile frangente  fermarsi e tornare indietro.
Neuberg si volt per ritornare sui suoi passi, ma quasi subito si ferm. Gli era impossibile andare avanti ed era inutile che tornasse sulla spiaggia; era ugualmente impossibile scendere nella forra; ma forse dal punto in cui si trovava egli poteva tentare di dar la scalata alla parete. Si tolse le fasce dai piedi, cacciandosele in tasca, e cominci l'ascesa: ma dopo essersi arrampicato per poco pi di un metro, la roccia friabile si sbriciol sotto di lui, ed egli ricadde sul sentiero; si prov pi e pi volte, sempre ricadendo, finch non si ferm per riprender fiato, esaurito, con la testa che gli girava, tenendosi stretto alla parete per non cadere.
E mentre era l in piedi, senza cappello, senza scarpe, coi vestiti in brandelli, sanguinante, affamato, sfinito, vide a un tratto apparire sul sentiero la figura dello zio Bollard, seguito da Cedarquist e dagli altri.
Neuberg lo guard, quasi dimentico del luogo in cui era, sentendo di smarrire la ragione. Per molti anni lo zio Bollard era stato come una nuvola sul suo orizzonte; da molti anni sapeva di avere in lui un nemico. Ma pure, in tutto quel tempo, lo zio Bollard non lo aveva mai attaccato seriamente. Due o tre volte anzi, quando sembrava sul punto di assestargli un colpo mortale, se n'era astenuto. Cos il gatto si astiene talvolta per un pezzo dall'uccidere il topo e ci scherza.
In ogni modo Neuberg, bench fosse a conoscenza dell'inimicizia di Bollard, aveva finito per abituarvisi e per non curarsene pi. Da molto tempo non pensava pi a Bollard; non ci aveva mai pensato in tutti quegli anni in cui aveva mandato la "Maria-Teresa" a fare il viaggio delle isole, n quando aveva atteso il suo ritorno, n quella mattina quando Klondyke gli aveva detto che Sellers era a San Francisco, e che la partita ormai era persa. Durante la sua fuga a Los Angeles e a Santa Catalina, fino a quel momento, il ricordo di Bollard non gli aveva mai attraversato la mente; e ora, che era preso in trappola, senza cappello, senza scarpe, stracciato, insanguinato, sfinito, sconfitto, vide avanzare verso di s la figura dello zio Bollard, inesorabile come il destino, che all'ultimo momento sorge a domandarci conto del nostro passato.
E dietro a Bollard chi c'era? Non era Cedarquist quello, n alcun'altra figura mortale. Neuberg alz le braccia e cadde in avanti, come se un colpo di spada gli avesse spezzato i ginocchi. Lo zio Bollard l'afferr, e aiutato da Cedarquist lo trascin fino a una rientranza della cornice, da dove lo trasportarono poi fino al sentiero che conduceva alla forra dell'Uomo Morto.
-  vivo, respira - disse Gianni, inginocchiandosi accanto a lui. Forse fa la commedia, ma in ogni modo per portarlo gi non c' altro mezzo che farlo sdrucciolare fino in fondo o farlo rotolare di sotto.
- Aspettate un momento - disse Renzo; - frugategli prima in tasca per cercare le perle e il denaro, che non vadano smarriti.
Gianni gli frug in tasca e ne tir fuori i due pacchetti con le perle e le banconote. Poi si misero all'opera per trasportare il loro prigioniero fino alla baia.
...
.
...
CAPITOLO 29. UN'OFFERTA.
...
.
...
Arrivarono alla spiaggia di Avalon alle sei del pomeriggio e consegnarono alla polizia il prigioniero, le perle e il denaro.
Neuberg aveva ripreso conoscenza non appena depositato a bordo del motoscafo, ma non aveva pronunziato una parola e anche in quel momento non parl, ma si lasci trasportare al posto di polizia, seguito da un codazzo di gente.
Lo zio Bollard e Renzo rimasero indietro.
- Vengo subito anch'io - disse il vecchio all'ispettore. - Se ha bisogno di me mi trover all'albergo; le raccomando di non lasciar mai solo il prigioniero, perch  un uomo capace di tutto.
Poi sed un momento a riposarsi, mentre Renzo rimaneva in piedi accanto a lui.
Lo zio Bollard si tolse il cappello, per asciugarsi la fronte col fazzoletto; sembrava un po' stanco.
-  stata una corsa lunga, con molte svolte e molti tranelli, una corsa lunga, lunga davvero.
Borbott un poco fra s, poi accese un sigaro.
- E ora che cosa pensi di fare? - domand alzando un occhio verso Renzo.
- Cio?
- Bisogner che tu stia a San Francisco fino al termine del processo, ma poi che cosa conti di fare? Tornerai in Inghilterra?
Renzo pens alla Gina. Per il momento non aveva formato nessun progetto.
- Credo di s. Ancora, per, non ho deciso nulla.
- Allora faresti meglio a deciderti - l'interruppe lo zio. - Chi t'impedisce di rimanere a San Francisco e dare una mano a mandare avanti la baracca?
- La tua?
- E di quale altra dovrei parlare? Sei figlio di mia sorella Maria, che Dio l'abbia in gloria; hai dimostrato che in te c' della buona stoffa e io non ho nessuno: pensaci e vedrai che la mia non  un'offerta da disprezzarsi.
- Ma anch'io posseggo del mio.
- E quanto potrai avere?
- Dalle millecinquecento alle duemila sterline all'anno.
Lo zio Bollard rise, con aria un po' canzonatoria.
- E che cosa sono? Si vede proprio che vieni dall'Inghilterra, dove la gente si contenta del poco. Io invece ti offro... beh, quello che ti offro lo saprai dopo, ma rifletti bene alla mia proposta.
Ci detto lasci cadere il discorso, continuando a tirare delle grandi boccate di fumo.
Renzo si mise a sedere sulla chiglia di una barca rovesciata e fu allora che cap a un tratto l'effetto che da lungo tempo lo zio Bollard gli faceva.
Aveva davanti un uomo avanzato negli anni, un uomo senza rimorsi, assolutamente spietato. Capiva bene che Zaccaria Bollard non odiava Neuberg per l'assassinio di Tearle. Il suo odio derivava da qualche risentimento personale, era un odio sorto chiss mai per quale causa, ma certamente per una ragione molto umana e terrestre, come sempre accade in simili casi.
Si ricord del primo giorno nel quale aveva visto lo zio Bollard; del modo freddo col quale era stato accolto da quell'ometto originale, poi dell'improvviso calore che gli aveva dimostrato quando aveva sentito fare il nome di Neuberg.
Appena ebbe sentito parlare dell'imitazione delle perle e dell'omicidio di Tearle, si era mostrato pieno di cordiale premura, ma solo per aver trovato finalmente il modo di rovinare Neuberg.
Dovevano essere anni e anni che aspettava di farla finita col suo nemico; implacabile, paziente, astuto, letale. E ora che era riuscito nel suo intento, era grato a colui che lo aveva aiutato e gli offriva una grossa ricompensa. Renzo non si faceva illusione: quell'uomo gli offriva di entrare a far parte della sua ditta che faceva denari a cappellate, non per affezione, ma perch lo giudicava onesto, tenace, pieno di risorse. E inoltre era suo parente e lo aveva aiutato a disfarsi di Neuberg.
Sent che non avrebbe mai potuto vivere e lavorare a fianco di un uomo simile, e non pens pi all'offerta.
- E ora torniamo all'albergo - disse finalmente lo zio Bollard, tirandosi su con uno sforzo. - Devo dire due parole al signor Schenk.
Schenk, il direttore dell'albergo, che quella mattina aveva mandato via i suoi clienti, consegnandoli nelle mani della polizia, li ricev ora tutto complimenti e sorrisi.
- Ci penser il mio avvocato, quando torno a San Francisco - disse lo zio Bollard. - Se lei vuole offrire delle scuse ed egli vi acconsente, le potr offrire per mezzo dei giornali, non a me direttamente.
E and in camera sua, seguito da Renzo che aveva la propria stanza nello stesso corridoio.
Dopo pranzo andarono all'albergo di Cedarquist. Il giudice aveva un appartamento che dava sulla baia e i tre uomini rimasero un po' di tempo a fumare sulla larga terrazza, chiacchierando dell'avvenimento di quel giorno.
- Io ho cacciato di tutto in vita mia - disse il giudice - ma non avevo mai dato la caccia all'uomo. Ho trovato oggi che  la caccia pi eccitante di tutte, forse perch ci si trova a combattere un'intelligenza simile alla nostra.
- Pu darsi - disse lo zio Bollard. - Ho firmato l'assegno per quel barcaiuolo; eccolo qui. Ero venuto principalmente per questo, ma ora vado a letto; non sono pi giovane come una volta. Tu Renzo, rimani pure, se vuoi fumare ancora, ma ricordati che domattina partiamo col primo piroscafo. Fatti svegliare per tempo.
-  un originale, il vecchio Bollard - disse Cedarquist quando il vecchio se ne fu andato.
-  mio zio.
- Oh! chiedo scusa.
- Non c' di che.  un originale davvero, e anche molto misterioso. Io l'ho visto per la prima volta due mesi fa, al mio arrivo a San Francisco, dove sono venuto per cercare l'assassino di Tearle.
- Mi racconti.
Non c'era motivo di nascondere nulla, e perci Renzo narr tutta la storia dell'assassinio di Tearle, fino alla caccia data ad Hardman nel Per e all'inseguimento di Neuberg, durato fino all'isola di Santa Catalina. Il giudice ascolt attentamente.
- Mi sembra - disse infine - che sebbene lei, la polizia e tutti quanti s'interessassero all'inseguimento, il principale inseguitore sia stato il vecchio Bollard.
- Proprio cos.
- Era amico o parente di Tearle?
- Affatto.
- Allora perch era tanto ansioso di arrestare il suo assassino?
-  ben questo il mistero. Glielo domandai una volta e mi ebbe a mangiare.
-  un uomo strano disse Cedarquist. - E devo dire che mi piacerebbe poco di averlo alle calcagna.
- Anche a me.
Renzo and a coricarsi anche lui, dovendo levarsi presto la mattina dopo, per prendere il primo battello.
Non riuscirono a partire col primo piroscafo, perch furono trattenuti a testimoniare contro Neuberg. Partirono invece nel pomeriggio, per arrivare a San Francisco il giorno seguente verso sera.
- Torni al tuo albergo? - domand lo zio, salutando il nipote prima di lasciare la stazione. - Vieni a trovarmi domani: vieni a pranzo da me, alle sette.
...
.
...
CAPITOLO 30. MORGAN.
...
.
...
Renzo aveva completamente dimenticato il telegramma spedito a Morgan, direttore della sua azienda, come aveva dimenticato la vaga inquietudine che glielo aveva fatto spedire.
Se ne ricord quando il segretario del "Presidio", al quale aveva reclamato la sua stanza, gli present una busta chiusa.
- C' un telegramma per lei.
- Grazie - disse Renzo prendendolo.
Gli faceva piacere di aver notizie da casa, di sentir dire che tutto andava bene. Non ebbe fretta di aprire il telegramma; lo apr solo quando fu in camera sua.
Apr prima la finestra per lasciare entrare l'aria fresca della notte tempestata di stelle, poi lesse. Il telegramma era molto lungo e non veniva da Morgan.
I suoi avvocati gli comunicavano quanto segue:
Sua ditta compromessa in speculazioni stop Suo telegramma ricevuto da noi in assenza di Morgan che ha abbandonato paese stop Temiamo situazione finanziaria irrimediabile stop Esortiamola ritornare immediatamente
"ANTROBUS HOOPER CLYNES & CO."
Renzo lesse una prima volta la incredibile notizia, poi rilesse il telegramma da cima a fondo. Bench fosse stato spinto a telegrafare dalla vaga inquietudine che il silenzio di Morgan gli aveva causato, quella tegola gli giungeva assolutamente inaspettata. E ora capiva bene che tutte quelle frasi prudenti sulla situazione finanziaria, avrebbero potuto riassumersi in una parola di tre sillabe: rovina.
Era evidente che Morgan aveva fatto delle speculazioni usando il denaro e il credito della ditta, poi quando le cose erano andate male, aveva abbandonato tutto, tagliando la corda.
Renzo corse col pensiero alla banca di San Francisco, presso la quale aveva un conto corrente. I millecinquecento dollari che vi erano depositati, uniti ai pochi che aveva in tasca e ai vestiti che aveva con s, costituivano tutta la sua ricchezza. Millecinquecento dollari rappresentavano all'incirca trecento sterline. Il pensiero della Gina che lo aveva accompagnato in tutto il viaggio di ritorno da Los Angeles predomin ora su tutti gli altri. Aveva fatto tanti bei castelli in aria per il proprio avvenire e per quello della Gina! Gli era sembrato che i due esseri cos onesti, cos innocenti, cos buoni, la Gina e suo padre, gli fossero stati affidati dalla Provvidenza perch avesse cura di loro. E ora senza pi denaro, senza pi nulla, come poteva fare?
Quel che c' di pi terribile negli uomini del tipo di Morgan,  la gran rovina che lasciano dietro di s. Lo speculatore e il magnate delle finanze che perdono tutto, trascinano nella loro caduta uomini che non hanno mai conosciuto, famiglie di cui neppure sospettano l'esistenza. Per questo il loro debito  mostruoso e il loro castigo non pu essere severo abbastanza.
Renzo seduto davanti alla finestra aperta, fissava la baia di San Francisco e la notte buia. L'"Albergo del Presidio"  posto su un'altura, e dalla sua finestra a uno degli ultimi piani Renzo vedeva i lumi di Tiburon, i ferry-boats simili a insetti luminosi che si trascinassero sulle acque della baia, e pi lontano Tamalpais che spiccava contro le stelle.
L'aria calda della notte portava fino a lui il rumore della citt, il suono della musica di qualche sala da ballo; i teatri erano certo affollati a quell'ora, e la vita notturna di una delle pi ricche citt del mondo batteva il suo pieno. Laggi in fondo, nel porto, la Gina e suo padre erano probabilmente seduti nella cabina della "Maria-Teresa", quella nave realmente sfortunata, che fra qualche giorno i creditori di Neuberg avrebbero certo venduto, lasciando senza tetto il vecchio capitano.
Renzo ripens allo zio Bollard. Lo zio gli aveva proposto di rimanere a San Francisco e diventare suo socio, ma non sapeva ancora che egli fosse rovinato. Che accoglienza avrebbe fatto a un parente povero, che il giorno prima era ancora un uomo agiato?
E oltre a ci l'idea di vivere e lavorare con lo zio gli ripugnava. Lo aveva visto troppo accanito nella sua persecuzione di un suo nemico. Pensandoci a mente fredda, Neuberg, con tutta la sua malvagit, sembrava quasi un uomo pi simpatico, in confronto del suo persecutore che lo aveva rovinato per soddisfare un rancore personale. No, non voleva dipendere dallo zio Bollard. Avrebbe cercato di lavorare, avrebbe incaricato i suoi avvocati di sistemare le cose a Londra e avrebbe cercato un'occupazione che bastasse al suo mantenimento e a quello della Gina.
Renzo era giovane, forte e ottimista per natura. Non faceva gran caso della ricchezza e le cose semplici lo avevano sempre attirato pi di tutte le complicazioni di questo mondo; ma non si rendeva affatto conto del terribile compito che s'imponeva mettendosi a cercar lavoro a San Francisco, in una citt in cui non era altro che uno straniero, in una citt di commercio dove tutti fanno alle spinte per farsi largo, dove le condizioni di vita erano molto diverse da quelle che aveva sempre conosciute, e dove il fatto solo di non lavorare con lo zio gli avrebbe procurato una cattiva riputazione. Se il vecchio Bollard non lo prendeva con s, voleva dire che era un buono a nulla: ecco quello che avrebbe detto la gente.
Renzo a questo non ci pensava neppure. Accese una sigaretta e dopo averla fumata gett il mozzicone su San Francisco; richiuse la finestra, e and a letto, dove dorm fino alla mattina il sonno del giusto.
Si alz verso le sette. Dalla sua finestra, mentre si vestiva, vedeva San Francisco e la baia nel loro aspetto mattutino, anche pi affascinante che nello scintillo della notte stellata.
Subito dopo colazione si fece condurre al porto, arrivando un po' dopo le nove alla banchina in cui aveva lasciato ormeggiata la "Maria-Teresa". La goletta era sempre al suo posto, pulita come uno specchio, con una camicetta tesa ad asciugare sul parapetto e un leggero pennacchio di fumo che usciva dal fumaiolo della cambusa.
La colazione a bordo doveva essere finita da un pezzo, e la Gina era certo intenta a lavare i piatti. Renzo rimase un momento fermo sull'orlo dalla banchina, poi mentre stava per alzar la voce, una testa si affacci dal boccaporto della cabina: era la Gina.
Un secondo dopo Renzo era a bordo e si stringeva la ragazza fra le braccia. Non c'era nessuno che li potesse vedere, e del resto non gli sarebbe importato nulla se anche tutta San Francisco avesse assistito al loro incontro. La vista della Gina, dopo tutto quello che era successo, lo confortava pi della luce del sole. Il denaro, l'omicidio, il furto, la menzogna e anche il suo disastro, tutto fu dimenticato, mentre egli la baciava ripetutamente ed ella rideva come una bimba.
Finalmente la Gina lo allontan da s per guardarlo in faccia. Si sarebbe detto che la loro separazione fosse durata dei mesi anzich due giorni soli.
- Vieni gi - disse la ragazza; - il babbo  andato a terra per vedere gli armatori, ma non star molto a tornare.
Quando furono nella cabina, seduti sul vecchio divano, sotto il ritratto della defunta signora Duckers, Renzo cominci il suo racconto.
- Sono rovinato, Gina - le disse. - Poco male, perch si tratta soltanto di una perdita di denaro, ma tuttavia  una seccatura e ho voluto dirtelo subito. Ma poco importa, dopo tutto mi basta di aver te.
- Quando hai finito - disse la Gina sciogliendosi dalle braccia che la tenevano imprigionata - mi racconterai tutto. Rifatti proprio dal principio.
Renzo obbed. Cominci a narrarle tutti gli avvenimenti di quei giorni, dal loro inizio fino alla loro conclusione a Santa Catalina, dove Neuberg era stato consegnato alla polizia.
- L'avevo sempre giudicato un tipaccio - disse la Gina, quando il racconto fu terminato - e credo che anche il babbo la pensi come me per quanto non lo voglia dire. Brontolava anche lui per la sua avarizia, s, ma, tolto questo, non ne ha mai voluto sparlare.
- S,  un delinquente, non c' dubbio. Per, Gina, la persona che proprio non mi va gi  mio zio. Sono anni che perseguita Neuberg. A quanto ho sentito dire, credo che l'avrebbe finanziariamente potuto rovinare chiss quante volte, in tutto questo tempo, ma se ne  sempre astenuto, perch era sicuro che prima o poi Neuberg avrebbe commesso qualche delitto che l'avrebbe mandato in galera. Non ho mai sentito dire e non avevo mai visto una cosa simile. Sembra perfino inumano. Posso capire che un uomo ne uccida un altro in un impeto di collera, ma non posso capire che si possa perseguitare una creatura umana per anni e anni, al solo scopo di vendicarsi. Questa  la ragione per cui sento di non poter lavorare con lui. Come ti ho detto, egli mi ha offerto di diventare suo socio, e la tentazione di accettare  grande; sembra una vera pazzia quella di rifiutare, ma proprio sento che non potrei trovarmi in continuo contatto con lui, pensando quello che penso sul conto suo. Per lavorare con una persona bisogna per lo meno rispettarla.
Gina sospir. Col suo senso pratico della vita, le sembrava pi che un peccato rifiutare l'offerta. Ella non conosceva molto bene il mondo degli affari di San Francisco, ma abbastanza da capire che Renzo da solo, con tutte le sue idee, non sarebbe riuscito tanto facilmente a farsi una strada.
- Pu darsi che abbia qualche ragione, una buona ragione, voglio dire, per odiare tanto Neuberg.
- Forse: ma non ci poteva essere nessuna ragione al mondo che gli permettesse di mangiarselo in quel modo con gli occhi. Dopo la nostra lunga corsa lo trovammo senza cappello, senza scarpe, coi vestiti a brandelli, e questo spettacolo sembr che facesse ringiovanire lo zio. Io lo guardavo mentre si tornava a Santa Catalina, con quel disgraziato disteso in fondo alla barca: se lo divorava con gli occhi, non c' altra parola: faceva spavento a vederlo.
- Sai che in tutto questo tempo non hai detto neppure una parola contro Neuberg? - fece osservare la Gina. - Hai detto soltanto che  un assassino e ora lo compassioni perch era legato. Mi sembri uno di quelli che non pensano mai alla vittima, ma piuttosto all'assassino, compassionandolo per la sua dura sorte. Hai parlato molto peggio di tuo zio che di quel briccone; pure credi a me; se tuo zio l'ha tanto perseguitato vuol dire che se l' meritato. Non puoi cercare di sapere il motivo?
- Come posso fare?
- Domndaglielo.
- Gliel'ho domandato gi.
- E che ti ha detto?
- Nulla;  andato in bestia, e nient'altro. Se avesse avuto un buon motivo non si sarebbe tanto arrabbiato.
- Chiss!
La Gina avrebbe voluto impedirgli con ogni mezzo di commettere la pazzia di rinunziare all'aiuto di uno degli uomini pi potenti di San Francisco. Sospettava che quella rivolta contro Zaccaria Bollard fosse soltanto temporanea e dovuta alla stretta intimit di quegli ultimi giorni. Ma anche in tal caso egli avrebbe danneggiato tutto il suo avvenire, rifiutando impulsivamente ogni offerta di aiuto.
- Chiss - ripet. - Gli uomini sono esseri strani, e in ogni modo non spetta a noi giudicare, specialmente senza saper bene come stanno le cose. Mi devi promettere una cosa, per.
- Che cosa?
- Prima promettimi di fare quello che ti dir.
- Te lo prometto.
- Ebbene, devi far di tutto per sapere il motivo dell'odio che tuo zio ha contro Neuberg.
- Ma... - cominci Renzo.
- Aspetta, non ho finito: mi devi anche promettere di non rifiutare l'offerta di tuo zio, finch non ti sarai accertato se  proprio quel mostro che ti figuri.
- Ma come posso fare?
- Mi dicesti una volta che tuo zio era amico del capitano Matteo Hennessy, capo della Polizia.
-  vero.
- Ebbene, perch non vai dal capitano? Quello  un uomo che conosce tutta San Francisco; l'ho sentito dire spesso dal babbo. Il babbo non ha molta simpatia per i funzionari di polizia, ma  un grande ammiratore del capitano Hennessy.
- Ma non mi conosce - obbiett Renzo. - Non ho nessuna ragione per andarci; sono un estraneo per lui.
- S che ce l'hai!
- Che cosa?
- Una ragione per andarci. Hai dimenticato Sellers?  in prigione, e tu devi parlare in suo favore, perch  pi una vittima che un colpevole, e in ogni modo ha contribuito a fare arrestare Neuberg. Vai a domandare di lui al capitano Hennessy; mentre sei l, gli puoi domandare di tuo zio: se io fossi in te, gli direi proprio come stanno le cose.
Renzo guard la Gina. Avrebbe avuto quasi voglia di ridere, se la cosa non fosse stata cos seria, a udirla parlare in quel modo con l'energia e la dirittura di un uomo. E dopo tutto aveva anche ragione: la cosa migliore da fare, prima di prendere una decisione, era quella di seguire il suo consiglio.
- Hai ragione - le disse - e non voglio tardare a fare come dici. Ti far sapere qualcosa stasera. A che ora torner tuo padre?
- Eccolo - disse la Gina.
Un passo pesante risuon in coperta sopra di loro, poi la scaletta scricchiol e il capitano Duckers comparve sulla cabina.
- Salve! - disse quando vide Renzo. - Da dove viene?
- Dall'aver preso Neuberg. Lo hanno arrestato - disse la Gina.
- L'hanno arrestato, eh? - disse il capitano, sedendosi davanti alla tavola - E dove l'hanno preso? - domand rivolto a Renzo.
- Nell'isola di Santa Catalina.
- Lei l'ha visto arrestare?
- S.
- C'era anche Bollard?
- S.
- Zaccaria Bollard?
- S.
-  suo zio, mi ha detto.
- S.
- E cos Bollard l'ha preso finalmente. Gli ci  voluto un pezzo. Come le dissi, fin da quando mi parl di questa faccenda, Bollard perseguitava Neuberg come una donnola d dietro a un coniglio.
- Un serpente, vuoi dire - interpose la Gina.
- Come ti pare. Bollard dava dietro a Neuberg come un serpente a un coniglio.
- Babbo, non devi dir cos. Neuberg non  un coniglio.
- Sia coniglio o sia lepre poco importa. Fatto sta che  stato inseguito da Bollard, Dio solo sa da quanti anni. Se comprava le azioni di una societ, nove volte su dieci la societ andava in rovina per colpa di Bollard; se comprava un sacco di grano, il prezzo del frumento ribassava subito, per detto e fatto di Bollard. E ora Bollard l'ha preso per la collottola e lo far impiccare. Per me manderei prima sulla forca Zaccaria Bollard che Pippo Neuberg.
-  un fatto che non  una cosa piacevole, per me che sono suo nipote; ma non voglio dir altro finch non ho saputo il vero motivo del suo odio.
- E come far a saperlo?
- Vado a fare una visita al capitano Matteo Hennessy e lo domander a lui.
- Gliel'ho suggerito io - disse la Gina. - E ora non parliamo pi n di Bollard, n di altro, finch non sappiamo la verit. Ci detto accompagn Renzo in coperta.
...
.
...
CAPITOLO 31. IL SEGRETO DELLO ZIO BOLLARD.
...
.
...
Matteo Hennessy, capo degli agenti di polizia del dipartimento di San Francisco, era un uomo di cinquant'anni, trenta dei quali erano stati trascorsi da lui in mezzo alla polizia della sua citt.
Per conseguenza egli non ignorava nulla di San Francisco, e pochissimo dei suoi abitanti. Alto, diritto, senza neppure un capello bianco in testa, sembrava pi un ufficiale dell'esercito che un capo di polizia. Renzo appena giunto alla Polizia gli fece portare il suo biglietto di visita e dopo pochi minuti di attesa fu introdotto nell'ufficio del capitano, il quale era seduto con la penna in mano davanti alla sua scrivania ingombra di carte.
- Entri pure, si accomodi - disse egli, continuando a scrivere.
Un minuto dopo, posata la penna, si rivolse al suo visitatore. - Dica pure, in che cosa posso servirla?
- Sono venuto per due motivi - disse Renzo. - Prima di tutto per parlarle di un certo Sellers, che deve essere qui in prigione.
- C'.
- Si  costituito spontaneamente, non  vero?
- S,  vero.
- Ebbene, io sono la persona venuta dall'Inghilterra per fare delle investigazioni sull'affare Tearle e ho concorso alla cattura di Sellers; ma forse mio zio o il signor Chanen le avranno parlato di me.
- Ah, lei  quel signore che si occupava dell'affare Tearle? No, suo zio non mi aveva fatto il suo nome e neppure Chanen. Mi avevano detto soltanto che c'era un giovanotto inglese che li aiutava. Quand' cos, ho piacere di fare la sua conoscenza. E che cosa mi voleva dire a proposito di Sellers?
- Volevo dirle che secondo me egli  pi che altro una vittima di Neuberg.
- Non c' dubbio.
- Deve essere pi uno sciocco che un criminale, questa  almeno la mia opinione.
- Sono d'accordo con lei. E che altro voleva dirmi su di lui?
- Volevo domandarle se non ci fosse mezzo di venirgli in aiuto.
- In che modo?
- Per farlo uscire di prigione.
- Senza che sconti la pena?
- Appunto.
- Mi ascolti bene, signor Clyde - disse il capitano. - Lei dice che Sellers  pi uno sciocco che un criminale, ma creda a me, che ormai son pratico; gli sciocchi sono pi pericolosi, per la societ, dei criminali, non foss'altro perch sono pi numerosi. Se un uomo commette un reato non vale dire che l'ha commesso perch  uno sciocco; non vale almeno ai nostri occhi. Noi siamo qui per proteggere la societ e la nostra lotta pi dura  proprio contro gli sciocchi. Se potessi fare a modo mio, metterei in prigione chiunque si lascia abbindolare, perch il suo esempio servisse di lezione a tutti gl'imbecilli. Per tornare a Sellers, egli ha commesso un reato e deve scontare la pena. Devo aggiungere che  prontissimo a scontarla.  rientrato in s e desidera espiare. Tutto considerato, credo che non gli daranno pi di un anno di prigione, dopo di che cercheremo di aiutarlo. Gli far avere un posto dove possa rimanere. Neuberg invece verr probabilmente condannato a vita. I suoi avvocati riusciranno con tutta probabilit a salvarlo dalla pena di morte, ma la galera a vita l'avr, si pu esserne certi. E ora sentiamo il secondo motivo della sua visita.
- Il secondo motivo riguarda me personalmente e bisognerebbe che prima le spiegassi come stanno le cose. Temo per di abusare del suo tempo.
- Posso essere a sua disposizione per dieci minuti: dica pure.
- Ebbene, ecco qui. Il signor Bollard  mio zio. Io non l'avevo mai visto prima di venire a San Francisco, ma quando gli raccontai dell'affare di Tearle si offr di aiutarmi a fare arrestare l'assassino. E mi ha aiutato infatti. Tutta la faccenda  stata diretta da lui; non mi sarei mai figurato che un uomo potesse seguirne un altro con tanta animosit; e quel che  peggio, la persecuzione durava da anni.
-  vero.
Ma questo non  tutto. Quando quel disgraziato, che ormai non aveva pi scampo, cadde nelle nostre mani, senza cappello, senza scarpe, sfinito, ridotto in uno stato da far piet, Bollard si freg le mani sghignazzando. Parlo metaforicamente, s'intende; ma insomma si vedeva bene che era contentissimo di vederlo ridotto in quello stato. Piet di lui non ne prov certo.
- Continui - disse il capitano freddamente.
- Ebbene; io sono fatto in un altro modo e non capisco neppure come si possa essere cos. Lo zio non si accorse di ci che mi passava per la mente. Era contento che l'avessi aiutato; e poi son suo nipote. Mi offr perci di rimanere a San Francisco e di diventare suo socio. Sarei ancora in tempo ad accettare l'offerta, ma sento che non mi  possibile. Sento di non poter vivere e lavorare con lui, bench i miei affari in Inghilterra siano andati in malora, da quando sono partito. Sono fidanzato a una ragazza di qui, alla quale ho raccontato tutto, ed ella mi ha suggerito di venire da lei, prima di decidere, a domandarle la verit su mio zio. "Forse", mi ha detto, "tuo zio non  cosi cattivo come credi: cerca di assicurartene."
- Le ragazze hanno molto pi buon senso di certi giovanotti - disse Hennessy. - La conclusione del suo discorso  questa: non le pare che il vecchio Zaccaria Bollard sia degno di averla a collaboratore e viene da me a chiedere informazioni. Ebbene, io le posso dir questo: potr ringraziare Dio se giunto all'et di Zaccaria Bollard, potr dire di essere rimasto un brav'uomo come lui. Vuole che le dica tutta la verit sul conto suo?
- S.
- Vuol sapere la ragione per cui ha perseguitato per tanti anni questo cane di Neuberg e perch sogghign e rise vedendoselo davanti senza scarpe ai piedi? La ragione  questa: Neuberg gli port via l'innamorata.
- L'innamorata?
- Il vecchio Zaccaria non ha l'aria di un uomo che faccia all'amore, eh? Ma non  stato sempre vecchio. Il fatto accadde venticinque anni fa: Zaccaria aveva allora poco pi di quarant'anni, e Neuberg non ne aveva ancora trenta. Io ero da poco nella polizia, e sono l'unica persona in tutta San Francisco che sappia la verit. Ora la dico a lei perch  suo parente, e perch probabilmente se non la sapesse commetterebbe una sciocchezza.
"Zaccaria, dunque, s'innamor di una ragazza chiamata Minna Hackett. Era una ragazza del popolo, che serviva in una trattoria, ma era bellina, seria, e manteneva la madre col suo lavoro. Zaccaria non era ancora milionario, a quei tempi, ma cominciava a farsi strada: non era bello, ma sarebbe stato un buonissimo partito per una ragazza come quella. Cominci a farle la corte e finalmente si fidanzarono. Zaccaria andava a far visita alla vecchia madre, conduceva fuori la ragazza nei giorni di libert; quando la data del matrimonio fu fissata, dette una festa per presentarla agli amici. Neuberg era uno degl'invitati. Era un damerino a quell'epoca, e gran conquistatore di donne anche allora, come  sempre stato. Sapeva affascinarle, e gli riusc di affascinare anche Minna. Sono casi che si dnno. Ha mai visto ipnotizzare una gallina? E cos fece lui con Minna. Pochi giorni dopo la festa, Minna si fece vedere fredda con Zaccaria, disse che si era ingannata sui propri sentimenti. Zaccaria sembrava impazzito, ma che cosa pu fare un uomo quando una donna non vuol pi saperne di lui? Bisogn che si rassegnasse. Allora, per la disperazione, impegn tutto quello che aveva in non so quale speculazione e vinse. Di l cominci la sua fortuna.  una cosa curiosa, non le pare? Da allora ha fatto quattrini a palate. Minna accett la corte di Neuberg, ma egli non la spos, le dette il vizio di bere, di prendere stupefacenti, la tratt in modo veramente crudele, tanto che fin proprio nei bassifondi. E se avesse visto che bella ragazza, che era prima, sana, schietta, e sempre di buon umore! Ma scese sempre pi in basso e fin per gettarsi nell'acqua del porto.
"Io ero all'ufficio di polizia quando l'ambulanza ve la trasport, tutta grondante. La portammo all'ospedale, dove ammal di polmonite, e un giorno ci mandarono a dire che era moribonda e che chiedeva di vedere Zaccaria Bollard. Fui io che andai a prendere Zaccaria.
"La trovammo in letto, tornata bella in quegli ultimi momenti. Aveva chiesto di Zaccaria per domandargli perdono del torto che gli aveva fatto e per dirgli quanti patimenti le era costato il suo errore. Gli raccont come Neuberg l'aveva trattata e Zaccaria, ritto accanto a lei, piangeva come un ragazzo. Dopo che fu morta, a vederla l in quel letto con le braccia incrociate sul petto e il visino magro, sembrava proprio una bimba. "Dio mio, Dio mio, l'ho perduta per sempre!" piangeva Zaccaria in preda alla disperazione.
"Credo che, se essa fosse sopravvissuta, l'avrebbe ripresa con s, perch le voleva bene come prima. Finalmente lo allontanammo di l, e allora chiese di vedere i vestiti della povera morta.
"Gli facemmo vedere quello che aveva indossato e le scarpe che aveva avuto ai piedi, tanto consunte, da non avere pi di scarpe altro che il nome. Lei dice che sghignazz vedendo in che condizioni era ridotto Neuberg. Probabilmente pensava a come aveva rovinato quella povera ragazza. Lo accompagnai a casa, ma avevo paura che fra lui e Neuberg andasse a finir male; perci lo ammonii: "Badiamo di non fare sciocchezze. Me lo deve promettere; mi deve promettere di non andare in cerca di lui". Egli mi rispose: "Dio lo punir. Se lo cercassi, lo dovrei uccidere, e io non sono un assassino. Lo castigher Iddio". E mi pare che abbia avuto ragione - concluse Hennessy. - Ebbene, che cosa pensa ora di lui? Prova ancora avversione per lo zio Bollard?
- Che cosa penso di lui? Mi domandi piuttosto che cosa penso di me stesso. Avrei dovuto sapere che non era cattivo, che non era per lo meno quel demonio che mi sembrava. Prendevo le parti dell'assassino, soltanto perch era l'inseguito.
- Succede spesso.
- E facevo torto a un brav'uomo. Perch mi pare che questa caccia a Neuberg sia l'azione pi bella che egli abbia mai compiuta - disse Renzo alzandosi. - Vado subito a raccontargli tutto e a chiedergli scusa.
- Non lo faccia! - disse Hennessy. - Per l'amor del cielo, non gli dica nulla, e non pronunzi mai davanti a lui il nome di quella ragazza. Accetti l'offerta che le ha fatto e gliene sia grato, perch, se sapr esserne degno, sar la sua fortuna.
...
.
...
FINE.